Il 9 ottobre la Turchia ha dato il via all’operazione Sorgente di Pace nel nord-est della Siria per prendere il controllo del Rojava e allontanare i “terroristi” curdi dal confine, ma i combattimenti nel Paese continuano anche ad ovest. La provincia di Idlib, considerata l’ultima roccaforte dell’opposizione al regime siriano ma diventata rifugio per diverse milizie jihadiste filo-turche, è ancora teatro di scontro. Il presidente siriano Bashar al Assad infatti non ha rinunciato al suo desiderio di riprendere il controllo della provincia e di recente ha lanciato una nuova offensiva contro Idlib. Tra l’1 e il 2 dicembre si sono registrati scontri fra le truppe governative, supportate dalla Russia, e le milizie filo-turche che controllano Idlib e dintorni. In soli due giorni, secondo i dati del Syrian Observatory for Human Rights, cento militari hanno perso la vita nell’offensiva.

L’offensiva su Idlib

A inizio dicembre, l’esercito siriano è riuscito a riprendere il controllo del villaggio di Ijaz, ma ha fallito nel suo progetto di sottrarre all’opposizione anche Suruj, Rasm al-Ward e Istablat. Nonostante il cessate il fuoco raggiunto ad agosto, i combattimenti nell’area non sono mai effettivamente cessati e hanno visto un’escalation negli ultimi mesi. Il 30 novembre le forze dell’opposizione avevano lanciato un’offensiva in risposta agli attacchi condotti nelle settimane precedenti dall’esercito siriano, riuscendo a riprendere il controllo di diverse città. Damasco aveva risposto muovendosi verso Hawaija, nel nordest di Hama, ma l’avanzata delle truppe era stata respinta a Tell Dam, nella zona est di Idlib.

Idlib non è l’unica linea lungo la quale l’esercito siriano cerca di avanzare. Assad ha anche rafforzato le postazioni nella parte più ad ovest della Siria, verso Latakia, e ha stanziato parte delle truppe nella zona di Kobane dove sono in corso pattugliamenti congiunti turco-russi. Nel breve periodo, uno degli obiettivi della nuova offensiva lanciata dal presidente siriano è riprendere il controllo dell’autostrada M5 che collega Aleppo e la capitale Damasco: la strada sarebbe dovuta tornare percorribile già da mesi, secondo quanto era stato stabilito dall’accordo di Sochi del 2018. Ad oggi però questa importante arteria autostradale è ancora bloccata, mentre parte della M4, prosecuzione della M5 e via di collegamento tra Aleppo e l’Iraq, è attualmente in mano turca.

Le vittime civili

A pagare le conseguenze di questa nuova escalation non sono solo i militari siriani o i jihadisti che controllano Idlib. La provincia ospita 3 milioni di persone costrette in questi otto anni di guerra a lasciare la propria casa in cerca di sicurezza e proprio i civili sono ancora una volta vittime delle offensive militari lanciate da entrambe le parti. Nei primi giorni di dicembre, l’aviazione russa ha colpito anche un mercato a Maarat al Numan, uccidendo almeno nove persone e aumentando così il numero di civili uccisi nei bombardamenti. Secondo quanto affermato dai White Helmets che operano a Idlib, nell’attacco sono rimaste ferite 18 persone e un’altra avrebbe perso la vita a Saraqeb. Dall’inizio del conflitto sono milioni i civili che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e centinaia di migliaia hanno perso la vita nei combattimenti.

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