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Mentre nella città di Kherson ci si sta preparando a vivere alcuni dei giorni più tesi da quando è iniziata la guerra, con i cittadini che da giorni hanno iniziato ad avvertire i rumori della battaglia sempre più intensi e vicini, a livello politico questo pomeriggio a tenere banco sono state le conversazioni telefoniche tra il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, e gli omologhi di Francia, Turchia e Gran Bretagna. Rispettivamente, si tratta di Sebastien Lecornu, Hulusi Akar e Ben Wallace.

Secondo quanto reso noto da Mosca, Shoigu avrebbe avvertito i suoi interlocutori della possibilità che Kiev usi una cosiddetta “bomba sporca“. Una provocazione cioè da attuare con un ordigno convenzionale contenente materiali radioattivi.

La telefonata tra Shoigu e i ministri della Difesa di Gran Bretagna, Francia e Turchia

Il termine bomba sporca sta riecheggiando in queste ore in tutte le cancellerie europee. Shoigu l’ha usato con tutti e tre i suoi colleghi sentiti nel giro di poche ore in questa domenica. “Il ministro – si legge nella nota del ministero della Difesa russo a proposito della conversazione con Lecornu- ha espresso al collega francese le sue preoccupazioni sulla possibilità di provocazioni da parte dell’Ucraina con l’uso di una bomba sporca”.

Secondo Shoigu cioè, Kiev sarebbe pronta ad alzare il tiro e a creare quell’incidente in grado di far accendere ulteriormente il conflitto. “La telefonata – prosegue infatti il comunicato del ministero – si è concentrata sull’Ucraina, dove la situazione ha una costante tendenza verso un’ulteriore e incontrollabile escalation”. Analoghe parole sono state utilizzate con Wallace e Akara. Shoigu ha quindi voluto lanciare alle controparti una sorta di avvertimento. Quasi un ultimo avviso volto a mettere in guardia delle presunte reali intenzioni di Kiev.

Londra: “Kiev non prepara alcuna bomba sporca”. Zelensky: “Mondo reagisca”

Da Kiev non si sono fatte attendere le smentite a quanto dichiarato da Shoigu. Il primo a replicare è stato Mykhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Cosa abbiamo già sentito dalla Russia? Una bugia sul nazismo, sullo sviluppo delle armi nucleari e sui piccioni combattenti – ha scritto su Twitter – Cosa stiamo ascoltando ora? “Bomba sporca”, “far saltare in aria la diga”. È anche questa una bugia. Non esiste una bomba sporca. Solo sporchi tentativi di giustificare il genocidio con una nuovo falsità”.

Ma in tarda serata è stato lo stesso Zelensky a prendere posizione sulla vicenda. “Se la Russia chiama e dice che l’Ucraina starebbe preparando qualcosa, questo significa solo una cosa: che la Russia l’ha già preparata. Credo che il mondo debba reagire il più duramente possibile”, ha dichiarato il presidente ucraino su Telegram. “Una nuova tappa nell’escalation – ha aggiunti – deve vedere ora, in modo preventivo e prima di una delle sue nuove malefatte, che il mondo non l’accetterà”.

Le smentite sono arrivate anche da Londra. “Il ministro della Difesa Wallace – si legge in un comunicato diffuso dal governo del Regno Unito ha respinto le affermazioni relative a una bomba sporca di Kiev e ha avvertito che tali accuse non devono servire come pretesto a un’ulteriore escalation”.

Cosa sta accadendo a Kherson

Sul campo, l’attenzione è puntata soprattutto sull’oblast di Kherson. Come ultima testimonianza dell’approssimarsi della battaglia tra russi e ucraini per l’unico capoluogo in mano a Mosca, è arrivata nelle scorse ore la notizia di un totale blackout delle comunicazioni. A renderlo noto sono state le forze di Kiev, secondo cui i russi avrebbero messo fuori uso la linea internet per isolare Kherson in vista della controffensiva ucraina.

Per la verità non sarebbe la prima volta di un blackout del genere. A maggio per almeno tre giorni i cittadini di Kherson non hanno avuto accesso alla rete. Secondo fonti ucraine e occidentali, in quel caso Mosca aveva staccato internet per poter agganciare le infrastrutture di rete alla propria linea. Una sorta di “annessione informatica” sopraggiunta ben prima di quella politica, proclamata dal Cremlino (e non riconosciuta a livello internazionale) il 30 settembre.

Oggi il motivo del distacco dalla linea internet delle varie utenze cittadine sarebbe dato dalla volontà russa di evitare di far uscire o entrare ogni informazione da Kherson. A spiegarlo è stato, in una nota diramata dal Kyiv Independent, il “Centro di resistenza nazionale delle forze armate ucraine”. “Le truppe russe – si legge – stanno smantellando gli equipaggiamenti di telecomunicazione nel tentativo di impedire alla resistenza di condividere informazioni con il resto dell’Ucraina durante la controffensiva”.

Questa almeno la versione da parte di Kiev. Non è un mistero del resto che a Kherson operino molte cellule ucraine, rimaste in città e nella regione circostante dopo l’arrivo dei russi a marzo per spianare la strada alla futura controffensiva. Si tratta di gruppi, nella maggior parte dei casi affibbiati all’Sbu ucraino, che operano anche grazie allo scambio di video, immagini e informazioni sui social e sulle varie chat. Da Mosca non sono arrivati invece commenti a riguardo.

Ucraini in avanzata

Intanto sul campo il fronte sembra muoversi. Lo stato maggiore dell’esercito ucraino in questa domenica pomeriggio ha reso noto il ritiro delle forze russe dalle località di Charivne e Chkalove. Piccoli villaggi, ma significativi a livello strategico in quanto situati nella parte settentrionale dell’oblast di Kherson e dunque nel quadrante in cui lo scorso 4 ottobre gli ucraini sono per la prima volta riusciti a sfondare le linee difensive russe. Non è stato specificato se i soldati di Kiev abbiano o meno già ripreso in mano le località da cui Mosca si è ritirata, tuttavia la nota dello stato maggiore sembra confermare un lento ma significativo e continuo spostamento del fronte verso la periferia di Kherson, distante adesso poco più di 100 km.

Sul lato russo del fronte, stanno continuando anche in queste ore le evacuazioni dei civili verso la Crimea e i territori della federazione. Così come dichiarato nei giorni scorsi dal governatore pro Mosca della regione, Volodymyr Saldo, almeno sessantamila civili devono essere evacuati per via del “deterioramento delle condizioni di sicurezza”. Ieri è arrivato un altro appello sempre da parte degli amministratori filorussi: “I civili lascino immediatamente la città di Kherson, dove la situazione militare si fa sempre più tesa – si legge su un canale dell’amministrazione nominata da Mosca – Tutti i civili di Kherson devono immediatamente lasciare la città e recarsi sulla riva orientale del fiume Dnipro”.

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