Scale adagiate sui palazzi, incursori che entrano dai piani più alti degli edifici, un po’ come quando un tempo una battaglia si decideva con le conquiste delle torri del castello. Le immagini di questi giorni provenienti da Mariupol appaiono non così dissimili da quelle viste in epoca medievale. Questo perché la battaglia per la conquista della città portuale affacciata sull’Azov si sta svolgendo con tattiche e metodi di altre ere e di altri secoli. Qui droni, armi di precisione e satelliti appaiono secondari. Da una parte e dall’altra è la lotta corpo a corpo per un singolo edificio o per una singola strada a decidere le sorti dello scontro. Un balzo all’indietro che per i cittadini di Mariupol ha poco di romantico e molto di distruttivo.

La sfida corpo a corpo tra ceceni e nazionalisti

La città portuale si è trovata, a livello militare, nel bel mezzo di una sorta di “tempesta perfetta“. Strategica per entrambe le parti, sia per i russi che per gli ucraini, sia da Mosca che da Kiev hanno mandato in avanscoperta non direttamente i propri uomini ma le milizie alleate. Sul campo non si stanno dando battaglia i due eserciti. Dalla parte del Cremlino, al contrario, ci sono i combattenti separatisti di Donetsk e soprattutto i guerriglieri ceceni guidati da Khadyrov. Dall’altra parte invece ci sono gli uomini del Battaglione Azov, nato nel 2014 come milizia paramilitare ultra nazionalista e poi integrato successivamente nell’esercito ucraino. Gruppi e milizie che, rispetto agli eserciti regolari, hanno maggiore dimestichezza nella battaglia casa per casa e nella guerra urbana. Separatisti e membri dell’Azov del resto è da quasi dieci anni che si studiano a vicenda. Nel 2014 i filorussi di Donetsk avevano messo gli scarponi su Mariupol, salvo poi essere respinti grazie anche al primo corpo a corpo con il Battaglione nazionalista. Sia il primo che il secondo gruppo sanno bene come attuare la guerriglia urbana e come trarne vantaggio da essa. I ceceni dal canto loro hanno maturato una vasta esperienza nelle guerre combattute a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 a casa loro.


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Sanno ad esempio, come scritto da Gianluca Di Feo su Repubblica, che se c’è un edificio da conquistare, non bisogna mai entrare dal portone principale. Troverebbero davanti a loro nemici pronti a respingerli. Ecco quindi perché su Telegram corrono video in cui si vedono combattenti ceceni fissare solitamente o al terzo o al quarto piano delle lunghe scale di legno ed entrare da qui negli edifici. Una volta all’interno, i miliziani avanzano lentamente per evitare possibili ordigni nascosti sul pavimento. Poi, pianerottolo dopo pianerottolo, si assicurano la conquista del palazzo neutralizzando i nemici.

Mariupol, soprattutto in periferia, è caratterizzata dalla presenza di alti edifici residenziali, ciascuno dei quali può dare un’ampia visuale e un ampio controllo del fuoco sulle zone circostanti. Per questo è importante prenderli. I civili vivono oramai nei rifugi, in superficie non è rimasto nessuno. Dunque quello che era un palazzo residenziale oppure un istituto scolastico o un centro direzionale, da una parte o dall’altra è diventato soltanto un obiettivo militare strategico.

I ceceni armati di scale provano ad assaltarli, gli ucraini dell’Azov provano a difenderli. A volte il destino di una zona di Mariupol dipende da combattimenti concentrati sull’area di un pianerottolo o di un terrazzo. Se si conquista un palazzo si conquista di fatto una torre di guardia. Lì si piazzano i cecchini e ogni soldato nemico non può più passare. L’attacco o la difesa di Mariupol sta andando avanti così. Edificio per edificio, strada per strada, via dopo via. Come nel più classico degli assedi di un tempo, quando ancora sui campi di battaglia non c’era molto spazio per la tecnologia.

La situazione in città

Mariupol è tecnicamente caduta in mano russa. Vero che russi e filorussi non la controllano per intero, ma è altrettanto vero che gli ucraini non hanno più alcuna possibilità di difenderla. Le linee dell’esercito ucraine sono lontane oramai, le truppe di Mosca hanno creato una fascia di sicurezza attorno Mariupol di oltre 50 km verso l’interno dell’oblast di Donetsk e Zaporizhzhia, mentre la costa è interamente in mano russa fino alla Crimea e a Kherson. Impossibile per il Battaglione Azov ricevere rifornimenti. Per questo la Russia aveva proposto nei giorni scorsi un ultimatum: cessate il fuoco e resa in cambio di un lasciapassare. Ma da Kiev la proposta è stata respinta, anche perché comunque dalla capitale ucraina gli ordini verso Mariupol non hanno molta eco. Qui gli uomini dell’Azov si stanno muovendo oramai in autonomia e stanno applicando il loro modus operandi: ossia, combattere fino all’ultimo uomo ma mai arrendersi. La battaglia quindi va avanti.

Russi (e filorussi) controllano l’intera periferia di Mariupol. A ovest hanno conquistato l’aeroporto e si sono spinti fino alla prima linea urbana di questa parte della città. Diversi isolati e diverse vie principali di accesso verso il centro sono nelle loro mani. Ad est nell’ultimo fine settimana i ceceni hanno preso l’acciaieria Azovstal e controllano le rive del fiume Kalmius che divide in due la città. Scrutando le ultime mappe aggiornate sulla situazione militare, è possibile ipotizzare il tentativo russo/ceceno di dividere in più parti la sacca del territorio urbano in mano agli ucraini. Da ovest si avanza, casa per casa, dal quartiere di Zhovtnevyi, mentre da est dalle rive del Kalmius e dall’acciaieria. Due avanzate convergenti verso il “corridoio” dell’Exstrim Park, uno dei parchi urbani più grandi di Mariupol, ancora in mano agli ucraini.

Presa questa zona, gli ucraini presenti nei quartieri settentrionali di Mariupol non potranno più comunicare con quelli presenti nel centro storico. Una divisione in sacche già vista in Siria varie volte, lì dove i russi hanno aiutato le truppe locali a riprendere in mano le principali città. Una tattica che ha funzionato ma che, senza rese avversarie, richiederà ancora tempo e devastazione prima della fine della battaglia.

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