“In otto anni di guerra, i bambini siriani sono stati vittime di una costante violazione dei loro diritti: sono stati uccisi, mutilati, feriti, resi orfani a causa delle violenze perpetrate dalle parti belligeranti”. Recita così l’ultimo report pubblicato a gennaio dalla Commissione d’inchiesta della Nazioni Unite che si concentra sugli effetti del conflitto siriano sui bambini.

I segni che la guerra ha lasciato sui loro corpi sono sicuramente i più evidenti, ma non gli unici. Il report infatti evidenzia come molti bambini abbiano gravi problemi psicologici a causa degli eventi traumatici vissuti e delle condizioni di vita in cui tuttora versano, senza che vi sia nell’immediato futuro alcuna prospettiva di miglioramento. In questi otto anni di guerra, i bambini sono stati costretti ad assistere alla morte di persone care, sono stati vittime di violenze psicologiche, torture, detenzioni ingiustificate, hanno dovuto lasciare la propria casa in cerca di salvezza, ritrovandosi a vivere per la maggior parte dei casi per strada o in campi profughi. Alla base del report ci sono 5mila interviste raccolte dalla Commissione e che hanno permesso di scoprire che molti bambini “soffrono di gravi problemi legati al sonno, si sentono costantemente in pericolo, abbandonati, provano rabbia e frustrazione, oltre ad aver maturato un sentimento di vendetta”.

Un altro punto su cui il lavoro della Commissione si sofferma riguarda i figli dei combattenti stranieri dell’Isis che si trovano ancora nei campi profughi in attesa di essere rimpatriati. Secondo l’Onu, circa 28mila bambini, di cui 20 mila provenienti dall’Iraq, vivono in queste strutture in condizioni particolarmente precarie e non adatte alla loro giovane età, correndo il rischio di finire vittime di abusi e violenze.

Morti e sfollati

Ma c’è un altro dato altrettanto allarmante che riguarda i bambini siriani: secondo quanto dichiarato dalla direttrice dell’emergenza in Siria di Save the Children, da dicembre ad oggi ogni giorno un bambino ha perso la vita nella zona di Idlib a causa dei continui scontri tra le forze governative e le milizie che controllano l’enclave. Basta considerare che dal 10 al 20 gennaio ben 13 minori sono morti nella regione nonostante il cessate il fuoco raggiunto tra le parti il 12 gennaio. A causare questo elevato numero di morti tra i bambini e più in generale tra i civili che risiedono in questa area sono stati gli attacchi portati avanti contro scuole, ospedali e altre strutture non militari che secondo le leggi internazionali dovrebbero essere risparmiate. Ma che invece finiscono fin troppo spesso nel mirino delle forze belligeranti, incuranti dell’identità o dell’età delle persone che colpiscono.

Il numero di minori morti durante la guerra purtroppo continuerà ad aumentare anche a causa delle condizioni precarie in cui gli sfollati sono costretti a vivere nei campi profughi. Come sottolinea sempre Save the Children, le temperature rigide dell’inverno e le piogge abbondanti stanno mettendo a dura prova le famiglie sfollate e di recente 12 campi sono stati inondati, rendendo ancora più critica una situazione già difficilmente gestibile. Intanto il numero di persone che abbandonano le loro case per cercare riparo dai combattimenti continua a salire dopo aver toccato il picco dei 300 mila a dicembre del 2019.

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