È una delle notizie forse più importanti nell’ambito della guerra in Siria, anche se passata sotto silenzio: l’esercito siriano ed i curdi del SDF sono riusciti nella giornata di mercoledì a ‘tagliare’ la Castillo Road, ossia la tangenziale di Aleppo, e forse questo episodio è quello che nei mesi prossimi può dare la svolta decisiva per la conquista dell’ex capitale economica siriana e quindi in generale per tutto il conflitto nel paese asiatico.Con questa nuova ed importante conquista, adesso la bilancia su Aleppo pende maggiormente a favore di Assad e dei suoi alleati, mentre i terroristi di Al Nusra ed i membri del FSA (Freedom Syrian Army) sono costretti sulla difensiva; lo scenario sopra descritto, si sta attuando nella zona nord della più importante città del nord della Siria: qui dal 2012 i nemici del governo centrale siriano sono sempre stati in costante avanzata, ma mai sono riusciti a strappare tutti i quartieri alle forze fedeli a Damasco e proprio qui sorge Sheikh Maqsoud, il quartiere curdo di Aleppo, il quale si dipana dal centro fino alla Castillo Road all’altezza dello Youth Housing Complex. I curdi già sul finire del 2012, si sono organizzati ed hanno posto le bandiere del SDF, ossia della forza che sta avanzando in tutto il nord della Siria e che sta piantando le basi di fatto per la regione autonoma curda della Rojava. A nord della metropoli siriana poi, le uniche presenze dell’esercito regolare siriano sono state per tre anni soltanto quelle delle enclavi sciite di Nubl e Zahraa, mentre al centro ed al sud di Aleppo le forze fedeli ad Assad hanno iniziato a subire l’assedio dei terroristi di Al Nusra.La svolta di queste ore, è frutto di una lenta ma costante avanzata dell’esercito della Repubblica Araba, che ha portato sul finire del 2015 alla riconquista di molte zone rurali ad est del centro ed alla zona industriale di Sheikh Najjar; poi l’intervento russo iniziato nello scorso mese di settembre, ha permesso l’accelerazione del piano di riconquista definitiva di Aleppo, con conseguenze ben prevedibili all’interno dell’intero scacchiere siriano. Prima l’avanzata ad est e la fine dell’assedio presso la base di Kuweyres grazie all’ausilio delle Tiger Forces, le note squadre d’elite dell’esercito, quindi la messa in sicurezza della strada tra Ithriya e Khanaser, l’unica che permette di raggiungere, tramite Salamiyah, la zona di Homs e quindi l’autostrada M5 che porta a Damasco, infine la grande offensiva nella zona nord di Aleppo che ha portato agli avvenimenti delle scorse ore. Che qualcosa stesse cambiando nello scenario della seconda città siriana, lo si è capito nelle settimane scorse quando l’esercito di Assad ha iniziato a premere sulle Mallah Farms e soprattutto presso il quartiere di Handarat, una volta campo profughi palestinese; con la conquista di queste due zone, le forze di Damasco hanno quindi iniziato a premere sulla Castillo Road, mettendo in fuga centinaia di terroristi.La svolta si è avuta quando, oltre alla conquista di parte della tangenziale da parte dell’esercito, si è avuta un’offensiva di Al Nusra presso il quartiere curdo di Sheikh Maqsoud, con gli uomini del SDF che non solo sono riusciti a respingere tale sortita, ma hanno addirittura guadagnato terreno conquistando lo Youth Housing Complex e raggiungendo di fatto l’esercito regolare, tagliando le linee di rifornimento terroriste.La zona nord di Aleppo in mano ad Assad, adesso è unita a quella che mai ha ceduto le sue posizioni già ai tempi in cui, nell’estate del 2012, la metropoli siriana sembrava dovesse cadere interamente da un momento all’altro; in poche parole, da forza assediata, adesso l’esercito siriano è forza assediante, ad Aleppo i quartieri in mano ribelle sono delle vere e proprie ‘sacche’ in un contesto nel quale Damasco controlla gran parte del territorio. Questo sta già avendo importanti conseguenze da un punto di vista umanitario, visto che la Russia ha annunciato l’inizio da questo giovedì di un importante piano di aiuti alla popolazione favorito dalla messa in sicurezza della Castillo Road e dal più facile accesso alla città oggi raggiungibile anche da est; mentre si starebbe studiando un piano di evacuazione dei civili intrappolati nelle sacche in mano ai terroristi, medici e volontari stanno già distribuendo viveri e medicinali nella parte nord di Aleppo.Da un punto di vista politico e militare, come detto sopra, si è ad una svolta: la riconquista definitiva di Aleppo è soltanto questione di tempo, la resistenza ribelle può spegnersi in poche settimane così come durare ancora anni (come sta accadendo nel Ghouta, ad est di Damasco), ma la seconda città siriana può considerarsi come in gran parte fedele ad Assad. Il presidente siriano, sul tavolo dei negoziati, può esibire il controllo di gran parte dei territori delle tre città più importanti, ossia Damasco, Aleppo ed Homs, oltre che di Latakia, del porto di Tartus, di Palmyra e di Deir Ezzor; il suo esercito riacquista fiducia e morale, senza contare che le Tiger Force, capaci di riprendere la zona est di Aleppo, Palmyra ed impiegate anche in queste ore nell’operazione avvenuta a nord della metropoli siriana, possono essere dislocate in altre zone del paese, lì dove lo stallo regna da mesi e già in molti ipotizzano un loro utilizzo tra Latakia ed Idlib, dove le posizioni delle forze in campo sono ferme da diverso tempo.La guerra siriana, che ha superato i cinque anni oramai, è apparse nelle ultime settimane in una fase di stallo, con tutte le parti in causa impossibilitate a prendere l’intero paese; ma adesso, la svolta ad Aleppo apre nuovi scenari anche se, pur tuttavia, se il conflitto dovesse risolversi solo per via militare dovremmo aspettarci ancora almeno due o tre anni di combattimenti. L’ISIS è in ritirata, ma ancora ha un vasto territorio nelle sue mani, Assad è in avanzata ma il suo esercito non può sconfiggere tutti i terroristi nel giro di pochi mesi, Al Nusra ed il FSA controllano soltanto oramai la provincia di Idlib ed una sacca di Aleppo, ma non vogliono arrendersi.Dunque, specie per i rinnovati rapporti tra Ankara e Mosca e dopo gli accordi USA – Russia sulla Siria, forse in tanti hanno intuito la necessità di trovare una via diplomatica al conflitto; ma di certo, dopo l’avanzata su Aleppo, a fare la voce grossa questa volta può essere soltanto il presidente Assad.

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