Uno dei primi elementi che ha fatto intuire ai siriani di essere sprofondati nell’abisso della guerra, è stato il mancato collegamento tra le due città principali: nei primi mesi del 2012, Damasco ed Aleppo sono diventate improvvisamente distanti, né l’autostrada internazionale M5 e né la ferrovia hanno più potuto permettere i collegamenti tra le due metropoli. I primi scontri, i primi sabotaggi, le prime trincee e le prime lotte interne al paese hanno provocato danni alle infrastrutture, così come gravi pericoli da affrontare per chi si voleva avventurare in questo viaggio; il risultato è stato, da un lato, una forte impressione per l’intera popolazione, dall’altro evidenti problemi tanto per i commerci civili quanto per i rifornimenti da donare a soldati e truppe dell’esercito impegnate in guerra. In parole povere, è venuta a mancare la quotidianità: è come se in Italia diventi impossibile raggiungere Milano da Roma via terra, la normalità per un paese viene meno e lo stato di guerra prende il sopravvento.

Il primo ripristino dei collegamenti terrestri tra Damasco ed Aleppo

L’arteria vitale della Siria, quell’autostrada M5 che unisce Aleppo con la capitale passando per Hama ed Homs, è stata tranciata nelle prime fasi di guerra; la sua utilizzazione è diventata impossibile nella provincia di Idlib, mentre in quella di Homs in più parti tra il 2012 ed il 2013 è risultata essere esposta al fuoco dei miliziani islamisti. Pur tuttavia, nell’estate del 2013 alcune condizioni sono iniziate a mutare: l’assedio di Damasco era finito, con i ribelli costretti a rintanarsi nelle ‘sacche’ del Ghouta, diverse città nei pressi di Homs sono state riprese dall’esercito, dunque la M5 ha ricominciato ad essere nuovamente in parte praticabile; pur tuttavia, collegare la capitale con Aleppo via terra è apparsa autentica chimera anche in quei mesi dove Assad dava l’idea di poter riprendere in mano la situazione.

Una svolta è arrivata nel 2014: la riconquista di Homs, ha liberato buona parte della M5 tra Damasco e la terza città siriana, restituendo ai cittadini della parte centrale della Siria un primo cenno di normalità; il governo siriano, assieme ai vertici militari, ha in quei mesi però studiato un modo per far tornare nuovamente collegate via terra le due metropoli principali del paese. Questa impresa è stata subito considerata importante non soltanto sotto un profilo meramente civile, ma anche militare: poter continuare ad assicurare rifornimenti alle truppe governative impegnate a resistere agli assalti islamisti ad Aleppo, era infatti vitale per evitare che la città potesse cadere definitivamente in mano nemica. Ecco perché gli sforzi si sono concentrati nella conquista di piccole località ad est di Hama ed a sud di Aleppo, strategiche per poter creare piccoli corridoi adatti a riattivare i collegamenti tra il nord del paese e Damasco.

L’importanza assunta dalla strada tra Itriya – Khanasser

La guerra è capace di trasformare anche la stessa geografia di un territorio; una strada che in tempo di pace è periferica, appare come una vera e propria lingua d’asfalto in mezzo al deserto attraversata giornalmente da poche automobili e pochi mezzi, è diventata durante questi ultimi anni di conflitto la più importante arteria della Siria. La conquista di Safirah, a sud di Aleppo, l’avanzata da nord dalle campagne orientali della provincia di Hama, ha fatto sì che le località di Khanasser ed Itriya siano improvvisamente diventate teste di ponte delle ‘nuova’ strada in grado di collegare la capitale con la più importante metropoli del nord; dal 2014 in poi, mezzi militari ma anche camion civili con aiuti umanitari e quant’altro, hanno percorso questa arteria permettendo un collegamento via terra tra Aleppo e Damasco. Da Itriya infatti, posizionata ad est di Hama, si scende verso Homs e, da lì, si giunge al tratto della M5 controllato dall’esercito siriano.

Per la prima volta dal 2012 raggiungere Aleppo da Damasco non è più pericoloso

Questa strada però, è sempre apparsa molto pericolosa: essa non solo si è dimostrata come una piccola lingua d’asfalto nel cuore del deserto, ma di fatto ha rappresentato una vera e propria enclave governativa con ai lati i miliziani jihadisti. Salendo da Itriya, sulla sinistra si trovavano le guarnigioni di Al Nusra e dei miliziani islamisti ex FSA, mentre sulla destra apparivano le trincee con le bandiere nere dell’ISIS; migliaia di soldati siriani hanno giornalmente difeso questa striscia di terra, l’unica in grado di ridare vita ai collegamenti tra le principali città siriane. Spesso, tra le altre cose, la strada doveva essere chiusa ed interrotta per via degli attacchi provenienti sia da Al Nusra che dall’ISIS; tanti camionisti, nel tempo, si sono rifiutati di trasportare merce tra Aleppo e Damasco proprio per motivi di sicurezza.

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La situazione è cambiata a partire da questa estate: l’avanzata siriana nel deserto, ha eliminato l’ISIS dal centro del paese, con le bandiere nere del califfato oramai del tutto allontanate dalla strada e con i siriani che non hanno più avuto l’esigenza di continuare a schierare in sua difesa migliaia di solati. In questi mesi, l’unica fronte di preoccupazione è rimasta quella degli ex del fronte al Nusra; l’offensiva governativa su Abu Duhur e le operazioni ancora in corso in queste ore, hanno avuto come risultato anche quello di respingere definitivamente gli islamisti dalla Itriya – Khanasser. Oramai le trincee ed i fronti sono lontani da questa striscia di asfalto, adesso per i siriani tornare a raggiungere Aleppo da Damasco può tornare ad essere una normale routine quotidiana; la strada sopra citata è stretta, non è la M5 utilizzata in tempo di pace, pur tuttavia è un primo passo: da oggi, le due città siriane sono tornate ad essere collegate e, anche se la guerra prosegue, la normalità potrebbe prendere da queste parti il definitivo sopravvento sul conflitto.

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