La guerra nella provincia di Idlib negli ultimi anni ha avuto sempre un andamento altalenante: a volte per interi mesi il fronte sembra quasi immobile, “tutelato” dalle intese tra Russia e Turchia, poi all’improvviso la battaglia torna ad infuocarsi. Ed è quello che sta accadendo in queste ore. Il primo sintomo di nuove micce pronte a innescarsi nell’ultima fetta di territorio fuori dal controllo del governo siriano ha riguardato la smobilitazione da parte turca dei posti di guardia a sud di Idlib. Negli ultimi giorni a riaccendere definitivamente gli animi sono stati i bombardamenti russi effettuati a sud e a nord della M4, l’autostrada che secondo gli accordi di marzo tra Mosca e Ankara dovrebbe fungere da nuova linea del confine della guerra.

I nuovi bombardamenti russi ad Idlib

Nei giorni in cui i turchi smobilitavano dal fronte sud della provincia siriana, russi e siriani tornavano a bombardare la campagna a sud di Idlib, strategica cittadina tornata nelle mani di Assad lo scorso anno. I nuovi raid hanno preso di mira i gruppi islamisti presenti nell’area e che controllano il fazzoletto di terra che va dalla cittadina di Maarat Al Numan all’autostrada M4. Incursioni che probabilmente stanno preparando la strada a una nuova offensiva di terra da parte dell’esercito siriano. L’area a sud della M4, secondo gli accordi presi tra Russia e Turchia, dovrebbe tornare nelle mani di Damasco e per questo i soldati turchi hanno preferito fare le valigie ed eliminare i checkpoint. Nuovi bombardamenti e nuovi raid nella zona quindi non hanno rappresentato una sorpresa.

Diverso invece il discorso per la parte settentrionale della provincia di Idlib. Qui il controllo è nelle mani delle fazioni filo Ankara, addestrate, finanziate ed armate dalla Turchia. Erdogan considera questa zona oramai quasi come un dipartimento diretto dal governo turco. Eppure i bombardamenti russi nelle ultime ore si sono intensificati anche qui. Un raid in particolare ha preso di mira duramente il gruppo denominato “Sham Legion“. Del bombardamento si è avuta notizia nella giornata di lunedì: tutto è avvenuto nella cittadina di Kafr Takharim, dove era in corso l’addestramento di almeno 200 uomini della fazione filo turca in questione. Mentre era in corso una parata organizzata all’interno di una struttura usata dai combattenti, l’aviazione russa ha aperto il fuoco uccidendo almeno 150 miliziani. Alcune immagini girate poco dopo sui social hanno confermato lo strike russo, in alcune si vede la parata ancora in corso mentre gli aerei di Mosca prendevano il mirino. Per i filo turchi si tratta di uno dei colpi più gravi subiti dall’inizio della guerra.

Fazioni filo turche nel mirino

Il raid di Idlib ha fatto il pari con un’altra azione coordinata sempre dall’aviazione di Mosca. Tra sabato e domenica infatti altri bombardamenti sono stati segnalati nella zona di Jarabulus. Questa volta dunque al di fuori della provincia di Idlib e all’interno della parte della provincia di Aleppo controllata dalle fazioni filo turche dell’Fsa dall’estate 2016, da quando cioè Ankara ha lanciato l’operazione “Scudo nell’Eufrate“. L’aviazione russa ha colpito le raffinerie della zona, provocando quindi danni molto consistenti soprattutto a livello economico. Con il petrolio raffinato a Jarabulus, le milizie sostenevano infatti buona parte dell’economia locale. Così come fatto notare da diversi analisti siriani, adesso Ankara è costretta a intervenire in modo più consistente con propri fondi per evitare il collasso di questa parte della provincia di Aleppo.

Avvertimento di Mosca ad Ankara?

Due episodi, quelli di Idlib e Jarabulus, in cui di fatto la Russia ha incalzato gli interessi turchi nell’area. Secondo il giornalista e analista tedesco Julian Ropcke, ci si troverebbe di fronte a una vera e propria dichiarazione di guerra di Mosca nei confronti di Ankara. Presto per dire in realtà se si è o meno alla vigilia di una nuova escalation tra i due Paesi a Idlib, tuttavia da parte del Cremlino è apparsa palese l’intenzione quanto meno di lanciare degli avvertimenti alla controparte turca. E i motivi potrebbero non essere così slegati dalla guerra in corso nel Nagorno Karabakh. Qui l’azione turca, a sostegno dell’esercito dell’Azerbaigian contro quello dei filo armeni della Repubblica dell’Artsakh, sta rischiando di mettere in discussione l’influenza russa nel Caucaso meridionale. Possibile quindi che da Mosca si voglia aprire un secondo fronte per mettere pressione alla Turchia e costringere Erdogan a controllare entrambi i fronti ed entrambi i dossier. Occorre adesso capire quale tipo di reazione metterà in campo Ankara.

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