Attacchi informatici contro i siti governativi taiwanesi, navi e aerei militari cinesi che attraversano la linea mediana dello Stretto di Taiwan, ovvero la linea che divide idealmente l’isola dalla terraferma, ed esercitazioni che continuano a tenere in apprensione Taipei. A due giorni dalla visita di Nancy Pelosi a Taiwan non si placa la “vendetta” di Pechino, che aveva subito annunciato “gravi conseguenze”.

Le gravi conseguenze si sono materializzate con imponenti manovre militari in sei aree marittime, poi diventate sette, nei pressi di quella che il Dragone considera una “provincia ribelle”. Nelle ultime ore il Ministero della Difesa di Taiwan ha diffuso una nota nella quale ha informato che mezzi militari delle forze armate cinesi hanno nuovamente valicato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, parlando di manovra “altamente provocatoria“.

“Sino alle ore 11:00, successive ondate di aeroplani e navi da guerra cinesi hanno condotto esercitazioni nello Stretto di Taiwan e attraversato la linea mediana dello Stretto”, si legge nella nota ministeriale. Analisti della difesa taiwanesi ritengono che le vaste esercitazioni militari intraprese da Pechino possano costituire la prova generale di un blocco armato dell’isola. Altri ipotizzano una ben più complicata invasione.



Cyber attacchi contro Taipei

Oltre alle citate esercitazioni militari cinesi, Taiwan deve fare i conti con molteplici attacchi informatici contro i propri siti web governativi. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, nelle prime ore di venerdì 5 agosto i siti del Ministero della Difesa e degli Affari Esteri erano andati offline, salvo poi tornare online.

Lo Ping-cheng, portavoce del governo di Taiwan, ha spiegato che il traffico di cyber attacchi rilevati in questi giorni da Taipei è stato circa il doppio dei numeri registrati negli attacchi passati. “Il picco è stato martedì e il traffico di attacco è stato 23 volte quello precedente”, ha affermato Lo, aggiungendo che gli obiettivi dei recenti attacchi informatici ai dipartimenti governativi includevano l’ufficio presidenziale di Taiwan e altri ministeri.

Le autorità dell’isola hanno tuttavia rassicurato la popolazione facendo sapere di aver lanciato un meccanismo di risposta per rafforzare la protezione dei siti. Al momento non si sarebbero verificati rischi per la sicurezza delle informazioni riservate. Gli attacchi non sono stati ovviamente rivendicati ma a Taipei la sensazione è che facciano parte della reazione cinese alla visita di Pelosi.

Esercitazioni militari e proteste diplomatiche

Nel primo giorno di esercitazioni, l’esercito cinese ha lanciato almeno 11 missili Dongfeng in direzione di Taiwan, nelle acque intorno alle coste nord-est e sud-ovest dell’isola. Pechino ha inoltre inviato centinaia di combattenti e bombardieri nell’area.

L’emittente pubblica cinese Cctv, citando Meng Xiangqing, professore presso la National Defense University, ha spiegato che alle citate manovre stavano prendendo parte anche sottomarini nucleari e una formazione di portaerei delle forze cinesi. Non è tuttavia chiaro se il Liaoning e lo Shandong, le due portaerei a disposizione della Cina, stiano effettivamente prendendo parte alle esercitazioni. Le posizioni delle due navi non erano e non sono note.

Nel secondo giorno di esercitazioni, venerdì 5 agosto, l’agenzia cinese Xinhua ha sottolineato l’utilizzo di droni da parte dell’esercito cinese. I droni sono stati impiegati per acquisire immagini di razzi che colpivano con precisione obiettivi dislocati nello Stretto di Taiwan. Nel frattempo il Giappone ha fatto sapere che giovedì 4 agosto due veicoli aerei senza pilota – identificati come un drone da ricognizione BZK-005 e un drone da attacco da ricognizione TB-001 – si sono diretti verso il Mar Cinese Orientale.

A Pechino, intanto, Deng Le, viceministro degli Esteri incaricato delle questioni europee, ha convocato una serie di diplomatici europei per protestare contro le dichiarazioni dei ministri degli esteri del G7 e dell’alto rappresentante dell’Ue su Taiwan. Deng ha parlato di una “provocazione politica” per la parte cinese e un “segnale sbagliato” inviato alle “forze separatiste a Taiwan”.

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