Il rapporto tra la regione del Donbass e il resto dell’Ucraina euromaidanista non accenna a normalizzarsi. Anzi, alle azioni di guerriglia che si susseguono più o meno intensamente nelle zone di confine della regione da ormai oltre due anni, si affiancano i dispetti di natura politico-diplomatica, quasi in un botta e risposta inestinguibile, alla faccia dell’implementazione degli Accordi di Minsk-2.Varie agenzie di stampa russe, ucraine e novorusse fanno rimbalzare la notizia della sottoscrizione del decreto presidenziale (ukaz in russo) n° 153 del 1 giugno 2016 “Sulle misure speciali per la tutela degli interessi della Repubblica Popolare di Donetsk” da parte del Presidente della DNR, Aleksandr Zakharchenko. Come scrive RIA Novosti, nel diffondere il comunicato ufficiale pubblicato sul sito internet dell’autoproclamata repubblica, al decreto in questione è stata allegata una blacklist di 49 “personae non gratae”, cui è dunque vietato di accedere ulteriormente entro i confini del Paese.Sebbene dalla fonte primaria non sia più possibile visualizzare il documento ufficiale – che, in allegato, presentava una lista incompleta e stilata secondo dei criteri apparentemente legati al ranking dell’individuo – la rete mediatica che affianca l’apparato amministrativo della DNR ha provveduto a diffondere alcuni dei nomi contenuti nella blacklist, inoltre l’agenzia di stampa “112.ua” ha diffuso una fotografia della lista, nel quale sono inclusi i nomi di 49 persone, la maggior parte dei quali nati nella regione di Donetsk e Karkhiv; seguendo il criterio di ranking che è stato proposto nell’analizzare il documento, campeggia primo della classe il cinquantenne oligarca ucraino Rinat Akhmetov, nativo proprio di Donetsk, uomo più ricco dell’Ucraina secondo Forbes e proprietario della prima squadra di calcio locale, lo Shakhtar Donetsk.Non è tanto una questione economica, tanto quella politica che ritrova un filo conduttore nella lettura della lista, come suggerisce il giornale online russo Gazeta.ru: buona parte di questo elenco contiene nomi di alcuni dei principali esponenti del decaduto Partito delle Regioni, che proprio nel deposto presidente di Euromaidan Viktor Yanukovich aveva trovato la massima espressione politica. Il fatto che molti dei fedelissimi di governo della vittima sacrificale delle proteste dell’inverno di Kiev e compagni di partito siano stati banditi dalla Repubblica Popolare in quanto promotori del rovesciamento dell’autorità all’epoca al governo, indica la direzione intrapresa dalle autorità di Donetsk. Un altro importante nome che compare nell’elenco è quello di Sergey Taruta, altro oligarca e presidente dell’Associazione degli Industriali Ucraini, appuntato governatore dell’Oblast’ di Donetsk poco prima della presa dei palazzi amministrativi da parte dei ribelli filo-russi. Sia Akhmetov che Taruta, oltre a condividere l’esperienza calcistica della regione di Donetsk, si sono continuamente spesi in dichiarazioni che tendevano a rimarcare l’importanza di mantenere unito il Paese, nonché promuovere con tutte le loro forze un movimento filo-europeista che condannava aspramente la posizione dei ribelli che avevano mosso l’attacco al governo centrale di Kiev.Scorrendo i nomi proposti si notano alcune personalità politiche legate direttamente al presidente deposto Viktor Yanukovich, come Andriy Klyuev, definito come il “cardinale grigio” dell’ex presidente, sotto la guida dello stesso fu prima Ministro dello Sviluppo Economico, poi vice Primo Ministro, infine Presidente del Consiglio Supremo Nazionale della Difesa e Capo dell’Amministrazione Presidenziale del Paese. Lui figura in seconda posizione, subito dietro ad Akhmetov, con il quale erano evidentemente colleghi di partito, ed è inoltre ricercato dal 7 marzo del 2014 con l’accusa di omicidio di massa occorso durante le proteste di Piazza Indipendenza nella capitale ucraina. A seguire altri nomi dell’ultimo governo sotto la presidenza di Yanukovich, come Sergey Tulub, ex Ministro dell’Industria carbonifera, due leader del “Bloc Oppositsii”, il partito social-liberale formatosi dalle ceneri del vecchio Partito delle Regioni, Yuri Boyko e Boris Kolesnikov. Nella lista ritroviamo inoltre il nome di Viktor Pshonka, ex Procuratore Generale di Kiev, latitante per la stessa accusa mossa a Klyuev.Non pare essere stato applicato alcun criterio particolare nello stilare tale elenco, se non quello di riuscire a raggruppare le persone presenti in tre gruppi: gli ex membri del Partito delle Regioni in esilio forzato in Russia, i leader del Blocco di Opposizione e le personalità influenti del business della regione di Donetsk. Quest’ultimo criterio è facilmente comprensibile, anche riprendendo le parole pronunciate all’indomani di Euromaidan da Volodymyr Groysman, l’attuale Primo Ministro ucraino: secondo Groysman, infatti, la presenza di personalità note e benestanti può avere effetto positivo a livello locale, poiché loro possono attendere anche dall’alto del proprio jet privato gli sviluppi di una situazione disgraziata come quella del Donbass. La questione centrale ovviamente risiede nel lato meramente monetario: lo stesso Akhmetov è stato accusato dai servizi di sicurezza ucraini, la SBU, di finanziare il terrorismo; inoltre, in tutto il periodo del conflitto armato tra Kiev e le milizie ribelli filo-russe, l’esercito regolare ucraino è stato affiancato da battaglioni privati finanziati direttamente dagli oligarchi, nominati governatori in altre regioni del Paese.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.