Guerra /

Continua la scia di sangue in Libia e questa volta, nonostante la vittima sia una, le conseguenze potrebbero riverlarsi disastrose. Ieri, 18 dicembre, è stato ritrovato per strada il corpo senza vita di Mohamad Eshtewi, sindaco di Misurata, una delle principali città libiche grazie anche al suo strategico porto. Il sindaco si era recato in Turchia in compagnia dei capi tribù e dei membri del parlamento e del Consiglio di Stato libico ma, al suo rientro, i rapitori lo hanno trascinato in un luogo sconosciuto dove gli hanno sparato alle gambe prima di ucciderlo e di lasciare il suo cadavere davanti a una clinica privata della città.

Il Consiglio comunale di Misurata ha proclamato tre giorni di lutto per l’uccisione del suo sindaco ed è stata già annunciata la formazione di una squadra di investigatori per dare la caccia agli assassini. Secondo l’emittente televisiva al Arabiya i responsabili dell’efferato omicidio sono miliziani islamici che rispondono all’ex muftì al Sadiq al Ghariani e all’ormai disciolto Congresso nazionale libico. Sempre secondo la medesima fonte Eshtewi è stato punito per il suo impegno nel combattere l’estremismo islamico e il terrorismo nel suo paese, impegno che portava avanti da quando era stato eletto nel luglio del 2015. Ma la lista dei nemici di Eshtewi è ben più lunga.

Uno dei successi politici del sindaco di Misurata sono senza dubbio le pressioni fatte per chiedere che il Consiglio comunale aderisse e rispettasse l’accordo di Skhirat del dicembre 2015 ( il primo tentativo, dopo quattro anni dall’uccisione di Gheddafi, per la formazione di un “governo di unità nazionale” ) mentre, nello stesso tempo, si impegnava per convincere i cittadini a non sostenere le forze del Congresso nazionale libico. Mohamad Eshtewi aveva più volte invitato le milizie armate legate all’operazione “Alba della Libia” a ritirarsi da Misurata e a non riconoscere il governo di Salvezza libico appoggiato invece dall’ex muftì al Ghariani. Non solo. Il sindaco era riuscito a evitare che Misurata si scontrasse direttamente con l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar e, prediligendo la diplomazia, aveva convinto alcuni esponenti militari della città a recarsi al Cairo per incontrare gli ufficiali della Cirenaica; l’obiettivo?  Contrattare per una riunificazione delle istituzioni militari libiche. Il sindaco ieri brutalmente ucciso era noto anche per aver chiesto di cacciare dalla città i miliziani rimasti della Brigata di Difesa di Bengasi, nemica di Haftar, che avevano cercato rifugio a Misurata dopo la loro sconfitta da parte delle forze della Cirenaica.

La Bbc è stata informata da un funzionario libico che il sindaco avesse richiesto – destando non poche perplessità – di non avere la scorta una volta atterrato all’aeroporto di ritorno dal suo viaggio in Turchia. Non era questa l’abitudine, ma Abubakr Alhraish ha riferito alla Bbc che il sindaco abbia avanzato questa richiesta perché sarebbe venuto il fratello a prenderlo all’aeroporto. Secondo le prime ricostruzioni i due sarebbero stati assaliti da quattro uomini che prima hanno sparato a una gamba al fratello del sindaco, per poi rapire Eshtewi, ucciderlo e lasciare il suo corpo senza vita di fronte all’ospedale al Safwa di Misurata.

Eshtewi si era fatto molti nemici ma, mentre si attendono i risultati delle indagini per capire chi di loro è il mandante dell’omicidio, una cosa è certa: dopo quasi sette anni dall’uccisione di Gheddafi la Libia sembra non riuscire a trovare la pace e la stabilità tanto promesse prima dell’intervento del 2011.

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