Nella mattinata di giovedì 28 luglio il portavoce del Ministro della Difesa cinese ha reso ufficialmente nota la pianificazione di una esercitazione militare congiunta tra le forze navali russe e le omologhe cinesi. Tale esercitazione avrà luogo nel mese di settembre, nel Mar Cinese Meridionale, e non sarà ufficialmente rivolta contro terze parti, così come riferisce un comunicato ufficiale diffuso sul sito dello stesso Ministero della Difesa nazionale di Pechino.Per approfondire: La Cina è pronta alla guerra contro gli UsaUfficialmente, dunque, la posizione di Pechino e di Mosca, in base ad accordi pregressi sulla cooperazione in vari ambiti, prevede semplicemente l’esercitazione di carattere bellico volta a migliorare e rafforzare la partnership strategica tra i due Paesi. L’evidenza dei fatti e la cronaca recente lasciano però supporre che tali iniziative, intavolate proprio in un’area piuttosto turbolenta e di grande interesse per la Cina negli ultimi mesi, siano volte a contrastare una potenziale utilità militare nell’equilibrio di potenza del braccio di mare sotteso dalla “linea dei nove tratti” che, successivamente alla sentenza del Tribunale dell’Aia del 12 luglio scorso, lascia ampie possibilità di scontro tra Pechino e gli altri Stati dell’area che rivendicano i notevoli interessi di sovranità su alcune porzioni di mare. In tale occasione forte era stata la rivalsa dei piccoli e medi attori della regione che, forti della sentenza emessa dal Tribunale internazionale, sono stati spalleggiati dal forte alleato statunitense nel ribadire che la Cina si sarebbe dovuta attenere alla decisione dei giudici. Nella realtà dei fatti, il governo di Pechino si è limitato a ritenere illegittima la sentenza, definendola letteralmente carta straccia. Mosca, dal canto suo, ha sostenuto l’opposizione cinese, indicando semplicemente come le raccomandazioni americane fossero prive di alcuna motivazione di fondo, dal momento che Washington non ha mai ratificato l’Unclos, la legge internazionale sul mare adottata nell’ambito delle Nazioni Unite.In aggiunta a ciò, sussistono sufficienti motivazioni per credere che il blocco sino-russo si stia adoperando per la creazione di un sistema di difesa congiunto che possa andare a contrastare l’insorgere di una “NATO in stile asiatico”: sulle colonne del Washington Times di qualche settimana fa compariva uno studio sulla comparazione delle politiche di Den Xiaoping, molto più sottotraccia rispetto al muscolare Xi Jinping, sostenendo che la rinnovata aggressività cinese fosse un propulsore per la creazione di una alleanza militare nel Pacifico in funzione anti-Pechino. A ciò, ovviamente, si contrappone la risposta del blocco a guida russo-cinese, che creano insieme i presupposti per la realizzazione di un sistema balistico difensivo nell’ambito della SCO, l’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, in reazione al posizionamento del sistema anti missile statunitense THAAD in Corea del Sud.Per approfondire: La Cina punta sulla “rotta artica”Ciò delinea un quadro decisamente non florido nel panorama degli equilibri della regione del Sud-Est asiatico, anzi, allarga lo spettro ad uno scenario che va dal Baltico a Vladivostok, che unisce Russia e Cina in senso anche militare, nella univoca visualizzazione di un nemico comune negli Stati Uniti d’America: come riferisce sulle colonne dell’Huffington Post il Professor Artyom Lukin dell’Università Federale dell’Estremo Oriente di Vladivostok, i tre giorni che comprendono il summit NATO di Varsavia e la decisione dell’Aia (8-12 luglio 2016, ndr) chiarificano ancora una volta la posizione del nuovo asse Mosca-Pechino in ottica anti statunitense o, come preferite, la strategia globale di Washington atta a contrastare la posizione del polo russo-cinese che, grazie alla commistione di fattori economici, politici, militari ed energetici, si candida ad essere il maggiore competitor degli USA a livello globale. D’altronde, con un’Europa claudicante e la potenza cinese in continua ascesa (ora anche manifesta), anche la nervosa aggressività di Washington comincia a mostrarsi in maniera sempre più malcelata, andando nervosamente a distendere le sue mani su territori sui quali prima non temeva ripercussioni, vedi l’area balcanica e la riscoperta del Sud Est asiatico.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.