Il vertice di pace sulla Siria, conclusosi ieri ad Astana in Kazakistan, consolida il risultato raggiunto dalla tregua concordata tra Russia, Turchia, e Iran dello scorso 29 dicembre, sostenuta dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e mantiene aperta, attraverso un meccanismo di controllo sul rispetto del cessate il fuoco e sul libero accesso umanitario, la finestra di dialogo tra l’opposizione armata ed il regime almeno fino al prossimo vertice di Ginevra dell’8 febbraio.Nonostante vi siano delle evidenti riserve da parte dei membri dell’opposizione siriana rispetto al ruolo di monitoraggio della tregua da parte dell’Iran e sulla sua influenza nei riguardi delle milizie che sostengono Assad, i tre garanti dell’intesa si sono espressi favorevolmente circa la partecipazione dei gruppi dell’opposizione al vertice di Ginevra.Se il capo negoziatore di Damasco, Jaafari, ha riconosciuto l’importanza di esser giunti all’elaborazione di un documento condiviso con le opposizioni, De Mistura ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa di Russia, Iran e Turchia, ed ha fornito assistenza da parte dell’Onu affinché il cessate il fuoco, non ancora in vigore in tutto il Paese, possa esser implementato.Sebbene sia Bashar al Jaafari sia l’inviato dell’Onu Staffan De Mistura abbiano valutato positivamente il consolidamento della tregua è ancora presto per capire come il meccanismo di monitoraggio dei tre garanti dell’accordo potrà rafforzare la tregua ed evitare ulteriori violenze.Non sfugge infatti come il regime non abbia alcuna intenzione di interrompere, come confermato dal capo negoziatore siriano, le operazioni militari nei pressi di Wadi Barada, località strategica per l’approvvigionamento idrico di Damasco, contro i combattenti di Jabhat Fateh al – Sham, non presenti però in quella zona, secondo quanto riferito dalla delegazione dei ribelli ad Astana. Inevitabile non considerare inoltre, le molte e importanti assenze al tavolo dei negoziati, Arabia Saudita e Qatar su tutti, che potranno incidere sulla tenuta della tregua, così come è ancora da capire quale potrà essere il ruolo dell’amministrazione Trump, nello scenario siriano.Se si esclude la ormai possibile e più volte annunciata cooperazione tra Usa e Russia contro l’Isis, molti sono ancora i nodi irrisolti del conflitto. L’inversione di rotta della Turchia, che da un lato ha ammorbidito le sue posizioni nei confronti di Assad e dall’altro sta cercando tramite l’operazione Scudo dell’Eufrate di ritagliarsi una propria influenza in Siria, rischia di aprire un ulteriore fronte d’instabilità con Teheran. Se i due paesi hanno reciproci interessi nel contenimento dei curdi, ben diversi sono gli obiettivi sui futuri equilibri della Siria e dell’Iraq. Non stupisce pertanto che pochi giorni prima del vertice di Astana alcuni gruppi curdo siriani avrebbero consegnato un piano ad Assad per trovare delle soluzioni politiche ai problemi della comunità curda, attraverso colloqui tra le parti. Un segnale, che potrebbe anticipare un eventuale accordo con il regime, a fronte dell’offensiva di Ankara in territorio siriano e al ruolo esercitato dalle altre milizie curde. Nelle prossime settimane capiremo se il modello inaugurato con la tregua del 29 dicembre e implementato con i negoziati di Astana potrà rappresentare lo strumento di possibile soluzione del conflitto siriano affianco al quale si dovrà accompagnare l’azione dell’Onu, obbligata dalla realtà del campo di battaglia e degli attori, siano essi statuali che non, ad inseguire le decisioni delle principali potenze regionali.

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