La prima domanda sui negoziati previsti nelle prossime ore tra russi e ucraini riguarda la loro fattibilità. Delegati di Mosca e delegati di Kiev siederanno attorno lo stesso tavolo in Bielorussia? Lunedì l’unica notizia positiva, al termine del primo round di colloqui svolti a pochi passi da Chernobyl, era arrivata dal fatto che tra le parti si era concordato di rivedersi. Una data non specificata, ma comunque vicina. A confermare l’apertura di un debole ma importante canale di dialogo. Mercoledì sera la fumata bianca, poi diventata grigia e infine nera. Prima l’annuncio del via libera al nuovo round di negoziazioni, previsto per la tarda serata. Successivamente da Mosca si è parlato di problemi logistici per la delegazione di Kiev di raggiungere la Bielorussia. Da qui il rinvio a giovedì mattina. E nelle scorse ore una serie di conferme e smentite su località e orario. Non si sa dunque se i colloqui oggi avranno luogo. E intanto il ministro della Difesa della Russia lancia segnali di apertura parlando di “pausa nelle operazioni militari” per evacuare i civili.

Mosca: “Kiev non ha fretta di negoziare”

Da mercoledì si è speculato molto sulla località scelta per il nuovo incontro. Si tratta della riserva naturale Belovezhskaya Pushcha, non lontano da Brest e dal confine con la Polonia. Qui nel 1991 sono stati firmati i trattati che hanno dato l’ultima vera grande spallata all’Unione Sovietica. Luogo evocativo, come quello del primo incontro, svoltosi sì in Bielorussia ma a pochi passi da quella centrale di Chernobyl luogo del disastro nucleare del 1986 e primo importante località ucraina conquistata da Mosca nella guerra lanciata una settimana fa. Forse è proprio per questo che da Kiev non si è fatto mistero di una certa insofferenza riguardo la sede dei colloqui. Molto evocative per la Russia. E, soprattutto, molto poco terze rispetto al conflitto essendo in territorio bielorusso. Minsk è parte in causa nel conflitto. Martedì il presidente bielorusso Alexandar Lukashenko, in una riunione del consiglio di difesa, ha illustrato gli obiettivi ucraini colpiti e ha mostrato le possibili future azioni da intraprendere assieme all’esercito russo.

Martedì una colonna di blindati bielorussi sono stati avvistati non lontano dal confine ucraino in procinto di entrare. Dunque il governo di Kiev non si fida. O, almeno, non ritiene la Bielorussia un luogo ideale per i negoziati. Tuttavia dalla capitale ucraina non sono giunti comunicati ufficiali. Quando si parlava mercoledì sera di difficoltà logistiche della delegazione ucraina, a rendere noto questo dettaglio è stato il ministero degli Esteri russo. Anche gli altri aggiornamenti sono arrivati da Mosca. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha confermato giovedì mattina l’imminente inizio dei colloqui: “La delegazione ucraina è in viaggio, a breve inizieranno le trattative”, ha fatto sapere alle agenzie di stampa russe. Poi, sempre da fonte russa, si è appreso delle rimostranze ucraine sulla scelta della sede. A renderlo noto è stato il Cremlino, dove il portavoce Dmitri Peskov ha dichiarato che il governo di Kiev vorrebbe una nuova località per le trattative: “Un fatto rimane ovvio – ha poi commentato Peskov – la squadra ucraina non ha fretta di negoziare”.

Possibile tregua per i corridoi umanitari

Sembra quasi che sia russi che ucraini tendano a scaricare le responsabilità di un fallimento dei colloqui alla rispettiva controparte. Kiev puntando il dito contro la scelta della Bielorussia, Mosca evidenziando che la proprio delegazione è in territorio bielorusso già da mercoledì e che sono quindi gli ucraini a rallentare il tutto. In attesa di sapere ulteriori novità, sempre dalla Russia sono giunte prospettive favorevoli a una tregua: “Siamo pronti in qualsiasi momento – ha dichiarato all’agenzia Tass il capo del centro di controllo della difesa nazionale russo, Mikhail Mizintsev – abbiamo già creato tutte le condizioni necessarie per un’evacuazione sicura. Siamo pronti in qualsiasi momento e in qualsiasi direzione per creare i corrispondenti corridoi umanitari”. Non quindi un cessate il fuoco e non una vera de escalation ma un rallentamento delle operazioni militari, il tutto per permettere l’evacuazione dei civili.

Un modo anche per fare pressione su Kiev e ribadire la volontà di attuare da subito gli sforzi per evitare ulteriori problemi alla popolazione. E addossare, eventualmente, sugli ucraini la colpa di un mancato successo della tregua. Lo stop alle attività belliche, se tutto dovesse andare bene durante i colloqui, potrebbe essere proclamato già nelle prossime ore.

“Chiedo al ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa – ha proseguito Mizintsev – di avviare urgentemente un lavoro attivo e mirato su tutte le piattaforme internazionali per organizzare un’influenza effettiva sul regime di Kiev”. Secondo Mizintsev, ad attuare buona parte degli attacchi lesivi per l’incolumità della popolazione sono stati gli ucraini: “Occorre fermare immediatamente l’illegalità di azioni contro i civili e anche i cittadini di stati stranieri”, si legge ancora nella nota. Un’apertura sulla tregua è arrivato anche dallo stesso ministro degli Esteri Sergej Lavrov: “Possiamo lavorare a una tregua – ha dichiarato – ma la demilitarizzazione dell’Ucraina deve andare avanti. Tutte le armi e le infrastrutture che minacciano la sicurezza della federazione russa saranno distrutte”.

Delegazione ucraina in Bielorussia

I colloqui dovrebbe avere inizio intorno alle 15:00, ora italiana. Sui social Mykhailo Podolyak, uno dei membri della delegazione ucraina, ha postato una foto a bordo dall’elicottero che lo sta portando in Bielorussia.

Dalla capitale ucraina hanno fatto sapere che si è pronti a negoziare sui corridoi umanitari. Dovrebbe essere questo l’obiettivo minimo da raggiungere nelle prossime ore. Non una svolta quindi, ma un leggero sollievo per i civili. Da Mosca intanto hanno specificato ulteriormente i possibili principali argomenti dei colloqui: demilitarizzazione e neutralità di Kiev.

Zelensky vuole vedere Putin

Nel pomeriggio, mentre i colloqui erano ancora in corso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa ha dichiarato di voler incontrare personalmente Vladimir Putin: “Devo parlare con Putin – ha dichiarato – perché è l’unico modo per fermare questa guerra”. Il presidente ucraino ha inoltre affermato di essere pronto al dialogo e di voler affrontare tutte le questioni più spinose.

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