La guerra oramai è sempre più all’interno del territorio della Repubblica dell’Artsakh, l’autoproclamato Stato degli armeni che vivono nella regione del Nagorno Karabakh. Se tra settembre e ottobre il conflitto era maggiormente sviluppato tra i cieli, adesso i combattimenti interessano la fanteria di entrambi gli schieramenti. Da un lato ci sono gli armeni dell’Artsakh, i quali difendono il territorio della repubblica separatista, dall’altro i soldati dell’esercito azerbaigiano che hanno come obiettivo la riconquista del territorio. Questi ultimi stanno provando a capitalizzare il vantaggio dato sia da maggiori e migliori equipaggiamenti e sia dal quasi totale controllo dei cieli, grazie soprattutto all’uso di decine di droni.

La caduta di Hadrut e Fizuli

Quando il conflitto ha iniziato a riguardare meno i bombardamenti e più i combattimenti tra improvvisate trincee collinari, lo sguardo è stato rivolto verso il fronte della cittadina di Hadrut. Si tratta di una località tanto simbolica quanto strategica: qui passava il confine dell’ex oblast del Nagorno Karabakh, così come da qui oggi scorrono alcune delle arterie viarie più importanti che collegano la zona con Stepanakert, capitale dell’Artsakh. Avere in mano Hadrut vuol dire quindi detenere le chiavi di ingresso della regione. Per questo quindi attorno la cittadina si prospettavano aspri combattimenti. E così in effetti è stato: il 15 ottobre Daniele Bellocchio su InsideOver ha documentato scene di guerra molto intense lungo le linee del fronte. Quel giorno gli azerbaigiani avevano oramai messo le mani su Hadrut: dopo circa una settimana di avanzata da sud, Baku ha rivendicato la conquista della cittadina.

Da quel momento le forze regolari azerbaigiane, forti anche del continuo massiccio bombardamento sulle linee armene, hanno potuto estendere il loro controllo alle aree limitrofe. E in particolare i soldati hanno puntato un’altra cittadina strategica, ossia Fizuli. Anche questa è storicamente terra di confine con l’ex oblast del Nagorno. Con le forze armene logorate dai bombardamenti e dalla sconfitta di Hadrut, l’esercito di Baku qui ha avuto gioco più facile. Il 17 ottobre la Difesa azerbaigiana ha comunicato ufficialmente l’ingresso dei propri soldati a Fizuli. La caduta di queste località potrebbe rappresentare una definitiva svolta nel conflitto. Adesso infatti le linee del fronte potrebbero spostarsi sempre più verso Stepanakert.

Forze armene in ritirata dal fronte sud

Come mai da Baku si è deciso di avanzare verso Hadrut e Fizuli? La risposta va cercata nell’orografia del territorio. Questo fronte si trova nella parte meridionale dell’Artsakh, contrassegnato da vasti altopiani circondati poi dai monti su cui, poco più a nord, si trovano le due cittadine in questione. Tra le colline del Nagorno per gli armeni è più semplice organizzare difese, improvvisare trincee, riequilibrare il più possibile con la conoscenza del territorio la supremazia tecnologica degli avversari. Nelle pianure invece è il contrario: i bombardamenti azerbaigiani hanno avuto qui maggiore efficacia, l’esercito di Baku ha potuto sfruttare meglio il controllo dei cieli e penetrare più in profondità. Ecco quindi che la strategia azerbaigiana è stata proprio quella di avanzare nelle zone pianeggianti per poi risalire verso le colline dove sono situate Hadrut e Fizuli.

La conquista della due cittadine e delle zone circostanti, ha anche provocato negli ultimi giorni una massiccia ritirata armena da tutte le località pianeggiati meridionali. Si è quindi assistito al primo sfondamento del fronte vero e proprio da parte azerbaigiana, con la bandiera di Baku posta adesso lungo buona parte del confine con l’Iran. Per i soldati dell’Artsakh adesso la strategia difensiva potrebbe prevedere un rafforzamento delle difese nelle zone collinari, lì dove è possibile rallentare l’avanzata avversaria. Inoltre, il controllo dei monti per gli armeni è importante per bersagliare i soldati azerbaigiani impossibilitati a trovare veri punti di riparo in pianura.

Mosca prova a mediare

Dal 27 settembre, data dell’inizio dei nuovi scontri tra armeni e azerbaigiani, solo due volte si è raggiunto un accordo di cessate il fuoco. In entrambi i casi però la tregua è durata molto poco. Segno di come la diplomazia al momento non ha avuto gioco facile. Il 10 ottobre a Mosca si è tenuta una prima importante riunione sul Nagorno, che ha visto la partecipazione del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e dei suoi omologhi armeni e azerbaigiani. In quell’occasione era stato trovato l’accordo per una prima tregua, naufragata però nel giro di una notte. Adesso però la Russia vorrebbe coinvolgere nei colloqui i principali esponenti politici dei due Paesi maggiormente coinvolti: come sottolineato da AgenziaNova, fonti del Cremlino avrebbero intenzione di invitare a Mosca sia il premier armeno, Nikol Pashinyan, che il presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev. Se l’incontro dovesse realmente avvenire, si tratterebbe di un primo salto di qualità dell’approccio diplomatico al conflitto. La Russia ha tutto l’interesse a fermare quanto prima la guerra, soprattutto in funzione anti turca: Ankara, sostenitrice di Baku, dalla situazione in corso nel Nagorno potrebbe veder aumentare la propria influenza sul Caucaso, a discapito proprio del Cremlino.

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