Sembrava una mattinata come tante, quando un improvviso blackout ha lasciato gran parte di Taiwan senza luce. La causa, stando a quanto riferito da Wang Mei Hua, ministro degli Affari Economici, sarebbe da ricercare in un malfunzionamento della centrale elettrica Hsinta di Kaoshiung, nel sud dell’isola. In particolare, l’interruzione sarebbe stata innescata da un problema in un interruttore di messa a terra alle 9:07 (ora locale), che avrebbe causato uno squilibrio tra domanda e offerta nella rete elettrica.

Il guasto avrebbe quindi fatto scattare i circuiti nella sottostazione ad altissima tensione Longqi di Kaohsiung, che ha scaricato energia per circa 10,5 milioni di chilowatt, equivalenti a un terzo dell’alimentazione nazionale in quel momento. Più di 5 milioni di famiglie hanno subito i disagi, oltre a un discreto numero di aziende.

Va da sé che a Taiwan sono andati in scena attimi di autentico panico. I vigili del fuoco hanno liberato 229 persone rimaste intrappolate negli ascensori e ricevuto altrettante segnalazioni da altri cittadini in difficoltà. L’amministrazione ferroviaria ha sospeso il servizio tra le stazioni di Pingtun e Jinlun, senza considerare il ritardo accumulato da decine di treni.

Il blackout e la visita di Pompeo

Data la situazione internazionale carica di tensione, e considerando che, a detta di vari analisti, la Cina potrebbe presto emulare la Russia, va da sé che la popolazione si è subito preoccupata. Certo, le autorità hanno prontamente spiegato che il blackout è stato provocato da un importante guasto. Ma i blackout si sono verificati un po’ in tutta l’isola con un effetto a catena, dalla capitale Taipei alla città centrale di Taichung e alla contea meridionale di Pingtung.

Sarà senza ombra di dubbio un caso, ma le interruzioni di elettricità sono avvenute proprio quando Tsai Ing-wen, presidente taiwanese, doveva incontrare l’ex segretario di stato americano Mike Pompeo. Il viaggio di Pompeo era ovviamente stato stigmatizzato da Pechino. In ogni caso, l’ufficio presidenziale, al termine di una prima indagine, ha sottolineato che i blackout sono stati causati da “un incidente” in una centrale elettrica nel sud della città di Kaohsiung.

La fornitura di energia elettrica all’ufficio del presidente, riportano le agenzie, sarebbe rimasta normale, anche se uno stream live programmato dell’incontro di Tsai con Pompeo è stato cancellato. “Il presidente Tsai ha incaricato il gabinetto e le agenzie competenti di chiarire la causa dell’incidente e di riprendere la fornitura di energia il più presto possibile”, ha informato una nota diffusa dalle autorità.

L’ombra di un attacco strategico?

Inutile girarci attorno: c’è chi ipotizza che il blackout taiwanese sia stato in realtà un attacco cinese, una sorta di attacco strategico per punire in forma lieve l’isola ribelle, pronta ad accogliere Pompeo. Ovviamente non ci sono prove, e anche Taipei, come detto, ha parlato di guasto. È pur vero che ammettere l’eventuale mano cinese in un’azione del genere avrebbe potuto creare non pochi imbarazzi al governo taiwanese.

Anche perché Kaohsiung, epicentro del danno, è il più importante hub di produzione di microprocessori per Iphone. Il Tainan Science Park, sito degli impianti di produzione di microchip per gli iPhone più all’avanguardia del colosso TSMC, a causa del blackout ha riportato cambiamenti di tensione improvvisi e anomali all’alimentazione del sito, affermando che erano ancora in corso le verifiche sulle possibili conseguenze sull’attività. Certo è che, nel caso in cui la vera causa del blackout non sia stato un guasto, va detto che la mano invisibile autrice dell’azione è riuscita a mandare in tilt gran parte di Taiwan.

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