L’arrivo di John Bolton non può lasciar dormire sonni tranquilli a chi crede in un prossimo futuro di pace in Medio Oriente. Come scritto su Piccole Note, “Debkafile disegna un buon profilo di Bolton: fiero sostenitore delle guerre neocon, si è detto favorevole ad “attacchi militari preventivi contro l’Iran e la Corea del Nord” e ha dichiarato che “Washington avrebbe dovuto agire per rimuovere Bashar Assad molto tempo fa e sostiene che la presenza espansionista militare dell’Iran e di Hezbollah in Siria deve essere fermata'”.

Una descrizione eloquente. John Bolton è uno di quei falchi che considera l’estremizzazione dello scontro con gli avversari degli Stati Uniti un’opzione più che accettabile. Che questi conflitti avvengano, non è detto. Un conto è dirlo, un conto è concretizzare. Ma il suo profilo non lascia presagire un futuro estremamente roseo.

E non c’è solo lo scontro nei piani di Bolton. C’è anche una visione rivoluzionaria del Medio Oriente che può aiutarci a capire come potrebbe declinarsi la politica estera Usa nel prossimo periodo. E sono proprio Iraq e Siria, i due Paesi martoriati dalle guerre e dal terrorismo, le vittime prescelte di tutto questo.

Iraq e Siria nel mirino di Bolton

Per capire il perché di queste preoccupazioni, basta leggere cosa scriveva Bolton sul New York Times nel 2015. E già dal titolo dell’articolo è facile intuire il suo pensiero: “Per sconfiggere lo Stato islamico, creare uno Stato sunnita”. Secondo l’attuale consigliere per la Sicurezza, la situazione venutasi a creare in Siria e in Iraq nel 2015 imponeva l’arrendersi all’evidenza che per combattere gli jihadisti di Daesh era necessario modificare i confini degli Stati. 

In sostanza, visto che il tentativo a guida Usa di rovesciare il governo di Assad era fallito e che, contemporaneamente, l’Iraq stava lentamente scivolando nelle mani sciite, legandosi a Teheran, bisognava cambiare il discorso. Se non si potevano cambiare i governi di quegli Stati, tanto valeva destrutturali e creare unna nuova carta del Medio Oriente.

L’idea di Bolton è che lo Stato Islamico aveva sostanzialmente fatto nascere una nuova realtà politica. C’era stata una “rivolta sunnita” (così la definisce e così scriviamo) contro i governi di Siria e Iraq. In quel momento, secondo il falco Usa, sarebbe stato necessario ricorrere nuovamente a una forza sunnita per sconfiggere gli jihadisti. Un po’ come avvenuto in Iraq contro al Qaeda nel 2006. Ma non si poteva dire a questi sunniti (più o meno radicali) di sconfiggere l’Isis per poi avere di nuovo un governo alauita a Damasco e filosciita a Baghdad. La soluzione? Creare un nuovo Paese di matrice sunnita.

Un Sunni-stan tra Iraq e Siria

L’idea era quella di creare una sorta di Sunni-stan. Un Paese a maggioranza sunnita con un governo fortemente legato all’islam radicale (Bolton si esprime dicendo che “non sarà certamente una democrazia”) e che sarebbe stato utile per tre motivi. Il primo, garantire ai sunniti che non volevano un governo iracheno e siriano vicino allo sciismo, di vivere con uno Stato a loro culturalmente affine come ricompensa per il lavoro svolto contro l’Isis e gli altri governi. Il secondo, spaccare Iraq e Siria creando un’area che li dividesse e interrompesse il corridoio sciita. Terzo motivo, fare in modo che questa nuova realtà fosse finanziata da tutti i Paesi del Golfo Persico che lo avrebbero sostanzialmente edificato come “pena” per aver sostenuto il terrorismo islamico, e che sarebbe stato anche un nuovo produttore di petrolio a discapito di Iraq e Siria.

“Ripristinare i confini va contro ai nostri interessi”

“Questa proposta di uno Stato sunnita differisce nettamente dalla visione dell’asse russo-iraniano e dei suoi proxy (Hezbollah, Assad e Baghdad sostenuta da Teheran)”, scrive Bolton. “Il loro obiettivo di ripristinare i governi iracheno e siriano ai loro precedenti confini è un obiettivo fondamentalmente contrario agli interessi americani, israeliani e dei Paesi arabi nostri alleati”.

Da queste idee del nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale, si può evincere un dato: gli Usa saranno sicuramente più attivi in Siria. E lo potremmo vedere sin dalle prossime settimane. La presenza americana nella parte nordorientale del Paese con i curdi così come il sostegno Usa e israeliano ai ribelli del sud della Siria saranno certamente la base di partenza della strategia di Washington per il prossimo futuro della Siria e del’Iraq. E si rafforza l’asse con Israele e le monarchie del Golfo.

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