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Nella giornata di mercoledì 9 marzo il governo ucraino ha accusato la Russia di aver bombardato un ospedale pediatrico nella città di Mariupol centro sotto assedio nell’oblast di Donetsk. La mossa ha gettato un’onda di discredito sul governo di Vladimir Putin e tra il 9 e il 10 marzo diverse notizie contraddittorie si sono succedute riguardo all’effettivo avvenimento, all’entità dei danni e allo scenario politico aperto dalla battaglia nella città.

Il fatto è ancora avviluppato da un’ampia sfera di incertezza, dato che è difficile verificare compiutamente gli accadimenti laddove le uniche fonti a disposizione sono quelle di prima mano dei video di Telegram e Twitter e delle immagini satellitari ottenute ex post. E se in altri casi i bombardamenti russi sui civili (si pensi a Kherson e Kharkiv o altri episodi di Mariupiol) sono confermati da fonti terze, la pistole fumante va ancora trovata nel caso in questione. Mosca ha ammesso il fatto indicando che il bersaglio era di fatto un legittimo obiettivo militare, un ospedale sgombero trasformato in piazzaforte, Kiev nega e parla di un atto deliberato contro una struttura sanitaria. Il che si qualificherebbe, se confermato, come un accadimento gravissimo. E a maggior ragione impone di riflettere sul tema.

Ad ora, le versioni che si discutono sono le seguenti:

  • Da parte ucraina, si ripete che l’ospedale è stato bombardato mentre era ancora in attività.
  • Da parte russa, si parla di una struttura evacuata e entrata nel raggio d’azione dei combattimenti dopo che l’ospedale era stato trasformato in una roccaforte dal Battaglione Azov, la milizia neonazista ucraina.
  • Fonti terze cercano di capire quanto ci sia di vero in queste due versioni

Le prime, concitate ore

Nelle prime ore dopo l’attacco il presidente Zelensky ha accusato Vladimir Putin e la Russia di aver aggredito scientemente l’ospedale per piegare la resistenza della città assediata. Dopo che su Facebook il capo dell’amministrazione militare regionale di Donetsk, Pavlo Kyrylenko aveva dato per primo la notizia Zelensky ha parlato di “un’atrocità” in riferimento all’atto. La versione ucraina parlava di un atto deliberato contro una struttura piena, e inizialmente si è citata la cifra di diciassette feriti per poi far salire il bilancio, purtroppo, a tre morti. Il governo ucraino, nota il Corriere della Sera, ha detto di aver saputo di bambini sotto le macerie. L’Ucraina parla di crimini di guerra e il presidente ha invocato nuovamente la no flyzone sul Paese. Ad accusare la Russia di crimini di guerra in relazione a quanto avvenuto sono anche leader di Paesi occidentali (come il governo britannico e il premier spagnolo Pedro Sanchez)”.

Mosca ha inizialmente negato seccamente l’accaduto. Certamente, rispetto ad altri casi di attacchi a strutture civili ucraine da parte russa, purtroppo ben documentate, in questo caso inizialmente sono state carenti le immagini provenienti da fonti aperte che dalle prime ore hanno potuto fare chiarezza.

In particolare, i principali analisti attivi sulle fonti aperte nel processo di open source intelligence hanno rilevato certezze sull’accadimento più scontato per il 9 marzo, e cioè un pesante attacco aereo e di artiglieria delle forze armate russe su Mariupol mentre i combattimenti proseguivano strada per strada, ma inizialmente non prendevano in considerazione specifici luoghi o target ben identificati.

In particolare, uno dei più attenti analisti Osint, l’esperto di forze armate Rob Lee, ha posto il focus proprio sul dato militare: pesanti raid con mezzi imponenti utilizzati. Nel centro di Mariupol, nel pomeriggio del 9 marzo, è stato fotografato un grande cratere causato con ogni probabilità da una bomba aerea o da un missile. La Gazzetta del Sud ha riportato sulla notizia il fatto che Bellingcat, gruppo di giornalismo investigativo con sede nei Paesi Bassi specializzato in verifica dei fatti e intelligence open source, ha geolocalizzato il punto dell’esplosione:  47.097418 N, 37.543367 E, dunque per la precisione nell’area seguente: “distretto di Zhovtnevyi, Mariupol, regione di Donetsk”.

Mike Eckel ha presentato invece analisi fotografiche su dati di Maxar Technologies, l’impresa alleata dell’intelligence statunitense con i suoi satelliti-spia, in cui si mostrano una serie di foto attribuite a Mariupol prima e dopo gli attacchi russi. Significativamente, però, l’ospedale pediatrico in cui l’attacco sarebbe avvenuto non è mostrato ex post.

 

Non aiutava, da questo punto di vista, neanche la reticenza dal punto di vista russo, dato che anche Mosca si è trovata in totale confusione nella nebbia di guerra di Mariupol.

Lavrov attacca Azov

Nella giornata del 10 marzo, dopo la giornata di trattative (infruttuose) in Turchia con l’Ucraina la Russia si è espressa per mezzo del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il quale ha dichiarato che a suo avviso il raid c’è stato ma nel quadro di un’operazione militare. Imprecisa, forse, tanto che Lavrov ha chiesto alle forze armate di dare spiegazioni, ma legittima. “L’ospedale pediatrico di Mariupol era usato come base del battaglione Azov”, ha sottolineato Lavrov sottolineando che l’evacuazione avvenuta nei giorni precedenti ne avrebbe trasformato la funzione da apparato sanitario a bersaglio militare.

L’attacco, ha dichiarato Lavrov, è avvenuto dopo che le forze ucraine avevano preso il controllo dei locali e non c’erano pazienti all’interno.  L’Onu – ha sottolineato – era stata informata alcuni giorni prima del fatto che l’edificio fosse divenuto la base dei miliziani. L’ospedale sarebbe stato dunque una vera e propria Montecassino ucraina, Azov un pericoloso attore intento a trasformare in “scudi umani” i civili ucraini contro le forze russe intente a denazificare il Paese. In quest’ottica, bisogna dire che le visioni presentate da Mosca appaiono decisamente difficili da dimostrare sia per la nebbia di guerra che per l’enfasi retorica con cui si è fatto accenno agli ultranazionalisti di Azov. In larga parte scappati dalla città nei primi giorni dell’assedio ma ancora presenti in forme residuali.


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Tirando le somme

Dunque, sull’attacco a Mariupol si può sottolineare che:

  • Un centro ospedaliero è stato effettivamente colpito per ammissione di Mosca.
  • Kiev lamenta morti e feriti, ma mancano ad ora dati Osint su ricerche di morti e feriti nelle macerie.
  • Le parti in causa hanno fatto partire una durissima infowar bilaterale
  • C’è difficoltà nel distinguere i fatti reali nel quadro di una città in cui la battaglia è strada per strada.
  • Sul fronte russo mancano dati ex ante sul posizionamento effettivo di Azov nell’ospedale, su quello ucraino fonti aperte capaci di consolidare la geolocalizzazione.

Le due versioni, quella ucraina dell’attacco deliberato all’ospedale in piena attività e quella russa della mossa contro una roccaforte degli Azov, dovranno trovare riscontri e analisi più oggettive ma commentare a caldo è davvero difficile nel quadro della nebbia di guerra che ci avvolge.

Dal nostro punto di vista, aggiungiamo che una ricerca attenta delle immagini e delle fonti aperte ha permesso di mettere a raffronto il seguente video in giro su Twitter con le immagini presenti su Google di un ospedale di Mariupol indicato come “Travmatolohiya”, analizzabili al seguente link.

Si tratta di questo nosocomio a esser stato bombardato? Ancora presto per dirlo, dal nostro punto di vista ci limitiamo a sottolineare quanto in guerra il confine tra la realtà e la menzogna sia molto labile, e spesso le parti in causa non hanno alcuna intenzione di far sì che esso sia marcato. Altri casi in queste due settimane sono stati molto più facilmente identificabili come azioni complesse o fake news, su Mariupol è chiaro che entrambe le versioni hanno evidenti lacune. E tra esse una sintesi appare, ad ora, impossibile.

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