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Il presidente della Federazione russa Vladimir Putin, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza nazionale tenutasi venerdì 22 novembre, ha affermato che le forze armate di Mosca dovranno essere equipaggiate con i più moderni ritrovati della tecnologia in un programma di lungo termine che fissa al 2033 la data in cui il 70% degli armamenti dovrà essere di ultima generazione.

“Le nostre forze armate dovrebbero essere dotate delle più recenti scienze e tecnologie. In realtà siamo riusciti a fare un passo avanti rispetto ad altri Paesi. Ma dobbiamo sforzarci di mantenere un tale stato in futuro”, ha detto Putin, aggiungendo che “il prossimo anno inizieremo a formulare un programma di armamenti statali fino al 2033 e, di conseguenza, un programma per lo sviluppo del complesso dell’industria della difesa” riferendosi in particolare alla “linea di aerei da ricognizione e d’attacco senza pilota, sistemi laser e ipersonici e armi basate su nuovi principi fisici” che dovrà essere ampliata.

Ha osservato che i lavori di preparazione del programma di armamenti statali, che si completeranno nel 2033, inizieranno nel 2020 e l’obiettivo principale sarà quello di migliorare le caratteristiche qualitative e quantitative di armi e attrezzature. Putin ha aggiunto inoltre che la quota di attrezzature militari moderne nelle forze armate russe e in altre agenzie di sicurezza deve raggiungere il 70%. “Nei prossimi anni, la quota di armamenti e equipaggiamenti moderni nell’esercito, nella flotta e in altre forze di sicurezza, deve crescere e raggiungere il 70%. Successivamente, dobbiamo costantemente mantenere questo livello” ha detto il presidente russo, come riportato da Tass.

Il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik

Il presidente Putin ha anche parlato espressamente del nuovo missile da crociera a propulsione nucleare 9M730 Burevestnik (SSC-X-9 “Skyfall” in codice Nato). “Perfezioneremo di sicuro quest’arma, a qualunque costo”, ha detto il leader russo.

È un’arma che non ha equivalenti al mondo

L’occasione per chiamare in causa il Burevestnik (termine russo per procellaria) è stata data dall’incontro tra il presidente e i parenti delle vittime dell’incidente dello scorso 8 agosto in cui un presunto tentativo di recupero dai fondali del Mar Bianco, davanti alla base navale di Severodvinsk, di un missile inabissatosi dopo un volo di prova, ha provocato un incidente al reattore nucleare del propulsore causando la morte di 5 tecnici e l’emissione di una nube radioattiva.

Il 9M730 Burevestnik è pensato per essere lanciato da velivoli e unità navali dotato di raggio d’azione illimitato proprio grazie al suo particolare sistema propulsivo.

Ufficialmente l’esistenza di questa nuova arma è stata svelata al mondo dallo stesso presidente Putin in occasione del discorso all’Assemblea Federale del primo marzo del 2018. Occasione in cui sono stati anche presentati altri sistemi come i veicoli di rientro ipersonici (Hgv- Hypersonic Glide Vehicle) per missili balistici ed il supersiluro nucleare Status-6 poi ribattezzato Poseidon.

Le prime immagini di Burevestnik, insieme a quelle delle nuove superarmi russe, sono state diffuse dalla Russia in un video lo scorso luglio ed hanno permesso di apprezzarne le dimensioni del canister di lancio del missile, comprese tra i cinque e i sei metri.

In quell’occasione i Burevestink mostrati erano tre, tutti dipinti in colore rosso acceso tipico dei vettori in via di sperimentazione russi, e nonostante fossero ricoperti da un telo, hanno comunque mostrato di possedere delle ali ripiegabili ed una forma della fusoliera particolare che potrebbe indicare una parziale accortezza nella ricerca di una qualche forma di invisibilità radar.

Il missile rientra nei sistemi ipersonici, avendo una velocità di Mach 5, e risulta un’arma dalla portata globale proprio per il suo sistema di propulsione, che, avendo autonomia illimitata, gli permette di evitare le concentrazioni note di sistemi difensivi antiaerei: il motore atomico rende possibile a un Burevestnik di compiere traiettorie molto lunghe e complesse oppure volare indefinitamente in circuito di attesa prima di colpire l’obiettivo.

Il profilo di volo è intuibile dal suo stesso nome: così come la procellaria, il missile vola a bassissima quota, quasi a pelo d’acqua. Questa capacità, denominata sea skimming, unita ad una configurazione della fusoliera con parziali caratteristiche stealth, ne renderebbero molto difficile l’individuazione e l’aggancio da parte dei radar terrestri, navali o aerei.

I primi a pensarlo sono stati gli americani

L’idea di un missile a propulsione nucleare non è nata in Russia. Già gli Stati Uniti hanno sperimentato questa tecnologia in modo estensivo negli anni Sessanta e in particolare l’Us Air Force aveva in progetto di sviluppare un missile supersonico denominato Slam (Supersonic Low Altitude Missile) impiegante un sistema di propulsione nucleare – ramjet che ricorda molto da vicino la soluzione impiegata su Burevestnik.

Il “Progetto Plutone” venne abbandonato perché, benché funzionante, non offriva un mezzo pratico per la propulsione dei missili aviolanciabili o basati a terra ma soprattutto per il fatto che la produzione di una simile arma avrebbe provocato una corsa agli armamenti con l’Unione Sovietica dagli esiti incerti.

In effetti le problematiche ambientali, che riguardavano la scia radioattiva che il missile si sarebbe lasciato dietro, vennero viste più come un terrificante ma efficace effetto collaterale piuttosto che un difetto.

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