Guerra /

Nelle ultime ore video provenienti da osservatori casuali pubblicati sul web mostrano il relitto fumante di un cacciabombardiere russo tipo Sukhoi Su-34M, l’ultima versione del noto velivolo da attacco al suolo in forza nelle forze aerospaziali russe (Vks – Vozdushno-Kosmicheskiye Sily).

La mattina del 18 luglio, il corrispondente russo Yevgeny Poddubny ha pubblicato un video in cui afferma che le difese aeree della Repubblica Popolare di Luhansk (Lpr) hanno colpito e abbattuto un velivolo ucraino sopra Alchevsk, a ovest di Luhansk. Il video mostra una ripresa notturna, con una palla di fuoco che progressivamente attraversa le nubi e impatta il suolo. L’indomani sono comparsi nuovi filmati che mostrano il relitto del velivolo, in cui si può notare molto chiaramente le insegne di nazionalità russe e la matricola militare (RF-95890), che lo identifica appunto come la versione M del Su-34 (caccia che, comunque, è in forza solo all’aeronautica russa in questo conflitto).

Non sono stati segnalati altri abbattimenti nell’area, il che implica che esista un’alta possibilità che i due video siano collegati, con il secondo che mostra le conseguenze di quanto avvenuto nella notte.

C’è chi pensa, pertanto, che possa trattarsi di un caso di “fuoco amico”, in quanto molto difficilmente l’esercito ucraino potrebbe colpire un bersaglio ad alta quota coi suoi assetti missilistici antiaerei a medio raggio nel cielo dell’oblast di Luhansk: in questa fase del conflitto Kiev li ha spostati più a occidente per cercare di ostacolare i raid notturni dei caccia russi, che non usano solo missili da crociera ma anche munizionamento a caduta libera per colpire le retrovie ucraine.

Secondariamente il comando delle forze aeree ucraine non ne ha rivendicato la distruzione, come invece ha fatto per un caccia Su-35 delle Vks che è stato abbattuto sopra Nova Kakhovka nella giornata del 19. Sappiamo che in quel caso, avvenuto di giorno in quello che sembra essere un tardo pomeriggio o prima mattina, c’è una conferma visiva dell’abbattimento dell’aereo e che il pilota è riuscito a lanciarsi. Sui social network è stato diffuso anche il video dell’areo che precipita, che però non è possibile identificare. Nel messaggio allegato al video, si afferma che il Su-35 è stato abbattuto nell’area di Lyubimivka, nel distretto di Kakhovka della regione di Kherson. Fattore che rende più plausibile che sia stato colpito dalle difese aree missilistiche ucraine.

Tornando al caso del Su-34M la possibilità che si tratti di fuoco amico non è da escludere: le Vks hanno avuto problemi simili anche nel conflitto in Georgia del 2008 a causa delle carenze nelle dotazioni di dispositivi di identificazione “amico/nemico” (in gergo aeronautico Iff – Identification Friend or Foe). In quella breve guerra le forze aeree russe e le difese aeree hanno dimostrato di avere scarso coordinamento e poca comunicazione: la Russia ha perso sei aerei in Georgia, ma solo due sono stati abbattuti dalla reazione georgiana. Il fuoco amico ha abbattuto tre o quattro dei sei aerei che la Russia ha perso in guerra. I sistemi Iff, infatti, non funzionavano in modo corretto, inoltre la gestione dello spazio aereo era alquanto caotica e avere velivoli di fabbricazione sovietica da entrambi i lati creava confusione sul campo di battaglia. Come ha ricordato il generale Vladimir Shamanov, oggi generale in pensione delle Vdv (Vozdushno-Desantnye Voyska), le forze aviotrasportate russe, sappiamo che “in Ossezia del Sud il sistema Iff in effetti non funzionava ed era molto difficile per le nostre unità riconoscere l’equipaggiamento che stavano vedendo: il nostro o il georgiano”.

Certamente da allora sono passati molti anni, e le Vks hanno fatto tesoro dell’esperienza fatta in Georgia, però i problemi legati all’identificazione possono persistere sul campo di battaglia ucraino, perché anche in questo caso ci si trova davanti a (circa) gli stessi assetti da entrambe le parti in lotta. Il problema non è tanto il segnale Iff della nuova suite elettronica Sh141 comprendente anche il radar del Su-34M, quanto la “libreria” dei sistemi missilistici da difesa aerea, ovvero il “registro delle segnature” degli Iff russi.

Sappiamo che i moderni Pantsir-S ed S-400 hanno “librerie” aggiornate, per così dire, sebbene nulla di paragonabile coi sistemi occidentali, mentre i più vecchi Buk, largamente usati nel conflitto da entrambe le parti, no. Qualcosa che si è reso particolarmente evidente anche in Siria, quando a settembre del 2018 una batteria di vetusti S-200 siriani ha colpito e abbattuto un quadrimotore russo Il-20M da ricognizione elettronica durante uno dei tanti raid delle forze aeree israeliane. I velivoli russi sono quindi particolarmente vulnerabili al “fuoco amico” dei sistemi missilistici antiaerei, ma non solo: le “librerie” degli Iff non sono molto aggiornate nemmeno sui caccia. Sappiamo infatti che durante un’esercitazione a fuoco avvenuta nel 2021 un caccia Su-35 ha abbattuto per errore un Su-30.

Ci sono stati casi simili anche nelle forze aeree occidentali, sebbene più lontani nel tempo: per esempio durante il conflitto in Vietnam quando due missili antiradar Shrike, lanciati durante un attacco aereo sul porto di Haiphong il 15 aprile 1972, hanno colpito l’incrociatore Uss Worden (CG-18) uccidendo un membro dell’equipaggio e ferendone altri nove. Il pilota del caccia statunitense in quella occasione ha interpretato i segnali del radar dell’incrociatore come un sito Sam (Surface to Air Missile) del Vietnam del Nord. Più recentemente, durante la Prima Guerra del Golfo, un missile antiradar Harm lanciato da un F-4G “Wild Weasel” dell’U.S. Air Force ha colpito la coda di un bombardiere B-52G che stava volando in coppia con un secondo velivolo nello spazio aereo iracheno a bassissima quota per evitare il tiro dell’artiglieria antiaerea e dei missili terra-aria. In quella occasione l’F-4, che doveva scortare i bombardieri eliminando le difese aeree nemiche, ha lanciato il missile “alla cieca” scambiando il radar delle mitragliatrici di coda del B-52 per una batteria missilistica irachena, dimostrando quindi ancora una volta come il problema delle “librerie” Iff sia fondamentale in campo aeronautico. In quel caso, però, il bombardiere è sopravvissuto all’esplosione dello Harm sebbene gravemente danneggiato e ha potuto fare rientro alla base di Jedda, in Arabia Saudita.

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