Si tratterebbe della prima intercettazione avvenuta in Siria, dopo numerosi pattugliamenti ombra, tra i caccia armati statunitensi e russi. Almeno questa è la versione del Pentagono, in merito a quanto accaduto il 16 giugno scorso, quando una coppia di cacciabombardieri russi ha colpito i combattenti siriani sostenuti dalla Casa Bianca. Per i militari americani, il raid è da considerare come l’atto più provocatorio dall’inizio della campagna aerea di Mosca in Siria, avvenuto lo scorso anno.Per approfondire: Aerei russi bombardano i ribelli sostenuti dagli UsaQuesta la versione del Pentagono. Vicino al confine giordano, nel sud della Siria nei pressi del valico di Al Tanf, è stata allestita una base dell’opposizione moderata siriana, supportata dagli Stati Uniti. L’area è particolarmente distante dal teatro operativo dell’aviazione russa. La base ospita circa 180 ribelli del programma train and equip del Pentagono. Per la sua posizione isolata, l’area non è pattugliata dai caccia statunitensi: è ritenuto un presidio di confine “sicuro”. Quando, però, iniziano a cadere le prime bombe sulle infrastrutture dei ribelli, i cieli sopra la base diventano particolarmente affollati.I ribelli avvisano immediatamente il centro di comando degli Stati Uniti in Qatar, dove il Pentagono coordina la forza aerea contro lo Stato islamico, comunicando di essere sotto il fuoco dell’aviazione nemica. Gli Usa fanno decollare in scramble da una delle due portaerei nel Mediterraneo due cacciabombardieri F-18. La conferma della minaccia aerea arriva pochi minuti dopo: cacciabombardieri Su-34 Fullback russi sono in attività un’area mai prima di allora interessata dal Cremlino. Al fine di evitare incidenti, i caccia Usa contattano quelli i russi tramite il canale di comunicazione d’emergenza istituito proprio per scongiurare possibili escalation nella regione. Il Pentagono non dirama il contenuto della conversazione radio tra gli equipaggi: in realtà si ignora se i russi abbiano risposto. Washington e Mosca, lo scorso ottobre, hanno stabilito un canale di emergenza come parte del memorandum d’intesa siglato per la sicurezza in volo. I Su-34 sospendono comunque il bombardamento e sembrano abbandonare l’area. Pochi minuti dopo, anche gli F / A-18 americani, ormai a secco, lasciano l’area per rifornirsi da un’aerocisterna. È in quel lasso di tempo, che i Su-34 ripiombano sulla base di Al Tanf, con un secondo e devastante attacco (i  Fullback possono colpire obiettivi da un’altitudine superiore ai 5.000 metri con assoluta precisione).Quasi tutti gli attacchi aerei russi nel corso degli ultimi nove mesi si sono concentrati sulla Siria settentrionale, nella regione intorno ad Aleppo, la seconda città più grande del paese. Gli americani, invece, hanno concentrato i propri raid contro le posizioni dello Stato islamico nella Siria orientale.Secondo i militari americani, l’attacco aereo russo contro la piccola base ribelle sarebbe stato effettuato per fare pressione agli Stati Uniti. Mosca ha da tempo richiesto agli Usa di coordinare la campagna aerea in Siria, condividendo le informazioni di targeting. L’amministrazione Obama ha sempre respinto la proposta, vista come una consacrazione del regime di Assad.I funzionari del Pentagono, in passato, hanno più volte ribadito che  l’esercito americano avrebbe difeso le forze addestrate sul terreno se minacciate dal governo di Assad. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, venerdì scorso, ha confermato il raid, precisando però che è difficile distinguere dall’aria i gruppi ribelli che rientrano nel cessate il fuoco dai terroristi. Putin ha chiesto un’ampia coalizione internazionale per combattere lo Stato islamico, insistendo sul coinvolgimento di Assad, descritto come un baluardo contro il terrorismo.Eventuali interventi stranieri – ha ribadito Putin – devono essere soggetti all’approvazione del leader siriano.Ritornando all’intercettazione di giovedì scorso su Al Tanf, non è chiaro cosa sia realmente accaduto e quanto gli equipaggi abbiano davvero sfiorato lo scontro. Da rilevare, infine, un dettaglio non di poco conto. Pubblicamente gli Usa hanno sempre affermato che avrebbero protetto le forze siriane moderate, ma il Comando Centrale non ha mai reso noto le regole di ingaggio sulla Siria. Ciò potrebbe significare, non sarebbe il primo caso, che i caccia americani potrebbero aprire il fuoco solo ed esclusivamente per auto-difesa. In quel caso, però, si aprirebbero altri retroscena ed inevitabili conseguenze.

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