L’Iran sarebbe responsabile dell’invio illegale di carburante agli Houthi per finanziarne la guerra contro le forze governative yemenite. Questa è la dura accusa rivolta a Teheran in un rapporto per l’anno 2018, presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo la ricostruzione fornita dagli esperti Onu il petrolio verrebbe caricato nei porti iraniani con falsa documentazione, in modo da aggirare i controlli dell’organizzazione internazionale.

In seguito, i proventi della vendita del carburante verrebbero destinati agli Houthi. L’operazione sarebbe possibile grazie all’esistenza di società di copertura, dislocate sia sul territorio yemenita sia all’estero.

L’Iran e la guerra in Yemen

Non è la prima volta che l’Iran viene accusato di sostenere i ribelli Houthi, finanziando la loro guerra contro lo Yemen. In un precedente rapporto, gli esperti Onu avevano rivelato di avere aperto un’indagine su donazioni di carburante, effettuate da Teheran su base mensile, per il valore di 30 milioni di dollari.

I dubbi sul legame tra Iran e Houthi erano sorti già nel 2017. Secondo un documento confidenziale delle Nazioni Unite del novembre 2017, erano iraniani anche i missili balistici lanciati dai ribelli yemeniti contro l’Arabia Saudita. I razzi sarebbero stati consegnati in pezzi e, successivamente, assemblati dagli ingegneri degli Houthi.

Dall’Iran allo Yemen

Inizialmente, la strategia dell’Iran consisteva nell’inviare armi e consiglieri agli Houthi direttamente in Yemen, oppure attraverso la Somalia. Una rotta rischiosa, perché le imbarcazioni iraniane potevano facilmente entrare in contatto con le navi internazionali di pattuglia nel golfo di Oman e nel Mar Arabico.

Per ovviare a questo problema, a partire dal marzo 2017, Teheran ha iniziato a seguire una nuova rotta, attraverso le acque internazionali del Golfo, situate tra il Kuwait e l’Iran, aggirando così il provvedimento di embargo sulla spedizione di armi agli Houthi, imposto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 14 aprile 2015.

Durante il percorso, le navi iraniane trasferiscono le attrezzature a imbarcazioni più piccole nelle acque territoriali del Kuwait e nelle vicine rotte di navigazione internazionali, nelle quali il rischio di incappare in controlli è minore. 

L’Iran e le proxy war

Fin dalla nascita della repubblica islamica, l’Iran ha sempre mirato a diffondere i principi della rivoluzione sciita al di fuori dei confini nazionali. Il principale strumento utilizzato dall’Iran per espandere la sua presenza in Medio Oriente è stato quello delle cosiddette guerre “per procura”, soprattutto finanziando le milizie sciite.

Per decenni, dunque, Teheran ha coltivato relazioni con i gruppi sciiti all’interno dei Paesi che riteneva importanti per la propria sicurezza nazionale, tra i quali Afghanistan, Iraq, Libano, Pakistan, Siria e Yemen.

In Yemen, in particolare, l’Iran è intervenuto nella guerra civile fornendo armi ai ribelli, finanziandoli e addestrandoli. Una loro vittoria significherebbe, per Teheran, iniziare a ridefinire gli equilibri di potere in Medio Oriente. L’Iran, così come la coalizione a guida saudita, che combatte in Yemen a fianco delle forze governative, mira a stabilire il proprio controllo nel Paese, ampliando così l’influenza sciita nella regione, a scapito di quella sunnita promossa da Riad. 

La guerra civile yemenita

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità al potere: i ribelli Houthi, un gruppo zaidita sciita, e le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

La situazione dello Yemen è aggravata dalla partecipazione al conflitto di attori esterni. Da un lato, vi è la coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, che combatte a fianco del presidente Hadi. Dall’altro lato l’Iran, che invia segretamente rifornimenti e armi ai ribelli.

L’Iran ha sempre respinto le accuse di armare i ribelli, definendole infondate. Al contrario, Teheran accusa l’Arabia Saudita di aver peggiorato la crisi yemenita. Tutto ciò in una situazione catastrofica, definita dalle Nazioni Unite “la peggiore crisi umanitaria al mondo”. 

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