Da Mosul. La guerra sui tetti con la bandiera nera che sventola a poche decine di metri, Mosul ridotta in macerie come Stalingrado, il fiume di profughi in fuga, i feriti dei feroci scontri e le minacce all’Italia sono immagini simbolo scattate durante il mese appena trascorso in prima linea nella capitale del Califfo in Irak. Cartoline dall’inferno di una battaglia, che segna l’inizio della fine dello Stato islamico. Un pericoloso reportage realizzato grazie a voi lettori, sostenitori degli Occhi della guerra.[Best_Wordpress_Gallery id=”456″ gal_title=”Avanzata 1″]Pubblichiamo alcuni degli scatti più significativi, che non danno solo l’idea della battaglia per liberare Mosul, ma rimarranno per sempre impressi nei ricordi di guerra di chi scrive. Come i due agenti speciali della polizia federale irachena che sparano sul tetto, dove si annidano le bandiere nere. Si sono avvicinati in silenzio alla postazione di tiro incappando in una schiera di galline che svolazzavano da tutte la parti cancellando l’effetto sorpresa.Mosul ovest è ridotta a un cumulo di macerie nelle zone più aspre dei combattimenti verso la città vecchia. Una Stalingrado delle bandiere nere dove si combatte casa per casa. Caccia, droni e artiglieria spianano la strada alle forze di sicurezza irachene riducendo i palazzi a scheletri di cemento armato, ma le bandiere nere si annidano fra i ruderi e combattono fino alla morte. Una delle tattiche di battaglia più usate è il kamikaze al volante di un’autobomba, che va a schiantarsi come un ariete contro la prima linea irachena. Due auto minate sono scoppiate a meno di duecento metri da noi sollevando nuvole di fumo bianco e palle di fuoco verso il cielo con un boato terrificante. Le forze irachene hanno perso migliaia di uomini nell’offensiva iniziata lo scorso settembre. Segreto il numero esatto, ma in un avamposto preso d’assalto dai seguaci del Califfo in poche ore è stato ferito un terzo del reparto in uno scontro ravvicinato a colpi di bombe a mano. A un certo punto abbiamo pensato, sia soldati sia giornalisti, di venire travolti e uccisi o catturati dalle bandiere nere. Poi siamo riusciti a evacuare in maniera rocambolesca con i feriti trasportati in spalla e difesi a raffiche di mitra dai commilitoni ancora in piedi.[Best_Wordpress_Gallery id=”457″ gal_title=”Avanzata 2″]Nel fiume di profughi che ogni giorno scappa da Mosul le donne sono ancora coperte dal velo dalla testa ai piedi e molti uomini danno l’impressione di avere appena gettato alle ortiche la divisa nera dei seguaci del Califfo. Però le nonne invalide trasportate in carriola oppure i bambini con la bandiera bianca in fuga in mezzo ai proiettili ti stringono il cuore.

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