Sabato 19 marzo il Ministero della Difesa russo ha diffuso un video in cui viene mostrato l’effetto di un presunto bombardamento effettuato con un missile ipersonico Kh-47M2 Kinzhal.

Il vettore avrebbe colpito un grande deposito sotterraneo di missili e munizioni aeronautiche delle truppe ucraine nel villaggio di Delyatyn, nella regione di Ivano-Frankivsk, nella parte occidentale dell’Ucraina. Le immagini diffuse dai russi sono state riprese da quello che sembra essere un drone e mostrano un paesaggio innevato, con una serie di lunghi edifici di cui uno viene colpito generando una grande esplosione.

Il Kh-47M2 è un ALBM (Air Launched Ballistic Missile) ovvero un missile balistico lanciabile da aereo, con capacità nucleare, probabilmente derivato dal vettore 9M723-1 utilizzato dal sistema Iskander-M. La sua testata può essere di due tipi: nucleare, di potenza per il momento ignota, e convenzionale avente un carico bellico di 480 chilogrammi circa. Entrato in servizio nel 2017, il Kinzhal può essere lanciato, per il momento, solo da un cacciabombardiere appositamente modificato, il MiG-31K, anche se la Russia ha diffuso la notizia che la sua integrazione sul bombardiere Tupolev Tu-22M3 è in corso di sviluppo. Il Kh-47M2 ha una gittata dichiarata di 1500/2000 chilometri, una lunghezza di otto metri, con un diametro massimo del corpo del missile di un metro e un peso al lancio, stimato, di circa 4300 chilogrammi.


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Il missile è pensato per distruggere le difese aeree avversarie grazie alla sua capacità di manovra, che a dire il vero non sembra essere esasperata, e alla sua alta velocità (fino a Mach 10, ovvero 10 volte la velocità del suono). Il fatto di essere lanciato da MiG-31 permette di raggiungere alta velocità e quota già prima dello sgancio: in questo modo il Kinzhal può aumentare la sua gittata rispetto al “parente” lanciato da terra (l’Iskander-M). Vale la pena ricordare che la designazione russa del Kinzhal come missile “ipersonico” è alquanto fuorviante, poiché quasi tutti i missili balistici raggiungono velocità ipersoniche (cioè sopra Mach 5) ad un certo punto durante il volo come abbiamo già avuto modo di dire. Attualmente la Russia dispone solo di poche piattaforme di lancio per il Kinzhal: si suppone siano solo 11 i MiG-31 modificati nella versione K, e uno è andato sicuramente perduto in un incidente in atterraggio a fine gennaio nella regione di Novgorod. Il numero dei Kinzhal nell’inventario delle Vks (Vozdushno-Kosmicheskie Sily), le forze aerospaziali russe, è invece sconosciuto, ma gli analisti occidentali ritengono che la Russia non ne possegga molti.

Almeno un MiG-31K armato con questo vettore ipersonico è stato visto arrivare nell’oblast di Kaliningrad qualche giorno prima dello scoppio del conflitto in Ucraina: lo scorso 7 febbraio un caccia di questo tipo è stato visto atterrare alla base aerea Kaliningrad Chkalovsk, con agganciato, nella classica posizione ventrale, un Kh-47M2. Qualche giorno dopo lo stesso binomio Kinzhal/MiG-31 è stato visto in Siria, quando verso il 14 febbraio sono giunti a Hmeimim per un’importante esercitazione aeronavale che ha visto la partecipazione anche di alcuni Tu-22 armati di missili da crociera antinave.

Tornando all’utilizzo del missile ipersonico in Ucraina, che a quanto pare è stato confermato anche da fonti occidentali, c’è qualcosa nella narrazione di Mosca che non torna. Innanzitutto le riprese video. Le immagini diffuse dal Cremlino sono di un drone, e ci risulta difficile pensare che uno UAV (Unmanned Air Vehicle) russo possa operare impunemente nello spazio aereo ucraino così a ovest rispetto alla linea del fronte: Ivano-Frankivsk, e in particolare il villaggio di Delyatyn, è situata a circa 200 chilometri a est del confine tra Ucraina e Polonia/Slovacchia, in una porzione di spazio aereo dove la già scarsa superiorità aerea russa è praticamente assente, in quanto sino a oggi le operazioni ivi effettuate hanno visto l’utilizzo esclusivo di missili da crociera, lanciati quindi da distanza notevoli, sia dal mare sia dall’aria. Le difese aeree ucraine non sono state spazzate via: i sistemi missilistici antiaerei, anche di lungo raggio come gli S-300, sono ancora in possesso delle forze armate di Kiev, insieme ai Buk e ad altri di portata inferiore, quindi avrebbero potuto facilmente individuare il drone e abbatterlo.

In secondo luogo, abbiamo avuto modo di parlare con una fonte che in questo momento si trova in Ucraina nella zona di Leopoli, che, entrata in contatto diretto con chi ha avuto modo di parlare con testimoni oculari, ci riferisce che “alcuni giornalisti che si erano recati nei pressi dell’attacco hanno segnalato come gli abitanti delle zone limitrofe hanno dichiarato di non aver sentito nessuna grossa esplosione”.

Il sito The Drive va oltre e asserisce di aver smentito quanto è stato diffuso dal Ministero della Difesa russo: hanno infatti recuperato immagini satellitari da Planet Labs, che mostrano che quanto si vede nel video è successo in un’area rurale pesantemente bombardata nell’estremo oriente dell’Ucraina, quindi secondo loro, ma anche secondo noi per quanto detto sino qui, è molto improbabile che quanto mostrato da Mosca rappresenti l’effettivo utilizzo di un missile Kinzhal, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato o meno in quella giornata.

In ogni caso, l’utilizzo del Kinzhal, più che un segnale alla NATO e all’Occidente in generale, rappresenta un test bellico di un nuovo sistema d’arma, come se ne sono sempre fatti durante i conflitti, e come ha già fatto la Russia durante la campagna in Siria, quando si sono visti comparire, brevissimamente, anche i caccia di quinta generazione Sukhoi Su-57.

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