L’avanzata russa nel quadrante orientale dell’Ucraina sarà pure lenta, contrassegnata da piccole conquiste progressive, ma allo stesso tempo risulta maledettamente efficace. Quello che fino a pochi giorni fa veniva descritto come un esercito apparentemente allo sbaraglio ha ridimensionato i suoi obiettivi e adesso non sembra più conoscere ostacoli.

La situazione è paradossale. Da un lato, infatti, i bollettini dell’intelligence londinese raccontano di un importante aumento delle vittime tra le fila dei giovani russi, con conseguenti crolli di morale, e della possibilità ucraina di realizzare mirate controffensive, soprattutto negli oblast di Kherson e Zaporizhia. Dall’altro risuonano gli appelli di Kiev, secondo cui le forze del Cremlino avrebbero conquistato il 95% della regione di Lugansk e sarebbero prossime alla presa della città di Severodonetsk.

La concentrazione delle risorse nella battaglia di Severodonetsk può effettivamente spingere la Russia a scoprirsi nel quadrante meridionale e nell’area di Kharkiv ma, in generale, la road map di Vladimir Putin appare ben scandita. Da qui ai prossimi giorni, se non ore, Mosca dovrà prendere possesso di Lugansk, mentre entro luglio di Donetsk, e quindi dell’intero Donbass.



La prossima fase della guerra

Il Guardian, analizzando il modus operandi russo proprio nel Donbass, si è interrogato su come potrebbe essere caratterizzata la prossima fase del conflitto. La battaglia nel Donbass sta ponendo i difensori ucraini di fronte ad un dilemma mortale: mantenere la propria posizione, nonostante i bombardamenti a tappeto e l’aumento del numero delle vittime, oppure ritirarsi, rischiando tuttavia di concedere il via libera territoriale agli avversari.

In base a questa considerazione, il Cremlino ripeterà le stesse tattiche adottate a Severodonetsk e dintorni anche per le offensive future? È importante provare quanto meno a fornire una risposta ad un simile quesito. Anche perché sopraggiungono notizie di un gran numero di truppe, artiglieria e lanciarazzi che si stanno radunando attraverso il confine nei pressi della città russa di Kursk, in un’area che confina con la provincia ucraina di Sumy. Ma c’è subito spazio per un altro interrogativo: che cosa faranno le truppe russe una volta che avranno assunto il controllo di Severodonetsk? Tenteranno, per caso, di attraversare il fiume Siverskyi Donets?

Prossimi obiettivi

Al di là del fatto che i russi decidano di attraversare o meno il fiume Siverskyi Donets, è lecito supporre che le forze del Cremlino si stiano preparando per spingere verso nord. Mosca sta, non a caso, raggruppando uomini e contingenti nei prezzi della città di Izyum, probabilmente per colpire Slovyansk e costruire così un ponte ferroviario vicino a Kupyansk, in modo tale da facilitare il movimento di truppe e attrezzature nell’area.

Resta da chiedersi quale impatto avrà la guerra di logoramento fin qui combattuta da entrambe le fazioni sul proseguo del conflitto. In particolare, dopo le perdite subite nel Donbass – e quelle che probabilmente seguiranno nelle prossime ore – non sappiamo quali saranno le capacità ucraine di difendersi e contrattaccare. “Dopo quasi cento giorni di guerra”, ha scritto Michael Clarke del Royal United Services Institute sul Times, “l’offensiva russa in Ucraina sta finalmente iniziando a sembrare più coerente, se non ancora strategicamente saggia o sostenibile”. Concentrando i loro sforzi in obiettivi più piccoli, l’esercito russo ha dimostrato di essere in grado non solo di far malissimo a Kiev, ma anche di ottenere pesanti vittorie strategiche.

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