Le foto con la moglie e i figli, il numero della carta d’identità e del passaporto: il collettivo degli attivisti Informnapalm, guidato dal giornalista ucraino Roman Burko e dall’esperto militare georgiano Irakli Komaxidze, che unisce gli sforzi di oltre 30 volontari provenienti da oltre 10 Paesi, ha reso nota l’identità di quello che l’esercito ucraino ritiene essere uno dei “boia” responsabili del massacro Bucha, il maggiore Alexey Yurievich Bakumenko. Il condizionale e la prudenza, vista la parzialità della fonte citata, è assolutamente d’obbligo, preso atto che la vicenda presenta ancora molti lati oscuri difficili da esaminare e appurare, come ha ben spiegato il giornalista Toni Capuozzo in un lungo post pubblicato su Facebook e come ha osservato anche Fausto Biloslavo in questi giorni. Ciò che non è in discussione è che quei civili morti sulle strade della cittadina alla periferia di Kiev esistono e non sono una finzione: chi li ha uccisi e come, tuttavia, è ancora da appurare con assoluta certezza, nonostante le immagini satellitari fornite dal New York Times diano un indizio non da poco e sulla quale basare, un domani, un’indagine internazionale.

Chi è Alexey Bakumenko?

Secondo Informnapalm, Bakumenko avrebbe rilasciato un’intervista alla rete televisiva Russia Today, nella quale affermerebbe che “il territorio dal fiume Irpin verso Kiev per 5 km” è “sotto il controllo delle truppe russe”. Al momento, spiegava, “le unità del Corpo dei Marines stanno effettuando operazioni di ricognizione e perquisizione, di bonifica degli insediamenti con l’ulteriore compito di prendere piede in questi insediamenti e quindi agire agli ordini del comando superiore. Il mio bisnonno ha vissuto l’intera seconda guerra mondiale e fino al 1953 ha combattuto contro i banderisti attraverso le foreste ucraine. Ora sono un glorioso successore di questa tradizione”, afferma il maggiore russo. In queste brevi dichiarazioni e in quel riferimento alle “operazioni di bonifica”, secondo alcuni, ci sarebbe l’ammissione, fra le righe, di aver compiuto il massacro. Non è da escludere. Va detto, tuttavia, che anche la controparte ucraina ha usato più o meno le stesse parole quando, il 2 aprile, la Guardia nazionale, le forze armate dell’Ucraina e le forze di difesa territoriale annunciavano di “ripulire gli insediamenti nei distretti di Bucha, Vyshhorod e Brovary della regione di Kiev”.

Ma torniamo al maggiore Bakumenko e al “mistero” che avvolge la sua identità. Come spiega La Repubblica, l’intervistato si è qualificato come il maggiore Aleksiej Szabulin, ufficiale della fanteria di marina: un corpo scelto simile ai marines statunitensi. Una serie di siti ucraini usando software di riconoscimento facciale sostengono invece che il nome sia falso: si tratterebbe appunto del maggiore Aleksei Bakumenko, appartenente alle truppe da sbarco e veterano della guerra di Siria. La marina sarebbe entrata in azione poco prima della ritirata dei russi, che risale al 31 marzo scorso quando il sindaco della città ne annunciava la liberazione. Secondo fonti ucraine, Bakumenko sarebbe originario di Vladivostok e avrebbe frequentato la Makarov Pacific Higher Naval School. Al momento, ricoprirebbe la carica di assistente capo del dipartimento delle operazioni della 520a brigata dell’OKVS (Flotta del Pacifico, Kamchatka).



Chi sono i soldati russi accusati

Come ha scritto Mauro Indelicato sulle colonne di questa testata, fra gli indiziati del massacro di Bucha ci sono anche gli uomini della 64esima brigata. In alcune immagini si nota un gruppo di ragazzi con la divisa dell’esercito russo tenere in mano una bandiera della Repubblica di Sacha-Jacuzia. Si tratta della più grande repubblica federata alla Russia ed è una delle entità amministrative che compone il complesso mosaico politico dell’estremo oriente russo. E in effetti la brigata è stanziata nel Territorio di Chabarovsk, altra entità amministrativa dell’estremo oriente confinante con la Jacuzia. Si tratterebbe dunque di personale inviato da Mosca in Ucraina direttamente dall’estremo oriente. Entrati dalla Bielorussia, gli uomini della 64esima brigata si sono attestati a Bucha in attesa probabilmente di partecipare a un assalto su Kiev che poi non si è mai avverato.

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