Tra i comandanti ceceni delle forze paramilitari e dei miliziani inviati dal “satrapo” di Grozny Ramzan Kadyrov in sostegno all’invasione russa dell’Ucraina uno dei volti più noti è quello di Hussein Mezhidov, ufficiale di primo livello della Rosgvardia, la guardia nazionale.

Mezhidov, secondo i dati dell’intelligence su fonti aperte riconducibile alle immagini di prima mano, ai canali Telegram e a immagini pubblicati su Twitter, sarebbe stato presente nella città di Bucha, al centro del dibattito negli ultimi giorni per la questione del presunto massacro denunciato dagli ucraini dopo la riconquista della città.

Riconoscibile per la foltissima barba, pronunciata persino per la pur tipica presenza dei militari ceceni, Mezhidov è comparso nelle ultime settimane in molti video di propaganda delle unità cecene schierate in Ucraina da Vladimir Putin sul fronte occidentale. Le forze cecene, com’è noto, stanno muovendosi su due fronti: a Sud, a Mariupol, partecipano all’assedio della città confrontadosi direttamente con le unità della Guardia Nazionale Ucraina legate al Battaglione Azov; a Ovest, invece, si muovono con compiti di polizia militare nei territori occupati. E il nome di Mezhidov è tornato alla ribalta nei giorni in cui si parla delle possibili responsabilità per il massacro di cui gli ucraini accusano i russi per la responsabilità.

Non si hanno dati precisi sull’età di Mezhidov, che sembrerebbe dalle immagini aggirarsi tra i 35 e i 40 anni, vicina dunque a quella di Kadyrov, fedelissimo di Putin, il che lo farebbe appartenere alla generazione di pretoriani del potere putiniano in Cecenia cresciuti nelle accademie militari, nella burocrazia e nelle istituzioni dell’ex regione separatista dopo la brutale normalizzazione imposta da Mosca alla regione a inizio secolo. Mezhidov appare su Telegram, Twitter e perfino TikTok in diversi video di propaganda ed è da ritenere un comandante molto vicino a Kadyrov che a più riprese posta immagini contenenti i suoi proclami guerreschi, sovente incendiari e senza mezze misure.

Il 26 febbraio scorso, quando Kadyrov ha confermato lo schieramento di truppe cecene in Ucraina, ha pubblicato proprio un video di Mezhidov intento a innalzare la bandiera russa in una base militare ucraina. L’intelligence ucraina, secondo quanto riportato dal The Odessa Journal, indica Mezhidov come il comandante del 249esimo reparto di Fanteria Motorizzata del Battaglione Sud della Rosgvardia cecena, intitolato al generale Georgij Zhukov, conquistatore di Berlino nel 1945. Politico lo ha invece segnalato come a capo del 141esimo reparto della medesima unità.


Le due cose potrebbero non contraddirsi dato che proprio la testata di Odessa diretta dall’italiano Ugo Poletti ricorda che il primo comandante del 141esimo reparto Magomed Tushaev sarebbe caduto in battaglia nella regione di Gostomel proprio il 26 febbraio scorso. Non è implausibile che Mezhidov possa aver dunque preso controllo di entrambe le unità, muovendosi dunque a cavallo delle zone occupate dai russi nelle retrovie di Kiev nelle prime settimane di guerra. Mezhidov era indicato in quella fase di inizio guerra come intento a muoversi attorno al villaggio di Babyntsi, paese di meno di 3mila anime che si trova a una ventina di chilometri dalla famigerata Bucha.

Il 3 marzo Mezhidov, nella medesima zona, appare in un video in cui annuncia di aver disarmato 2.500 militari ucraini mostrando le armi catturate al nemico; il giorno successivo, è invece apparso in un video con una scena di propaganda che lo vede intento ad abbracciare dei bambini e a confortare civili di lingua russa. Secondo alcune fonti Mezhidov e le sue truppe sarebbero state coinvolte in pesanti battaglie ai confini di Irpin e Bucha nei giorni in cui i due centri andavano sotto assedio.

Fonti di opposizione cecena il 7 marzo successivo, invece, hanno detto che Mezhidov e gli altri Khadyrovites si troverebbero a 30 km dal fronte, e sarebbero stati schierati nelle retrovie assieme alle loro truppe, 1.200 uomini in tutto, per la scarsa efficacia in combattimento. Per la precisione, essi sarebbero stati proprio segnalati a Gostomel dove Mezhidov avrebbe alzato la bandiera nei primi giorni di battaglia.

Come sottolineato da Wired, analizzando un video di Kadyrov dei primi giorni di guerra “l”amministratore delegato di Tactical Systems – una società che si occupa di addestramento delle forze dell’ordine e militari – ha fatto uno screenshot al volto del soldato e si è messo al lavoro. In circa un’ora, utilizzando i servizi di riconoscimento facciale disponibili a chiunque online, è riuscito a stabilire che il soldato era probabilmente Hussein Mezhidov”, che da allora in avanti è stato pedinato passo dopo passo. Tanto da esser stato addirittura per morto dopo alcuni giorni di assenza.

Il 2 aprile scorso Mezhidov è ricomparso in video, proprio in tempo per tornare al centro del mirino dopo la scoperta dei morti di Bucha. Il fatto che l’attività di polizia militare dei ceceni della Guardia Nazionale Russa sia, di fatto, di controllo e pulizia del territorio, unitamente alla notevole efferatezza dei combattendi di Kadyrov, ha portato a sospetti che farebbero coincidere la presenza dei militari caucasici in luogo con l’operazione di terrore di cui la Russia è accusata. Ma per Mezhidov, come per tutti gli uomini di Kadyrov, non abbiamo conferme reali né della loro effettiva qualità sul campo di battaglia né del loro ruolo come strumenti della repressione. Capire a che punto si fermi una propaganda spesso esagerata da parte cecena e dove inizi la realtà dei fatti è difficile. Specie quando si parla di figure come Mezhidov di cui è difficile capire molto al di là di quanto emerge dalle fonti aperte.

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