“Siamo riusciti a trovare anche l’indirizzo di casa del boia russo”, hanno scritto i volontari di UniformNapalm pubblicando un’enorme mole di informazioni relative alle brigate russe ritenute responsabili del massacro di Bucha.

Il “boia russo”, secondo questa lettura, ha un nome e un cognome. Si chiama Omurekov Azatbek Asanbekovich, ha 41 anni e guida l’unità militare 51460, 64esima brigata di fucilieri motorizzati, nelle vesti di Tenente Colonnello. Sono state pubblicate anche alcune immagini che ritraggono l’uomo, occhi stretti e lunghi tipici dei buriati, assieme ai membri della sua unità.

Asanbekovich apparterrebbe, dunque, alla minoranza etnica di origine mongola dei buriati presente in Buriazia. Per prender parte all’operazione militare speciale in terra ucraina sarebbe partito da Knyaze-Volkonskoye, territorio situato a Khabarovsk, nell’estrema Russia orientale. Nella Russia lontana da Mosca e San Pietroburgo, da una delle periferie del Cremlino incubatrice di giovani e giovanissimi spediti sul fronte a combattere contro le forze di Kiev.



Dalla Russia profonda all’Ucraina

Sappiamo pochissimo di Asanbekovich. Le uniche e rare informazioni sul suo conto provengono dai documenti diffusi dal Ministero della Difesa ucraino, i quali incastrerebbero il tenente assieme ad altri soldati, circa un centinaio e incolonnati in un elenco di nomi lungo 87 pagine. Resi noti anche il numero di telefono di ogni singolo soldato, con tanto di data di nascita, indirizzo mail e di residenza. Le informazioni sono state rilanciate anche dagli attivisti di Anonymus.

Il presunto “boia russo” abiterebbe nel distretto orientale russo di Khabarovsk, mentre il suo numero di telefono non risulta più essere attivo, forse spento all’indomani della pubblicazione della lista. Una delle foto di Asanbekovic che circola sul web ritrae l’uomo in tuta mimetica con un carrarmato alle spalle. Le labbra sono carnose, gli occhi, come detto, sono allungati e ricalcano i tratti tipici dei buriati.

“Siamo particolarmente grati alla nostra fonte in Georgia, Irakli Komaxidze, che sta facendo un lavoro eccezionale nell’Osint (Open source intelligence)”, hanno aggiunto i volontari di InformNapalm, spiegando come rintracciare i presunti boia siberiani autori degli orrori di Bucha.

I “macellai” russi

È stato Volodymyr Zelensky a definire i soldati russi operativi a Bucha “macellai”. L’appellativo si è quindi trasferito all’unità 51460 di Asanbekovich, in stanza proprio nella cittadina teatro degli orrori fino al 31 marzo. L’effettivo ruolo svolto dal colonnello giunto dall’estremo oriente della Russia, da una regione collocata a pochi passi dalla Corea del Nord, deve ancora essere verificata in maniera indipendente.

Human Rights Watch ha comunque confermato “apparenti” crimini di guerra avvenuti in aree controllate dalle forze del Cremlino, in particolare nelle regioni di Kiev, Kharkiv e Chernhihiv. Si parla di esecuzioni di massa, stupri, violenze e perfino torture, come dimostrerebbe la stanza delle torture scoperta a Bucha.

Il governo ucraino non ha confermato né smentito le voci su Asanbekovich. Dall’altra parte, Mosca ha negato e continua a negare qualsiasi ruolo dell’esercito russo nell’uccisione dei civili della cittadina ormai tristemente nota in tutto il mondo.

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