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L’intelligence statunitense è al lavoro da tempo. Secondo gli analisti Usa, la Russia non riesce più da sola a soddisfare il fabbisogno delle proprie forze armate impegnate nella guerra in Ucraina. E per questo motivo, dicono da Washington, Mosca sta ricevendo forniture da parte dei Paesi che più di tutti hanno mostrato lealtà nei confronti del Cremlino: Corea del Nord e Iran. Il governo della Federazione Russa ha respinto al mittente le accuse già a settembre. “Vorrei chiedere loro di fornirci delle prove o di riconoscere che stanno diffondendo informazioni inaffidabili”, ha detto l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, al Consiglio di sicurezza Onu.

Il filo che collega Corea del Nord alla Russia

Ma quelle accuse hanno continuato a essere un pilastro della comunicazione Usa anche nei mesi successivi, fino ad arrivare alle dichiarazioni di John Kirby, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, che in un briefing virtuale con i giornalisti ha affermato che “le munizioni di artiglieria dalla Corea Nord alla Russia non cambieranno l’andamento della guerra”, sottintendendo quindi che Washington ritiene certo che Pyongyang fornisca questo tipo di armi all’esercito russo.

Kirby non ha fatto altro che ribadire quanto espresso in modo più articolato alla Cnn. “A settembre, la Corea del Nord aveva negato pubblicamente l’intenzione di fornire munizioni alla Russia. Tuttavia le nostre informazioni indicano che la Corea del Nord sta fornendo di nascosto alla guerra russa in Ucraina un numero significativo di proiettili di artiglieria, mentre nasconde la vera destinazione delle armi cercando di far sembrare che vengano inviate in Paesi del Medio Oriente o Nord Africa“. Queste le parole con cui il portavoce Usa ha spiegato all’emittente cosa pensa l’amministrazione americana riguardo il rapporto tra l’industria bellica di Kim Jong-un e l’esercito di Vladimir Putin.

Le forniture iraniane

I servizi di sicurezza statunitensi sembrano non avere dubbi né sulle relazioni tra la Corea del Nord e la Russia sia tra quest’ultima e l’Iran. Il focus, in questo secondo caso, riguarda in particolare i droni. Sul punto le conferme dell’utilizzo di droni fabbricati nella Repubblica islamica sono state innanzitutto visive, dal momento che i frammenti catturati dalle forze ucraine o i velivoli fotografati nei cieli del Paese non lasciavano dubbi. Poi, in queste ore, è arrivata proprio la certificazione della vendita di questi velivoli da parte di Teheran, ma, ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, prima di febbraio 2022. Quindi prima che Putin decidesse per l’inizio dell’invasione. “Abbiamo fornito alla Russia un numero limitato di droni nei mesi precedenti la guerra in Ucraina” ha detto il ministro all’agenzia ufficiale Irna. E queste parole hanno un peso specifico molto rilevante perché si tratta della prima volta in cui un alto funzionario iraniano afferma, pubblicamente, che il governo degli Ayatollah ha fornito droni a Mosca.

“Durante una conversazione telefonica con il mio omologo ucraino la scorsa settimana, abbiamo concordato che se ci sono prove che la Russia ha usato i droni iraniani, fornirà la documentazione all’Iran”, ha poi detto lo stesso ministro degli Esteri iraniano, facendo capire che la posizione di Teheran è quella di negare – almeno pubblicamente – il sostegno all’uso di questi mezzi durante la cosiddetta “operazione militare speciale”. L’intelligence di Kiev sembra però crederci poco. Come spiegato da Repubblica, secondo i servizi ucraini questi droni sarebbero inviati in Russia non assemblati e attraverso quattro compagnie iraniane. Questo trasferimento avverrebbe ancora oggi: non sarebbe affatto terminato prima di febbraio.

Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko, ha scritto su Facebook che le conseguenze sull’Iran per questa fornitura saranno molto più pesanti dei benefici. Ma se da parte della Repubblica islamica è comunque arrivata questa conferma, dall’altro lato l’Iran ha messo le mani avanti sia sull’utilizzo di questi droni da parte di Mosca sia della vendita di missili, che invece l’Iran continua a negare.

Le armi di Lukashenko

L’occhio dell’intelligence angloamericana si è poi rivolto anche al fedelissimo di Putin, Aleksandr Lukashenko. Il ministero della Difesa britannico ha infatti affermato in questi giorni che Mosca ha “probabilmente” ricevuto da Minsk un centinaio di carri armati più altri veicoli militari. Questo, a detta dell’Mi6, sarebbe avvenuto a metà ottobre, quando “le perdite di veicoli corazzati russi sono aumentate a più di 40 unità al giorno”. La linea è la stessa dello Stato maggiore ucraino che aveva già detto a metà ottobre che il complesso militare-industriale della Bielorussia è da tempo coinvolto per riparare mezzi russi danneggiati nel conflitto.

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