Il dibattito sulla privatizzazione della guerra in Afghanistan non si è mai placato nonostante l’opzione sia passata in secondo piano dopo l‘apertura dei talebani al tavolo dei negoziati con l’Occidente: che si sono impegnati a combattere l’Isis in cambio del ritiro delle truppe americanee del contingente internazionale.

Mentre il Congresso degli Stati Uniti subisce pressioni per mettere fine alle  cosiddette “guerre per sempre”, i contribuenti stanno scoprendo lentamente i costi nascosti “occulti” della guerra, e questo riguarda anche le cifre che il governo ha sborsato per “contractors” che hanno sostituito mano a mano il personale militare impegnato in Iraq e Afghanistan per garantire la sicurezza dei quelle aree strategiche, siti e installazioni che dovevano rimanere sotto il controllo degli Usa.

Secondo i report già del 2016, 1 su 4 degli “uomini armati” che aveva gli scarponi a terra in Iraq e Afghanistan provenivano da appaltatori privati. Ma il contribuente, che invece attendeva il disimpegno delle truppe – iniziato il 15 febbraio 2019 in Afghanistan e non ancora pianificato per l’Iraq – non è mai stato messo al corrente di questa vera e propria guerra in “outsourcing“.

Tutto questo è possibile perché sia le società di contractors, sia gli appaltatori che operano per il governo, agiscono nell’ombra senza alcuna supervisione da parte di terzi, che continuano a crede che le guerre “per sempre” siano combattute dai contingenti regolari, anche se nelle aree dove spesso si trovano, non c’è più nulla da combattere, solo interessi da sorvegliare. Gli stravolgimenti politici nelle regioni che vedevano una presenza militare americana, le stesse nelle quali si valutava da tempo un disimpegno che portasse alla sostituzione con i cosiddetti “eserciti privati”, ha acceso un riflettore su queste guerre in appalto, e adesso ci si domanda chi siano questi uomini in anfibi e t-shirt, che imbracciano fucili d’assalto in occhiali da sole e prendono il posto delle mimetiche desertiche indossate dai soldati dello “Zio Sam“.

Chi sono dunque i contractors pagati dal governo?

I dati affidabili in questo settore sono assai limitati secondo gli analisti, quello che si può dire è che le maggiori agenzie impegnate nel reclutamento, l’addestramento e la fornitura di contractor (un tempo avremmo detto mercenari, ndr), inquadrano nelle loro fila ex-militari appartenenti alle forze speciali e ai reggimenti d’élite delle forze armate che sono andati in pensione ma conosco bene il mestiere, che hanno servito in Medio Oriente e in Africa del Nord in missioni internazionali, che parlano diverse lingue e possono muoversi in sicurezza sul territorio.

Questo non basta a garantire però la sicurezza per quanto riguarda la scelta di un governo che toglie le bandiere dai suoi avamposti per lasciare il campo a contingenti di uomini dei quali non si possono avere notizie “certe”. Al tempo si parlò di una grande appaltatrice leader del settore a livello globale identificata nella Academi (precedentemente nota come Blackwater), che sarebbe subentrata su vasta scala nei Paesi che prevedevano un ritiro delle truppe americane. Ma la costellazione di società più piccole rendono difficoltosa l’analisi precisa delle deleghe accordate dallo stato e dalle sue sussidiarie, e nessuna di queste agenzie è formalmente obbligata a condividere informazioni sulle proprie azioni.

Per quanto è noto è dal 2008 che Congresso ha incaricato il Dipartimento della Difesa di reperire dati sul personale di sicurezza privato, per avere più informazioni su questi “mercenari” che hanno servito e servono in queste zone “sensibili”. Per avere le informazioni necessaria – come ha fatto DefenseOne.com – spesso si vanno ad analizzare i profili dei contractors americani e britannici caduti in azione in Iraq. Così si è scoperto che sono stati 238 gli operatori di sicurezza privata morti in Iraq tra il 2006 e il 2016. Erano prevalentemente uomini “bianchi” di 40 anniche anno scelto la carriera del contractors dopo aver lasciato l’Esercito, i Marines, reggimenti di paracadutisti e di fanteria di Marina. Molti sono ex ufficiali e circa la metà di loro sono veterani delle forze speciali. Provengono essenzialmente da zone degli Stati Uniti o del Regno Unito con tassi di disoccupazione più elevati e con minori opportunità di lavoro. Gente che deve trovarsi una pensione. Non sono quasi mai militari di carriera o apparenti a famiglie con una tradizione militare radicata che invece continuano a fare carriera nelle forze armate. Molti dei contractors occidentali hanno servito anche nella Legione Straniera francese.

La maggior parte degli uomini dei quali sono stati analizzati i profili sono deceduti durante servizi brevi nelle zone più pericolose dell’Iraq, molti di loro sono morti a Baghdad o sulle strade di zone rurali, vittime di attentati esplosivi e agguati. Difficilmente sono rimasti uccisi per attacchi ai siti che tenevano sotto controllo. Questi operatori erano regolarmente incaricati di diversi tipi di missioni che non si concentravano sul combattimento, ma su compiti di carattere logistico e di sussistenza come guidare camion di rifornimenti da una base sicura ad un sito in zona a rischio, fungere da scorta e mansioni similari.

Questo campione limitato non è però sufficiente a dare una risposta a coloro che si domandano “chi sostituirebbe gli eserciti” nelle guerra in “appalto”, poiché la maggior parte dei contractorsnon sono occidentali o la loro identità non è resa nota, spesso sono reclutati in loco, altri sono veterani di altri paesi, come Perù, Colombia, le isole Figi e Uganda. Alcuni, anche italiani, hanno servito nelle forze speciali dei paesi dai quali provengono, quindi hanno ricevuto un addestramento militare di massimo livello, altri sono mercenari ed ex-guerriglieri che hanno combattuto in Africa.

Se questi siano o no gli uomini giusti per occuparsi di compiti che sono stati affidati agli eserciti regolari di una nazione in precedenza è difficile da decretare, poiché subentra anche una problematica relativa alla condotta differente che un appaltatore privato può assumere per gli interessi del suo “capo”, rispetto a quella alla quale si atterrebbe un militare che deve rendere conto ad un superiore in nome di una nazione in missione all’estero. Ciò che è certo è che il campione analizzato può rassicurare sul fatto che i veterani delle forze speciali sono tra gli uomini più esperti nel combattimento e delle aree dove gli operatori privati per la sicurezza sono più richiesti.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.