Lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto emergere una serie di domande alle quali è difficile dare risposte semplici. Capire che cosa è successo in Europa orientale e analizzare i fatti, sia presenti che passati, è fondamentale per riuscire a mettere insieme i tasselli di un mosaico geopolitico alquanto complesso. È proprio su questo che ruota l’intervista che InsideOver ha realizzato a Franco Cardini, professore di storia medievale, storico e prolifico saggista.

Professore, qual è a suo avviso la radice di quello che sta accadendo in Ucraina?

Mi concentrerei prima di tutto sul disegno strategico di buona parte del “mondo che conta” e della Nato, un’organizzazione internazionale ma che storicamente è sempre stata nelle mani di comandi americani. Ebbene, questo disegno strategico ha bisogno di andare incontro alle necessità fondamentali dei governi americani, da tempo caratterizzati da una caduta a picco del loro credito politico internazionale. Sia chiaro: dal IX secolo avanti Cristo in poi, abbiamo sempre avuto a che fare con grandi imperi nella storia. Quel che non avevamo mai visto, era un grande impero che perdesse tutte le battaglie. Da mezzo secolo a questa parte, questo impero non ne ha mai vinta una. Ha perso anche quelle che non ha combattuto. Come se non bastasse, questo stesso impero si trova adesso di fronte a un gigante in ascesa, la Cina, che controlla gran parte del suo debito estero.

E dunque, che cosa c’entra tutto questo con la crisi ucraina?

Storicamente parlando, un governo in queste condizioni deve necessariamente fare la guerra per uscire dallo scenario che ho descritto. Certo, non è detto che succeda per forza. Può anche darsi che il governo statunitense si dimostri più abile della grande Caterina di Russia che, in condizioni analoghe, nel ‘700, pensava che se si fosse fermata la macchina militare si sarebbe fermato tutto il resto, oppure di Napoleone, che pensava la stessa cosa. Vede, già Eisenhower, nel 1959, terminando la presidenza, disse che gli Stati Uniti sarebbero potuti entrare in una danza pericolosissima a causa della loro egemonia militare e industriale.


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CAUSALE: Reportage Ucraina


Ha citato la Nato. Quali sono stati i suoi errori (se ne ha commessi)?

In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, la Nato aveva sostanzialmente raggiunto il suo scopo. La Nato ragionò tuttavia come la colomba dell’apologo di Kant.

Ci spieghi meglio.

La colomba raccontata da Kant vola nell’aria. Non ha particolari problemi nel volare, ma sente che l’aria le fa resistenza. Allora la poverina pensa che senza aria potrebbe volare in modo migliore. In realtà, non sa che senza aria morirebbe. Ecco: la Nato non ha capito che quando è crollata l’Urss è evaporata anche la sua ragione di esistere. Quando gli allora dirigenti se ne resero conto, provarono a riciclare l’organizzazione come diga al terrorismo musulmano. Adesso siamo quasi tornati all’origine, anche se la Russia di Vladimir Putin non ha niente a che vedere con l’Unione Sovietica, salvo qualche sovrapposizione territoriale. Dal mio punto di vista, a questo punto la Nato sta creando una diga anti Putin, in prospettiva di una diga anti iraniana e magari anche di una anti cinese.

Prima di passare agli errori di Putin, secondo lei dove ha sbagliato l’Occidente?

Intanto direi che gli errori diplomatici degli Stati Uniti hanno contribuito a compattare, del tutto o quasi, Russia e Cina. Le quali, a un certo punto della storia, sono state tra loro come cane e gatto. L’altro errore è che da troppo tempo la Nato si è messa in testa di avanzare verso Oriente, su un arco di frontiere ampissimo che va dal baltico al Caucaso.

Arriviamo così al 2014, con i primi sussulti politici che scuotono l’Ucraina.

In quell’anno, il tentativo di dare all’Ucraina un forte collegamento con l’Unione europea, anticamera dell’entrata del Paese nella Nato, ha dato vita ad un problema non da poco. Nell’ultimo periodo, infatti, chi è entrato nell’Ue è entrato pure nella Nato. Tornando al presente, questo del rapporto tra Ue e Nato è un problema discusso durante il primo round di negoziati e verrà sicuramente affrontato di nuovo nei prossimi colloqui. Probabilmente la Russia non sarebbe troppo contraria se gli Ucraini volessero entrare nell’Ue. Tuttavia, Mosca non accetterà mai che l’Ucraina entri anche nella Nato, con il rischio di ritrovarsi i missili “in casa”.

In che senso, scusi?

Nel caso in cui i missili della Nato dovessero essere schierati sull’estrema propaggine dell’Ucraina, lungo il suo confine orientale, praticamente si troverebbero ad un passo da Mosca. È ovvio che i russi non possono accettarlo. Da qui derivano tutti gli “alt” decisi che Mosca ha lanciato alla stessa Nato nel corso degli anni.

Perché la Crimea è così importante per la Russia?

La Crimea è popolata per lo più non da russofoni ma da veri e propri russi. Un tempo la Crimea era un grande polo industriale, mentre adesso è geograficamente il polmone meridionale della Russia e del Mar Nero, nonché un prolungamento del Mediterraneo. Per Mosca è strategicamente fondamentale, non può permettersi di perdere questo territorio. Non a caso, in passato, Putin è intervenuto e si è tenuto la Crimea a costo di prendersi fortissime sanzioni. Oltre alla Crimea c’è poi un altro territorio chiave situato alla foce del Don, dove sono accampati da tempo veri e propri russi e non solo filorussi. Sto parlando delle Repubbliche del Donbass.

Qual è la sua opinione in merito alla strategia di Putin?

Mi chiedo perché Putin non abbia limitato l’azione militare ad un ingresso in Ucraina solo a tutela di Crimea e Donbass. Evidentemente ha prevalso una logica di intimidazione. Ha forse voluto dare un chiaro avvertimento all’Ucraina, facendole capire di non andare sotto la Nato e cambiare governo. Ritengo che le storie sul “Putin pazzo” siano stupidaggini. A mio avviso i casi sono due: o al presidente russo sono saltati i nervi o ha voluto lanciare un messaggio forte, per far capire che questa volta avrebbe fatto sul serio.

Ma perché lanciare questo messaggio proprio adesso?

Cito due fatti. Con il Trattato di Minsk, per l’ennesima volta, la Nato ha assicurato alla Russia che non sarebbe avanzata verso est e che non avrebbe “toccato” confini particolarmente vicini alla Federazione Russa. Queste promesse sono state rimangiate più volte. Questi accordi, tra l’altro, prevedevano una larga autonomia della Crimea e del Donbass, mancando le quali Mosca ha ritenuto opportuno intervenire. Dal punto di vista della legittimità giuridico-diplomatica possiamo trovare argomenti pro o contro entrambe le parti in causa, ma dal punto di vista politico si capisce che i russi si sono stancati.

Qual è l’altro punto?

La proposta di ridefinire la questione, ufficialmente presentata dal governo russo al governo statunitense in data 15 dicembre 2021. Questo documento è rimasto senza risposta formale. Anzi, ha avuto come risposta l’intensificarsi delle operazioni militari degli ucraini, che evidentemente pensavano di avere le spalle coperte. Insomma, Zelensky si sentiva sicuro dell’appoggio Nato. Ma lui non era il protagonista. L’unica protagonista era la volontà della Nato di segnare un punto a proprio vantaggio con l’ingresso in Ucraina di armamenti che fossero in grado di minacciare la capitale russa. Sergej Lavrov (il ministro degli Esteri russo ndr), degno erede di Molotov, aveva lanciato nel tempo molteplici avvertimenti che nessuno ha mai considerato.

Da un punto di vista storico c’è chi dice che Putin voglia riprendersi i territori della vecchia Unione Sovietica?

Queste sono pure fantasie. Putin, a mio avviso, deve consolidare il ruolo della Russia come nuova – non oso dire grande – potenza territoriale e regionale. Sa bene di avere un’economia per molti versi fragile e di aver bisogno di molto appoggio internazionale. Sa bene anche che, con questa operazione, ne ha perduto un bel po’, e che tutto ciò gli costerà carissimo. Del resto quando si fa la guerra – lo diceva anche Carl von Clausewitz – bisogna sempre fare il conto tra costi e ricavi. Putin avrà fatto i suoi calcoli.

Come giudica l’intervento occidentale, seppur indiretto, nel conflitto?

Non dimentichiamo che esiste lo stato di diritto internazionale. Alla luce di ciò, se due stati sono in conflitto tra loro e un terzo stato non entra militarmente in guerra, ma appoggia sostanzialmente – dal punto di vista economico e propagandistico – una delle due parti, l’altra parte ha il diritto di considerare questa azione un atto di guerra. In un simile scenario, la guerra è dichiarata in modo sottinteso e si lascia alla controparte l’onere di denunciarlo. Chiaro che, nel nostro caso, la diplomazia russa non voglia accollarsi una simile responsabilità. Ma la domanda è: fino a che punto potrà reggere un equilibrio del genere? C’è un punto di rottura, e bisogna fare in modo di non arrivarci. Francamente non sono molto convinto né soddisfatto delle diplomazie occidentali. Mi sembra che negli ultimi anni non abbiano dato buona prova di sé. Spero che in questo caso non arrivino alla rottura.

C’è anche chi dice che le intenzioni di Putin siano quelle di ricreare un “mondo russo” riprendendosi l’Ucraina. Storicamente parlando, cosa c’è di sensato?

La Federazione Russa non può ostentare un’eccessiva nostalgia nei confronti dell’Unione Sovietica. Ma è pur vero che i leader russi sono passati attraverso il consenso del regime comunista. Oggi non possono più fare leva su questo. L’alternativa che hanno – e che ha Putin – è però quella di insistere su una identità russa e sulla dignità che ha questa identità. In altre parole, esiste una certa volontà di ricostruire l’identità storica russa, e quindi di rievocare tutta la parabola che parte dagli antichi principi di Kiev in poi. Ricordiamoci che il nucleo storico della Russia moderna è in Ucraina, e anche questo aspetto preme molto sulla guerra. Ecco: Putin vuole proporsi come la persona che ha costruito la “Russia nuova”.

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