La Cina gonfia i muscoli e li mostra al mondo intero. Nell’arco di poche ore Pechino ha prima condotto con successo il test di un missile balistico intercontinentale, poi ha effettuato il primo lancio di un razzo vettore da una nave cargo commerciale. Entrambi i lanci sono avvenuti nel Mar Giallo e hanno messo in allerta gli Stati Uniti. La tensione con Washington cresce ancora, alimentata anche dalle ultime dichiarazioni del governo cinese su Taiwan.

Un avvertimento a Washington

Per quanto riguarda il missile intercontinentale, la Cina ha riferito di aver condotto con successo il test del nuovissimo JL-3, modello che a partire dal 2020 sostituirà il precedente JL-2. Il JL-3 è stato definito un missile rivoluzionario, ha una gittata compresa tra i 12.000 e i 14.000 chilometri e può trasportare fino a 10 testate. Questo missile viene lanciato da sottomarini, è più difficile da intercettare e, data la sua gittata, potrebbe trasportare testate nucleari in territorio statunitense. Lo stesso giorno del test, avvenuto a inizio settimana, il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, è tornato a parlare di Taiwan, sottolineando come la Cina sia pronta a tutto, anche alla guerra, qualora qualcuno provasse a mettere le mani sull’isola, considerata da Pechino una “provincia ribelle” e non uno Stato indipendente.

Il Long March 11

A distanza di poche ore il Dragone ha lanciato un altro missile, questa volta un razzo vettore sparato da una nave cargo. Il lancio è avvenuto alle ore 12.06 cinesi, quando in Italia erano le 6.06. Sul Long March 11, questo il nome del razzo, ci’erano cinque satelliti commerciali oltre a una sonda denominata Bufeng. Il razzo in questione è a quattro stadi ed è un lanciatore spaziale capace di trasportare satelliti leggeri nell’orbita eliosincrona. È la prima volta che Pechino lancia un razzo spaziale da una piattaforma sul mare; è la conferma che il Dragone continua a crescere anche in campo militare.

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