Il possibile boicottaggio di Huawei dietro consiglio americano e la revoca dell’articolo 370 della costituzione per togliere lo statuto speciale allo Stato di Jammu e Kashmir, più noto con l’abbreviazione Kashmir. La Cina è irritata dalle ultime due mosse dell’India, e lo ha fatto capire con una nota del ministero degli Esteri cinesi che definisce “inaccettabili” le manovre di Nuova Delhi. Il governo indiano mira a riorganizzare il Kashmir in due diversi stati: uno, a maggioranza musulmana, che manterrà lo stesso nome e sarà dotato di un parlamento statale, e uno, il Ladakh, a maggioranza buddhista, che non avrà alcun parlamento. Tutto questo, ha tuonato Pechino, mina la “sovranità territoriale della Cina” dal momento che il Kashmir è conteso anche dal Dragone. C’è poi da considerare la questione Huawei, con il colosso di Shenzen che potrebbe essere escluso dal mercato indiano del 5G in seguito a pressioni arrivate da Washington.

Il nodo Huawei

La Cina ha già avvisato l’India. Guai, per Nuova Delhi, se il governo del primo ministro indiano, Narendra Modi, aderirà alla campagna di boicottaggio degli Stati Uniti contro Huawei. Stando a quanto ricostruito da Reuters, l’ambasciatore indiano a Pechino, Vikram Misri, sarebbe stato convocato dal ministro degli Esteri cinesi; nell’incontro, il Dragone ha auspicato che l’India possa assumere iniziative autonome in merito all’adozione della tecnologia 5G. Addirittura, pare che la Cina abbia minacciato controsanzioni nel caso in cui Nuova Delhi decidesse di escludere Huawei in seguito a pressioni americane. In tal caso, il Dragone sarebbe pronto a colpire le aziende indiane operanti in Cina con importanti sanzioni economiche. “Huawei ha effettuato diverse operazioni in India contribuendo allo sviluppo della società indiana e della sua economia – ha detto a Reuters Hua Chunying, una portavoce del ministero degli Esteri – Riguardo al 5G speriamo che la parte indiana prenda una decisione indipendente e obiettiva e che fornisca un ambiente commerciale equo e non discriminatorio per le operazioni in loco delle aziende cinesi”.

Nuova Delhi in bilico

L’India deve ancora avviare i test per l’installazione della rete nazionale 5G, e dovrebbe farlo nei prossimi mesi. Tuttavia, Nuova Delhi non ha ancora preso posizione sull’ammissione o meno di Huawei alla gara d’appalto. Ricordiamo che l’azienda cinese, prima produttrice mondiale di sistemi elettronici per il 5G, si trova al centro di un aspro contenzioso geopolitico tra Stati Uniti e Cina per il primato tecnologico mondiale. Il presidente americano, Donald Trump, ha inserito Huawei in una lista nera del commercio, giustificando la sua mossa politica con la volontà di preservare la sicurezza nazionale. Huawei è stata infatti, a più riprese, accusata da Washington di usare la propria tecnologia per spiare gli altri governi; per questo motivo la Casa Bianca ha esortato i propri alleati di stare alla larga dal colosso di Shenzen.

Gli ultranazionalisti e il Kashmir

L’idea di dipendere dalla Cina non piace alla frangia ultranazionalista del Bharatiya Janata Party, il Partito del popolo indiano di cui Modi è alla guida. Molti nazionalisti Hindu non si fidano di Pechino e spingono per un’autosufficienza economica. Lo stesso atteggiamento di una parte del governo indiano si ritrova anche nella contesa per il Kashmir, dove la presenza cinese – quantificabile in circa 38.000 chilometri quadrati – è vista come un’occupazione illegale

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