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Nella contesa sulle isola Paracelso, la Cina muove una nuova pedina: l’aviazione dell’Esercito Popolare di Liberazione. Come riporta il video della China Central Television (Cctv) di mercoledì scorso, e come confermato dall’organo internazionale ufficiale del Partito comunista cinese, il Global Times, gli aerei J-11B dell’aeronautica cinese sono atterrati nell’aeroporto dell’isola di Woody (in cinese isola di Yongxing). L’isola, che è una delle maggiori dell’arcipelago conteso fra Cina, Vietnam e Taiwan, è amministrata de facto dal governo cinese dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso e l’esercito cinese ha posto lì una guarnigione fissa a presidio dell’isola, ha  costruito un aeroporto militare con una pista di circa 2.350 metri e ha costruito un piccolo porto formalmente per motivi turistici ma, sostanzialmente, legato all’utilizzo militare dell’isola. L’isola di Woody, che non ha una popolazione locale ma che è abitata esclusivamente da militari e cittadini cinesi che lavorano al suo interno, è la più grande delle isole Paracelso e sede del governo locale. Ma quello che è maggiormente importante è l’aeroporto costruito sull’isola, che vede la presenza di hangar termostabilizzati che permette agli aerei al suo interno di avere una maggiore resistenza al clima dell’arcipelago, tendenzialmente molto umido, e che aiuta l’immediato dispiegamento di aerei da guerra in caso di risposte militari a eventuali rivendicazioni degli altri Stati del Pacifico. Risposte che, come ha commentato Global Times, potrebbero essere anche concretizzarsi in voli per intercettare aerei di altri Paesi che solcano il cielo sopra le isole Paracelso, come avvenuto a maggio per un aereo dell’aeronautica degli Stati Uniti scortato dai J-10 di Pechino.

La militarizzazione della disputa sulle isole Paracelso dimostra quanto la Cina sia interessata al controllo delle isole contese. La questione non è, chiaramente, di natura esclusivamente politica, e cioè di rivendicazione di un diritto sovrano, ma poggia su solide basi economiche. Il valore del traffico mercantile che viaggia attraverso le acque contese raggiunge circa i tre trilioni di dollari annui e i fondali di quelle acque sono ricchi di petrolio e gas naturale. Controllare l’arcipelago delle Paracelso e, in via generale, il Mar Cinese Meridionale, si traduce quindi in una questione di natura economica di particolare rilevanza. E a conferma dell’importanza di questo specchio d’acqua, basta vedere il continuo lavoro di Pechino sulle isole Spratly, con la nascita di isolotti artificiali gradualmente militarizzati per mantenere il controllo del mare.

Se la Cina ha confermato ed esaltato la dimostrazione di forza della propria aviazione nell’isola di Woody, dall’altro lato, specialmente da parte giapponese, l’arrivo dei jet cinesi sull’isola è stato un segnale d’allarme che non è stato sottovalutato. Il Japan Times ha riportato il pensiero del Center for Strategic and International Studies, il quale aveva detto già alla fine di marzo 2017 che la costruzione delle tre isole artificiali dello Spratly era quasi terminata, permettendo a Pechino di schierare aerei da combattimento e lanciamissili mobili in quell’area in qualsiasi momento. Tutte e tre le isole Spratly, che sono quelle che preoccupano maggiormente Tokyo, possiedono hangar in grado di ospitare 24 jet da combattimento e quattro aerei di dimensioni più grandi, compresi aerei di sorveglianza, trasporto, rifornimento di carburante o bombardieri. E sulle isole sono stati costruiti anche rifugi con tetti retrattili per lanciamissili mobili. La Cina ha anche installato negli anni radar e sensori su tutte e tre le isole, disponendole vicino a tutte le strutture di difesa delle isole.

Secondo gli esperti, e secondo il governo di Tokyo, il processo di militarizzazione delle isole Paracelso potrebbe essere un segnale ancora più chiaro di quello che intende fare la Cina, nel prossimo futuro, con tutti i mari contesi in cui esistono dispute sull’appartenenza di alcuni arcipelaghi. Una possibilità non smentita neanche dal Global Times che, attraverso le parole del commentatore televisivo Song Zhongping, ha ricordato come la militarizzazione delle isole e l’ottimizzazione delle capacità di dispiegamento delle forze aeree nell’arcipelago conteso farà sì che la Cina “migliorerà la sua capacità di salvaguardare i suoi diritti legali nel Mar Cinese Meridionale attraverso i canali militari e giuridici”.

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