Lo ha ammesso perfino la Cina nell’ultimo Libro Bianco sulla difesa militare del paese, pubblicato nei giorni scorsi dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. Nel White Paper, intitolato “La difesa nazionale cinese nella nuova era”, Pechino ha utilizzato vari grafici per dimostrare che la sua spesa militare è inferiore rispetto a quella investito da Stati Uniti e altre potenze globali. In un certo senso, la Cina ha fatto capire, almeno sulla carta e numeri alla mano, di essere ancora qualche passo indietro rispetto a Washington. Con la diffusione a mezzo stampa del documento, il Dragone ha trasmesso un chiaro messaggio a chi ritiene l’ex Impero di Mezzo una minaccia per la pace e la stabilità del mondo. Eppure, tra le linee, è passato anche un altro messaggio, ovvero che la Cina deve ancora colmare il gap militare con gli Stati Uniti per neutralizzare le ambizioni americane.

La sfida a distanza con gli Stati Uniti

Se è vero che la miglior difesa è l’attacco, la Cina ha chiarito che lo sviluppo del suo apparato bellico non è rivolto a fini egemonici ma alla difesa nazionale. In sottofondo c’è sempre il braccio di ferro con gli Stati Uniti, uno scontro che ha coinvolto ormai tutti i settori possibili e immaginabili, compreso quello militare. Ci sono alcuni dati che tratteggiano un discreto divario con Washington, a cominciare dal rapporto medio delle spese di difesa rispetto al Pil; negli Stati Uniti questo valore si attesta al 3,5%, mentre in Cina è fermo all’1,3%. Non è diversa la situazione per il rapporto medio delle stesse spese di difesa militari in relazione alla spesa pubblica: 9,8% per il governo americano, 5,3% per quello cinese.

Le forze militari di Pechino sono ancora indietro

Al di là delle provocazioni più o meno velate, al momento l’esercito cinese non sarebbe ancora pronto per affrontare una guerra moderna con la controparte statunitense. È proprio la modernità a distanziare i due schieramenti, soprattutto per quanto concerne il software impiegato nella tecnologia militare. Nel White Paper la Cina ammette di non aver ancora completato la modernizzazione delle truppe, mentre le forze armate di altri paesi possono già contare su apparati comunicativi e informativi all’avanguardia. Xi Jinping ha fatto un gran lavoro riformando l’esercito da un punto di vista amministrativo e riducendo le truppe di terra in favore di forze speciali, ma tutto ciò non ancora non è sufficiente per competere con gli Usa. I maggiori esperti di sicurezza militare sostengono che la Cina controlla sì un esercito enorme, per certi versi anche temibile, ma ancora molto arretrato rispetto a quello in mano ai rivali.

I quattro gap da colmare

Quattro sono i campi in cui appare evidente il gap tra l’esercito cinese e la controparte statunitense: l’hardware, che Pechino sta rapidamente modernizzando, la comunicazione tra i reparti, l’esperienza su campo e, il più critico, il software. Per quanto riguarda il primo punto, stando a quanto dichiarato dall’esperto Li Jie al South China Morning Post, le portaerei cinesi, nonostante i recenti sforzi, sono di almeno due generazioni più vecchie rispetto a quelle americane, e lo stesso discorso, in parte, vale per i sottomarini nucleari e i bombardieri strategici. Accanto a un equipaggiamento obsoleto c’è anche da considerare l’esperienza militare che agli uomini cinesi manca, visto che la Cina non combatte una guerra su campo dalla fine degli anni ’70 in Vietnam. La Cina ha inoltre appena imparato a gestire e mantenere un vettore e, pur avendo costruito diverse navi da guerra, è a corto di esperienza di combattimento in alto mare. C’è però un altro campo in cui il gap diventa insostenibile, ed è quello comunicativo perché le guerre odierne si basano sul coordinamento tra le varie forze. Se i cinesi stanno recuperando terreno per quanto riguarda la carenza di hardware, tanto deve essere fatto per le competenze umane e per il software, cioè i sistemi tecnologici che comprendono anche la comunicazione.

Dove l’esercito cinese è all’avanguardia

L’esercito cinese resta tuttavia temibile. Nei prossimi anni Pechino ha intenzione di sviluppare armi a lungo raggio, equipaggiamenti furtivi e tecnologie intelligenti. Al momento la Cina è in vantaggio sulla concorrenza per quanto concerne armi supersoniche, cannoni elettromagnetici, laser e missili balistici a corto e medio raggio, senza considerare gli apparati che comprendono l’intelligenza artificiale, i big data, le informazioni quantistiche e il cosiddetto internet delle cose. Qui è la Cina a dettare legge. Il problema dell’Esercito Popolare di Liberazione è uno: ha fatto un salto nel futuro saltando a piè pari il classico percorso di modernizzazione. Il paradosso è che Pechino può contare su aspetti militari innovativi, ma non sulle fondamenta.

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