L’omicidio di Qasem Soleimani è uno degli episodi chiave per comprendere il presente e il futuro del Medio Oriente e i rapporti tra Iran e Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti ha dato l’ok all’attacco con cui è stato colpito il potente generale delle forze Quds innescando un’escalation dai potenziali effetti distruttivi. Impossibile sapere ora quali saranno le conseguenze nel breve e lungo termine. Ma quello che è certo è che il raid che ha colpito e ucciso Soleimani e il generale delle Pmu Abu Mahdi al Muhandis è stato il culmine di un’operazione di accerchiamento da parte delle forze Usa immediatamente successiva all’assedio dell’ambasciata americana a Baghdad.

In questi giorni, i cieli del Mediterraneo sono stati solcati da decine di aerei dell’aeronautica militare americana. Dall’America e dall’Europa settentrionale, aerei da trasporti e cisterna hanno raggiunto le acque bollenti del Mediterraneo tracciando tutti una rotta che portava verso il Levante. Come scrive Repubblica, è dal 2003 che non si vedeva una tale mobilitazione di forze aeree dirette verso il  Medio Oriente. E come in quell’occasione, anche oggi è l’Iraq il centro nevralgico degli interessi strategici americani.

Trump ha dato l’avvio a un considerevole dispiegamento di forze dalla fine di dicembre. Un’attività straordinaria di dispiegamento truppe e di movimenti aerei che ha fatto comprendere come quello che stava avvenendo a Baghdad non fosse solo un problema localizzato nella Green Zone della capitale irachena. In questi giorni e anche nelle ultime ore marine e aeronautica americana hanno messo in stato d’allerta tutte le forze del Golfo e presenti in Medio Oriente. Tra Atlantico e Mediterraneo i siti di tracciamento dei voli militari hanno segnalato la presenza inusuale didecine tra Boeing C-17 Globemaster e Lockheed C-5 Galaxy. Sono aerei in grado di trasportare centinaia di uomini e centinaia di tonnellate di mezzi, munizioni, sistemi missilistici e armamenti. Segnalata anche l’attività di numerosi C-130J Hercules: l’ultimo, lo scorso pomeriggio, è stato individuato nei pressi della Sardegna. Sempre rotta verso Oriente: verso le basi intorno all’Iran.

Nel frattempo è stata segnalata un’intensa attività nella base di Souda, a Creta. Voli di ricognizione e rifornimento sono stati segnalati anche nei cieli della stessa isola greca e a Gibilterra, mentre è stato segnalato sin dalle prime ore del primo gennaio un inusuale aumento di voli in Giordania e Kuwait. Attività intensificata anche ad Aviano, dove potrebbe essere attivata la forza Usa di stanza a Vicenza, uno degli avamposti più importanti delle forze speciali americane nell’area euro-mediterranea. Infine, segnalata anche la presenza di due aerei dell’intelligence: uno in possesso del Foreign Emergency Support Team.

L’impressione è che Trump e il Pentagono vogliano creare una sorta di cintura di fuoco intorno all’Iran. Il presidente degli Stati Uniti ha detto ai giornalisti che la sua amministrazione non cerca un regime change a Teheran, ma il rischio che l’assassinio di Soleimani conduca a inevitabili ritorsioni da parte dei Pasdaran è troppo alto. L’obiettivo Usa è perciò quello di avere una forza rapida in grado di reagire immediatamente a qualsiasi attacco. Come i marines sono arrivati a Baghdad subito dopo l’assalto all’ambasciata americana nella zona verde della capitale irachena, obiettivo dell’America è in questo momento duplice: blindare gli alleati e le proprie basi e colpire immediatamente in caso di attacco.

Fonti della Difesa Usa hanno parlato inoltre a Reuters di un dispiegamento di forze aggiuntive in Medio Oriente pari a circa 3mila uomini, in un primo momento in Kuwait, dove sono già arrivati 750 soldati. Da maggio dello scorso anno sono già mila 14mila i militari Usa dispiegati in tutto la regione per la sicurezza dei partner e degli avamposti americani. Intanto, da una settimana la portaerei Truman è di nuovo operativa nell’area settentrionale del Golfo Persico, dove i Guardiani della Rivoluzione potrebbero colpire con missili, droni o anche con sciami di motoscafi pronti a incendiare le rotte che conducono a Hormuz. Mentre dall’altra parte del Medio Oriente, sono stati segnalati Tupolev in partenza dalla Russia e diretti verso la base di Hmeimin, in Siria. Il Cremlino vuole vederci chiaro.

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