La guerra in Ucraina ha scatenato un terremoto globale. Neppure l’Asia, geograficamente parlando così distante e lontana dall’epicentro del conflitto, è stata risparmiata dalla scossa. Anche perché il principale partner commerciale di Kiev si trova proprio nel continente asiatico, e si da il caso sia la Cina, ovvero anche il nuovo alleato della Russia, a sua volta promotrice delle ostilità ucraine. Un bell’intreccio, sicuramente il principale del quadrante orientale dell’emisfero, ma non l’unico.

Qual è, nei fatti, l’impatto della guerra in Ucraina sull’Asia? Possiamo rispondere individuando almeno due differenti piani di analisi. Dal punto di vista geopolitico, la posizione presa dagli attori situati nell’area indo-pacifica ed estremo orientale indica un’anteprima dei nuovi e possibili equilibri mondiali. Già, perché da queste parti, ad eccezione di Corea del Sud, Giappone e Taiwan, nessuno si è strappato le vesti per invocare un cessate il fuoco in terra ucraina.

Certo, tutti i governi – chi più chi meno – hanno auspicato la fine delle violenze e scandito altri slogan d’occasione, ma soltanto tre sono andati ben oltre le semplici frasi di rito. I motivi sono differenti ma semplici da intuire. Taiwan si sente un po’ l’Ucraina d’Asia – anche se, come abbiamo spiegato, la questione taiwanese e quella ucraina sono tra loro distantissime; la Corea del Sud è una strenua alleata degli Stati Uniti mentre il Giappone, come le altre due partner Usa nella regione, ha in più un conto aperto con la Russia per il controllo delle Isole Kurili, secondo Tokyio occupate illegalmente da Mosca ma per il Cremlino parti integranti del territorio russo.



Amici e indifferenti

Proseguendo nell’analisi della dimensione geopolitica, gli unici “nemici” russi collocati in Asia rispondono a Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Per il resto ci troviamo di fronte a partner russi (amici è un termine un po’ troppo spinto, perché nessuno vuole compromettere il business con l’Occidente o esser colpito da sanzioni) o Paesi sostanzialmente indifferenti.

Nel sud-est asiatico troviamo i maggiori acquirenti di armi russe, e dunque nessuno ha puntato il dito in maniera troppo convinta contro Mosca. Ci sono poi alcuni Paesi – pensiamo a Cambogia, Laos e Myanmar – che potrebbero godere di alcuni vantaggi nel caso in cui il potere e l’autorità degli Stati Uniti venissero erosi dall’offensiva russa in Ucraina.

Per quanto riguarda l’India, Nuova Delhi rischia di essere il vero e proprio ago della bilancia. Boris Johnson è volato da Narendra Modi per convincere il premier indiano a troncare ogni rapporto commerciale con la Russia. A quanto pare il colosso indiano non sembra avere alcuna intenzione di sacrificare interessanti occasioni di crescita (pensiamo all’acquisto di petrolio a prezzo scontato da Mosca) per fare un favore a chi (l’Occidente) ha passato gli ultimi anni a trascurarne il ruolo o chiamare in causa soltanto per contrastare l’ascesa cinese.

Della Cina abbiamo già detto: Pechino non vuole essere sovrapposta a Mosca ma ha più volte ripetuto che i legami con il Cremlino sono solidi e anzi si rafforzeranno ulteriormente. Può essere cinico da dire, ma la maggior parte dell’Asia dà la sensazione di voler cogliere le opportunità che scaturiranno dal terremoto ucraino anziché schierarsi da una parte o dall’altra della barricata.

Gli effetti economici

Arriviamo così all’analisi economica. La guerra in Ucraina sta rischiando di vanificare la ripresa post Covid di gran parte del continente. Sebbene diversi Paesi asiatici abbiano pochi legami economici diretti con la Russia o con l’Ucraina, il conflitto in corso sta causando un aumento dei prezzi di vari prodotti, in particolare petrolio, nichel, grano e mais. Tutto questo è particolarmente preoccupante per Thailandia, Vietnam e Singapore, dato che risultano importatori netti di queste merci.

In generale, possiamo dire che la produzione russa sarà da ora in avanti venduta per lo più nell’Asia centrale e meridionale, così come in altri Paesi non occidentali. E l’estensione della portata commerciale globale della Russia appare piuttosto più ampia di quanto l’Occidente sembri pensare.

Ma il continente asiatico, oltre a innegabili opportunità geopolitiche, dovrà fare i conti – come abbiamo visto – con contraccolpi economici che varieranno da Paese a Paese. Certo è che il volto dell’Asia uscirà dal conflitto ucraino completamente stravolto rispetto a come eravamo abituati a conoscerlo.

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