Tra le ipotesi paventate circa il significato della visita di Vladimir Putin in Bielorussia, è difficile, alla fine di questa complessa giornata, capire quale delle tre sia andata in scena, soprattutto fra due alleati tra cui rischiano di volare i cocci. Che si sia trattato di un vertice fintamente disteso, a suon di propaganda, ossequi e mazzi di fiori questo è indubbio.

Le rassicurazioni di Putin sul futuro di Minsk

Tuttavia, c’è ancora da stabilire, a freddo, chi sia più disperato fra i due, anche se Putin ha immediatamente inteso smentire voci su costrizioni, minacce e reprimenda: il Cremlino, infatti, ha immediatamente rigettato le accuse tramite il suo portavoce Dmitri Peskov, il quale ha dichiarato in conferenza stampa che “la Bielorussia è il partner e l’alleato numero uno per la Federazione russa. È con la Bielorussia che abbiamo il sistema di maggiore integrazione. Nessuno costringe nessuno. Ciascuno intraprende i passi che meglio corrispondono agli interessi dei nostri popoli e della nostra Unione”. Il presidente russo poi, commentando nella conferenza stampa con Lukashenko le voci sull’assorbimento della Bielorussia da parte della Russia, ha affermato che la Federazione Russa non ha interesse ad assorbire nessuno, non c’è convenienza in questo. “Oggi è semplicemente inappropriato”, ha detto Putin.

Colloquio molto produttivo” durato circa due ore e mezzo: così Putin ha descritto il vertice di Minsk con l’alleato di ferro, insistendo che la Russia non ha interesse ad “assorbire” nessuno e che sono invece dei non meglio definiti “nemici” che vogliono fermare l’integrazione tra Russia e Bielorussia. Nella conferenza stampa, il presidente bielorusso ha dichiarato che “ora si sta decidendo” il futuro dei popoli di Russia e Bielorussia: “oggi possiamo affermare in modo inequivoco: insieme siamo in grado non solo di sopravvivere, ma anche di trovare opportunità per lo sviluppo delle nostre economie”. Alla missione russa a Minsk rendono parte anche il ministro della Difesa Sergei Shoigu, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il ministro dell’Energia Nikolai Shulginov.

Uno spazio di difesa unico

Ma il tema commerciale non è sopravvissuto a lungo nelle dichiarazioni di fine giornata. La Russia e la Bielorussia potrebbero creare uno “spazio di difesa unico“, ha sostenuto Putin, nella conferenza stampa a seguito dell’incontro. “Abbiamo discusso le questioni relative alla formazione di uno spazio di difesa unifico e alla garanzia della sicurezza dello Stato dell’Unione, nonché alla cooperazione nell’ambito dell’organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva”, ha precisato Putin.

Inoltre, la Russia e la Bielorussia hanno concordato di continuare le esercitazioni militari congiunte. Nell’ambito dell’attuazione della dottrina militare comune di Russia e Bielorussia, infatti, viene condotta una pianificazione militare congiunta. C’è un gruppo regionale russo-bielorusso di truppe. Attualmente, sul territorio della Bielorussia si svolgono attività di coordinamento del combattimento di unità militari del nostro Paese. Infine, il presidente russo ha affermato che le parti hanno scelto di “adottare tutte le misure necessarie insieme per garantire la sicurezza dei nostri Paesi, dare priorità all’addestramento delle truppe (…) e continuare la pratica di regolari esercitazioni congiunte”. La Russia, inoltre, continuerà ad addestrare gli equipaggi per gli aerei dell’aeronautica militare bielorussa, riadattati per il potenziale utilizzo di munizioni con testate nucleari.

A fare da eco ai proclami del Cremlino, il padrone di casa, che ha annunciato che i sistemi missilistici S-400 e Iskander, forniti da Mosca lo scorso novembre, sono stati dispiegati in Bielorussia. Poteva questa notizia valere il viaggio? Difficile.

Economia, cultura, sanzioni

Durante l’incontro, a detta di Putin, sono stati esaminati i principali problemi delle relazioni russo-bielorusse nei settori dell’economia, della sfera culturale e umanitaria, nel campo della sicurezza e della difesa. E, naturalmente, le discussioni si sono svolte tenendo conto della situazione globale, che si sviluppa in generale, e nella nostra regione in particolare”, ha detto il presidente russo. “Sottolineo che i nostri Paesi sono i più stretti alleati e partner strategici, la cui cooperazione si sviluppa sulla base dei principi del rispetto e interessi reciproci”, ha aggiunto.

Il discorso ha abbracciato anche lo spinoso argomento delle sanzioni occidentali: secondo Putin, Russia e Bielorussia stanno combattendo insieme le sanzioni e lo stanno facendo in modo efficace. Insieme le due nazioni stanno resistendo alla pressione delle sanzioni da parte di stati ostili, ai tentativi di isolare la Russia e la Bielorussia dai mercati globali, coordinando le misure per ridurre al minimo l’impatto delle misure restrittive.

L’Europa ha trovato spazio nell’incontro fra i due sodali: “Io e Vladimir Putin diciamo abitualmente che la Russia e la Bielorussia sono aperte al dialogo con altri Paesi, compresi quelli europei. Spero che presto gli europei ascoltino la voce della ragione così che possiamo dialogare in modo costruttivo sia della sicurezza comune che del futuro ordine mondiale”, ha aggiunto il presidente bielorusso, secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa Belta. A chi era rivolto davvero questo messaggio? Una comunicazione subliminale all’Europa? O agli Stati Uniti, per rassicurare che l’incontro non va inteso come una minaccia, e dunque non compromette il lavorìo sottotraccia di Washington?

Gettare fumo negli occhi?

L’operazione meeting in pompa magna tra i due allies, not friend potrebbe essere anche un’abile manovra distrattiva. Per quanto il Cremlino possa pressare Minsk chiedendo un supporto più consistente, sia politico che militare, un’offensiva da nord nel tentativo di prendere ancora una volta Kiev resta improbabile, considerando che sia le forze Ucraine che l’Occidente paventano il pericolo da tempo.

Tuttavia, lo schiamazzo che ha preceduto il vertice a due, con l’alone di fantasmi che ha generato potrebbe in realtà servire a disorientare la controparte. Il capo dei servizi di sicurezza della Moldavia, Alexandru Musteata, proprio oggi avverte di un “rischio molto alto” di una nuova offensiva russa sulla Transinistria, la regione orientale del Paese confinante con l’Ucraina. L’offensiva potrebbe scattare all’inizio dell’anno. “La questione non è se la Federazione Russa intraprenderà una nuova avanzata verso il territorio moldavo, ma quando lo farà”. Il capo degli 007 moldavi ha detto che la sua agenzia ritiene che Mosca stia valutando diversi scenari per raggiungere la Moldavia e che è possibile che un’offensiva venga lanciata a gennaio-febbraio o più tardi a marzo-aprile.

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