Nella mattinata di giovedì 24 marzo, un attacco al porto di Berdyansk (oblast di Kherson) ha provocato l’affondamento di un’unità navale russa e il danneggiamento di altre due.

Secondo quanto riferito da Kiev, l’attacco sarebbe stato portato con un missile balistico a corto raggio (SRBM – Short Range Ballistic Missile) tipo Tochka-U che ha avuto come obiettivo un deposito di munizioni e carburante situato sul molo del porto occupato dai russi nel Mare d’Azov. Nella potente esplosione che ne è conseguita una nave per operazioni anfibie della classe Alligator della Marina russa (Project 1171) ha preso fuoco e risulta affondata. Ci sono rapporti secondo cui verso le 7:45 almeno un Tochka-U è stato lanciato verso le navi da sbarco Orsk, Tsesar Kunikov e Novocherkassk, queste ultime due della classe Ropucha. Le informazioni preliminari parlano di almeno 11 morti e 3 feriti complessivamente, ma il bilancio delle perdite umane facilmente sarà superiore. Secondo altri rapporti, diffusi dai russi, si sarebbe trattato di un incidente durante le operazioni di movimentazione delle munizioni, mentre altri ancora affermano che potrebbe essere stata un’azione di sabotaggio condotta dagli ucraini.

In un video di sorveglianza, che circola sul web, si vede chiaramente la serie di esplosioni che ha interessato la nave classe Alligator portandola all’affondamento, fattore che fa pensare che fosse stata carica di munizioni (si notano in particolare le caratteristiche scie in aria dei proiettili che scoppiano) e probabilmente anche mezzi, carburante oltre a rifornimenti di altro tipo. Il video mostra anche le due unità della classe Ropucha allontanarsi in tutta fretta dal luogo dell’esplosione, e si può notare che almeno una di esse ha un incendio sul ponte. Probabilmente entrambe le unità sono state danneggiate, anche in modo serio, dall’esplosione della Alligator: si osservano spruzzi in acqua molto vicino alle due unità da assalto anfibio che dimostrano il lancio di detriti, anche di grosse dimensioni, che colpiscono come sharpnel la superficie del mare, e pertanto sicuramente anche le due navi.

Ironia della sorte, l’arrivo delle navi da sbarco a Berdyansk era stato ripreso da Zvedza Tv, il media delle forze armate russe, all’inizio di questa settimana, parlando di come fosse uno sviluppo significativo nelle operazioni in corso in Ucraina. In quel breve filmato si poteva notare lo scarico di mezzi, che sono sembrati nuovi di fabbrica, tipo BTR-82A e una fila degli stessi già in attesa di essere movimentata sul molo. Una nave classe Alligator può trasportare sino a 20 MBT (Main Battle Tank), 40 veicoli corazzati trasporto truppe, e circa 400 uomini.

L’attacco, sebbene attualmente non sia possibile stabilirne la modalità, risulta quindi essere una risposta di Kiev all’attività di propaganda di Mosca, ma ha compromesso, forse per un caso fortuito, la capacità anfibia della Flotta del Mar Nero.



La Russia disponeva di tre unità classe Alligator e di sei o sette classe Ropucha, viste la scorsa settimana al largo di Odessa insieme ad altre che hanno lasciato supporre fosse imminente uno sbarco anfibio lungo la costa dell’importante porto ucraino sul Mar Nero. Molto probabilmente la componente anfibia stanziale a Sebastopoli è stata rafforzata con unità provenienti da altre flotte prima del conflitto, quando sono state viste attraversare lo Stretto del Bosforo per partecipare a una grande “esercitazione navale” che, come già previsto, sarebbe stata il precursore dell’intervento armato.

La perdita di due unità da assalto anfibio – quasi sicuramente la Ropucha vista con incendio a bordo avrà bisogno di riparazioni più o meno lunghe – ha menomato la capacità di effettuare questo tipo di operazioni, che, lo ricordiamo, vengono effettuate dalla Russia con una dottrina completamente diversa da quella occidentale e in particolare statunitense.

Mosca, dai tempi dell’Unione Sovietica, proietta le sue forze dal mare solo in corrispondenza dell’avanzata terrestre, oppure usandole come attacco diversivo. Al contrario gli Stati Uniti, che effettuano questo tipo di operazioni sin dalla Seconda Guerra Mondiale, hanno una postura diversa frutto di una dottrina talassocratica, intendendole pertanto come la prima punta di lancia di un’invasione su vasta scala: guardando al numero e alla tipologia di mezzi atti a un assalto anfibio presenti nelle forze armate statunitensi questa differente postura è evidente.

Lo stallo delle forze russe nel meridione ucraino, in particolare nella zona di Mykolaiv, ha già di per sé allontanato la possibilità che la Voenno-morskoj Flot possa effettuare uno sbarco nella zona di Odessa: l’attesa manovra di aggiramento da terra verso la città portuale non ha avuto luogo, e in questa fase i russi si stanno trincerando per riorganizzarsi dal punto di vista logistico e per sostituire le perdite. La perdita di slancio russa ha addirittura permesso all’esercito ucraino di effettuare attacchi di alleggerimento che in alcuni settori sono stati coronati da successo permettendo un parziale arretramento proprio nel settore di Mykolaiv.

Va anche considerato che, in questo momento, la perdita di un carico di munizioni, armi o anche di rifornimenti per le truppe, è un duro colpo per la Russia perché, come ormai risulta palese, sta vedendo da giorni il suo sistema logistico entrare in crisi. Viene anche da chiedersi se il problema non sia contingente, ma strutturale, ovvero se manchino adeguati rifornimenti “a monte”, per varie motivazioni tra cui potremmo annoverare la corruzione, la mancanza di modernizzazione della catena logistica per via delle sanzioni che durano ormai da 8 anni, e quindi anche la scarsa qualità generale di mezzi, armamenti e dei rifornimenti in generale. Solo a guerra finita, però, sarà possibile effettuare una valutazione definitiva in merito, ammesso che si potrà riuscire ad accedere a rapporti e documenti che, probabilmente, saranno secretati per lunghi anni a venire.

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