La Russia sarebbe pronta a mobilitare 500.000 coscritti a gennaio, in aggiunta ai 300.000 già richiamati ad ottobre. Vadym Skibitsky, vice capo dell’intelligence militare ucraina, ritiene che i nuovi soldati russi prenderanno parte ad una serie di offensive che Mosca sferrerà durante la primavera e l’estate, nell’est e nel sud del Paese.

Secondo quanto riportato dal Guardian, si tratterebbe di un chiaro segnale di come Vladimir Putin non abbia alcuna intenzione di porre fine alla guerra in Ucraina. Dal canto suo, la Russia ha negato di star preparando una seconda ondata di mobilitazione.

Putin in persona il mese scorso aveva dichiarato che sarebbe stato “inutile” parlare di una nuova convocazione, sostenendo che solo la metà degli effettivi mobilitati era stata inviata sulla linea del fronte.



Minaccia o bluff?

Siamo quindi di fronte ad un bluff? Difficile dirlo, anche se i precedenti non sono affatto confortanti. I funzionari russi, compreso il capo del Cremlino, avevano negato i piani per ordinare una mobilitazione, salvo poi annunciare una mobilitazione parziale a settembre.

Certo è che l’avvertimento dell’Ucraina di una nuova mobilitazione russa arriva nel momento esatto in cui la Russia ha affermato di aver avviato ad un cessate il fuoco unilaterale per il Natale ortodosso. Ecco, dunque, un’altra vicenda emblematica del modus operandi di Mosca. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che le sue truppe avrebbero iniziato ad osservare un cessate il fuoco per il 6 e 7 gennaio “lungo l’intera linea di contatto”. 

Tuttavia, secondo l’amministrazione regionale di Kherson, una stazione dei vigili del fuoco a Kherson sarebbe stata bombardata. Altri combattimenti sarebbero andati avanti nella regione orientale di Donetsk. Citando testimoni nella capitale regionale occupata dai russi Donetsk, Reuters ha parlato di colpi di artiglieria in uscita dalle posizioni russe situate alla periferia della città. 

L’agenzia russa Tass ha riferito che le forze ucraine avevano bombardato la città a mezzogiorno. Denis Pushilin, il leader insediato dalla Russia a Donetsk, ha specificato che l’ordine di Putin riguardava solo le operazioni offensive e che le sue forze avrebbero risposto se colpite. È anche per questo che non vi sono certezze assolute sull’annuncio di Kiev inerente ad una nuova mobilitazione russa.

Verso una nuova mobilitazione russa?

L’intelligence militare ucraina ha affermato che 280.000 truppe di terra russe sono attualmente schierate contro l’Ucraina. Skibitsky ha inoltre ipotizzato che la Russia impiegherà circa due mesi per mettere insieme le formazioni militari, e che qualsiasi successo russo sul campo di battaglia dipenderà da quanto ben equipaggiati e addestrati saranno i nuovi coscritti. Molto dipenderà anche, ha proseguito lo stesso Skibitsky, dalla continua fornitura di munizioni e armi occidentali dirette verso l’Ucraina e necessarie per equipaggiare le nuove unità di riserva di Kiev.

In ogni caso, fonti ucraine sostengono che l’ultima ondata di mobilitazione russa possa essere annunciata il 15 gennaio, dopo il periodo delle vacanze invernali della Russia. Andrey Gurulyov, colonnello generale russo in pensione e deputato della Duma, ha detto che non c’erano “motivi o condizioni” perché Mosca annunciasse una seconda mobilitazione nei prossimi sei mesi.

Igor Strelkov, un commentatore ultranazionalista russo ed ex ufficiale dell’intelligence, ha invece predetto che Mosca annuncerà una mobilitazione il mese prossimo. Strelkov ha parlato di nuove ondate di mobilitazione, aggiungendo che la prossima potrebbe tenersi a fine febbraio, nell’anniversario dell’inizio della guerra.

“Ci aspettiamo che conducano offensive nelle regioni di Donetsk e Kharkiv, così come forse Zaporizhzhia, ma si difendano a Kherson e in Crimea. Questo è il numero di uomini di cui avranno bisogno per un simile compito”, ha infine concluso Skibitsky.

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