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Nella giornata di lunedì, con una cerimonia ufficiale tenutasi presso il quartier generale della Royal Thai Fleet a Chon Buri nella provincia di Sattahip (Thailandia), si è aperta la prima esercitazione navale congiunta che vede partecipare la Us Navy con le marine militari dei Paesi dell’Asean (Association of Southeast Asian Nations).

Le manovre militari, chiamate Aumx, saranno coordinate dalla Marina Usa e da quella thailandese e vedono la partecipazione di Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore e probabilmente anche del Vietnam. Ad Aumx saranno presenti circa 1250 uomini con diverse unità navali e aeree di ogni tipo: dal Brunei un pattugliatore classe Darussalam (il Darulaman), dalle Filippine il Ramon Alcaraz, da Singapore la fregata Tenacious, dal Myanmar la fregata Kyan Sittha. La Thailandia è presente con la fregata Krabi e con un altro pattugliatore, mentre la Us Navy ha inviato la nuova Lcs (Litorla Combat Ship) Uss Montgomery ed il cacciatorpediniere classe Arleigh Burke Uss W.E. Meyer insieme a tre elicotteri Mh-60 e a un velivolo da pattugliamento marittimo P-8 “Poseidon”.

Queste unità navali vanno a formare la Ctf 73 (Combined Task Force) la cui zona di operazioni è stata individuata al largo di Capo Cà Mau, nell’omonima penisola del Vietnam, quindi in quel braccio di mare che va dal Golfo di Thailandia al Mar Cinese Meridionale, e si concluderanno a Singapore.

Lo scopo dell’esercitazione Aumx

Il comunicato ufficiale dell’Us Navy riferisce che “attraverso l’esercitazione, i Paesi membri dell’Asean e le forze Usa opereranno insieme sotto la struttura di una task force combinata mettendo in atto una serie di scenari realistici designati per rinforzare le doti di interoperabilità nell’area, come le operazioni Vbss (Visit Board Search and Seizure), la gestione del dominio marittimo e la sorveglianza di assetti marittimi con tattiche a livello di divisione”. Tradotto dal linguaggio militare significa che le Marine dei vari Paesi coinvolti nell’esercitazione si addestreranno per pattugliare il mare in modo congiunto e per effettuare operazioni di controllo e abbordaggio di naviglio sospetto in alto mare.

Sempre nel comunicato stampa della Marina Usa si legge infatti che gli Stati Uniti hanno messo a disposizione dei vascelli commerciali che serviranno come bersaglio per le operazioni di Vbss (abbordaggio, ispezione e sequestro) che saranno eseguite da squadre di incursori delle diverse nazioni in modo congiunto.

“Le nostre forze navigano insieme in varie esercitazioni durante tutto l’anno, e l’hanno fatto per decenni” sono state le parole del vice ammiraglio Phil Sawyer, comandante della Settima Flotta Usa “Aumx ci fornisce una nuova occasione multilaterale per lavorare insieme sulle priorità della sicurezza marittima condivisa”.

Un chiaro messaggio alla Cina che potrebbe creare tensioni

Oltre agli scopi puramente tecnico/tattici, Aumx fornisce un messaggio inequivocabile all’avversario geopolitico degli Stati Uniti che sta cercando di diventare la potenza egemone nell’area dell’Estremo Oriente e non solo: la Cina.

Proprio durante la cerimonia d’apertura, il contrammiraglio Kenneth Whitesell, vicecomandante della Flotta del Pacifico, ha espressamente detto, nel suo discorso, che l’esercitazione Aumx dimostra l’impegno Usa per un libero e aperto Indo-Pacifico; politica che Washington sta promuovendo per contrastare la crescente influenza della Cina in Asia incluse le rivendicazioni territoriali di Pechino nei riguardi del Mar Cinese Meridionale.

La questione è ben nota, come sono note le rivendicazioni perpetrate da altri Paesi rivieraschi come le Filippine, la Malesia e lo stesso Vietnam, ma quello che è poco noto e che occorre ribadire è la lenta, costante e crescente militarizzazione effettuata dalla Cina degli atolli del Mar Cinese Meridionale che ha occupato o che ha addirittura creato ex novo.

Più di una volta Pechino, all’inizio della crisi nata in concomitanza con la costruzione delle prime infrastrutture come porti e aeroporti sulle isole Spratly, aveva assicurato la comunità internazionale che gli atolli non sarebbero stati militarizzati trattandosi solo di insediamenti commerciali. Successivamente si è assistito ad un lento ma progressivo arrivo di sistemi d’arma come missili e altre batterie antiaeree sino ad arrivare ai primi atterraggi di caccia e bombardieri strategici, che spesso e volentieri effettuano periodi di ridispiegamento sulle isole contese.

Otre a questa proditoria occupazione militare, Pechino, più subdolamente, ha inviato al propria flotta da pesca in quel mare a fare da “schermo” alle proprie infrastrutture e per cercare di dissuadere il naviglio dei Paesi avversari (Usa in primis) dall’effettuare quelle manovre di avvicinamento alle isole in forza del diritto internazionale di libertà di navigazione, politica che Washington porta avanti da quando è cominciata la crisi sebbene ora con più veemenza rispetto all’amministrazione precedente.

C’è chi ritiene, però, che questa strategia non sia sufficiente e che dal punto di vista del “equilibrio delle forze” (balance-of-power) non si stia facendo abbastanza. A dirlo al New York Times è stata Mira Rapp-Hooper, analista del Council on Foreign Relations, che ha aggiunto “gli Stati Uniti si stanno prendendo un rischio duplice: da un lato che i suoi partner potrebbero essere meno inclini a lavorare congiuntamente perché sono nervosi in merito alle politiche di sicurezza dato che non sono efficaci, dall’altro che la Cina continuerà ad occupare le posizioni in cui siamo assenti”.

Se pensiamo al comportamento ambiguo del Vietnam proprio in merito all’esercitazione Aumx l’analista americana potrebbe avere ragione: se nel comunicato stampa dell’Us Navy la presenza di Hanoi viene data per certa, non risultano al momento unità navali vietnamite presenti e lo stesso governo si trincera dietro il più rigoroso silenzio, avendo solamente confermato la localizzazione geografica dell’esercitazione.

Si crede che Hanoi, benché fortemente preoccupata dalla presenza di vascelli oceanografici battenti bandiera cinese nella propria Eez (Exclusive Economic Zone), questa volta non voglia irritare Pechino per non dare l’impressione della nascita di una coalizione contro la Cina: i rapporti tra i due Paesi, del resto, non sono mai stati rosei sin dal 1975.

Una coalizione che comunque, sembra delinearsi proprio per la prima assoluta di questa esercitazione che vede l’Us Navy a braccetto con le Marine dei Paesi dell’Asean, e che, anche per la scelta del tratto di mare in cui avverrà, provocherà vive proteste da parte della Cina. Lo scenario che possiamo ipotizzare è il dispiegamento di unità navali e velivoli cinesi che sorveglieranno la task force congiunta, col rischio che, in caso ci sia veramente la volontà Usa di affermare il diritto di libera navigazione avvicinandosi alle Spratly, si possa creare un incidente: non sarebbe la prima volta del resto.

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