La base aerea dell’Aeronautica Militare di Treviso-Istrana, dove ha sede il 51esimo stormo caccia, è tornata ad essere formalmente parte integrante del sistema di difesa aerea italiano: in seno al 132esimo gruppo stanno infatti affluendo i caccia Eurofighter Typhoon che assicureranno gradualmente l’operatività dello stormo nel quadro della difesa aerea nazionale, a 21 anni di distanza dall’ultimo decollo di un caccia intercettore dalla base veneta.

Il 51esimo stormo ha visto in passato la presenza dei caccia intercettori F-104G/S Starfighter, operativi ad Istrana dal 1963 al 1999, prima che la base fosse interamente dedicata ai cacciabombardieri Amx che ivi operarono con tre gruppi, il 132esimo, il 101esimo ed il 103esimo, questi ultimi collocati in “posizione quadro” a settembre e novembre del 2016.

In questa fase, come riferisce l’Aeronautica Militare, sull’aeroporto trevigiano assisteremo alla coesistenza di entrambi i velivoli. Il 51esimo stormo sta assicurando infatti, attraverso il 132esimo gruppo “Buscaglia”, l’operatività di due linee di volo in contemporanea: quella del Typhoon per la difesa aerea nazionale, e quella dell’Amx per la ricognizione tattica, le operazioni di Close Air Support (Cas) e la capacità di attacco aria-suolo in attesa del suo ritiro dal servizio attivo.

La riattivazione del 51esimo come stormo da difesa aerea è frutto di un percorso graduale che ha avuto inizio nel 2017, con lo schieramento sull’aeroporto di Istrana di una coppia di Typhoon  e l’attivazione di una cellula d’allarme di difesa aerea assicurata a rotazione da velivoli del Quarto stormo di Grosseto, del 36esimo stormo di Gioia del Colle (Ba) e del 37esimo stormo di Trapani-Birgi.

Un percorso attuato grazie ad una serie di provvedimenti di carattere logistico, particolarmente per quanto riguarda le infrastrutture e gli impianti, che sono stati approntati in tempi rapidissimi per assicurare l’adeguato supporto tecnico-logistico ai nuovi velivoli. Nel 2019, successivamente all’attivazione delle baie manutentive della linea Eurofighter – specifiche aree di lavoro attrezzate per ispezioni tecniche – il 51esimo stormo ha raggiunto la piena capacità manutentiva, consentendo al personale del Gruppo Efficienza Aeromobili (Gea) del reparto di subentrare a pieno titolo nel ciclo di manutenzione degli Eurofighter, sollevando da tale compito i reparti operativi dotati del caccia europeo.

I velivoli schierati ad Istrana col meccanismo “a rotazione” hanno avuto occasione di decollare su allarme (scramble in gergo aeronautico) numerose volte: quella che forse è rimasta più impressa nella memoria è stata a marzo del 2018 quando in buona parte della Lombardia, e soprattutto nei cieli sopra Milano, furono uditi due boati supersonici causati da una coppia di Typhoon lanciati ad intercettare un aereo civile finito fuori rotta. Proprio i numerosi scramble da Istrana, forse, sono in parte alla base di questa decisione.

Il comandante delle Forze da Combattimento, generale di divisione aerea Francesco Vestito, intervenuto in occasione del primo di servizio d’allarme svolto dal 51esimo stormo, ha espresso il suo plauso per l’importante traguardo raggiunto. “Lo sforzo profuso dallo Stormo, soprattutto in questo frangente di grave emergenza per il Paese” ha dichiarato il generale Vestito “assume ancora maggiore rilevanza poiché testimonia la passione, la motivazione ed il senso del dovere che da sempre contraddistinguono l’operato quotidiano del personale in azzurro che permette all’Aeronautica Militare di essere con la gente e per la gente”.

Non è chiaro quanti saranno e da quali altri stormi verranno prelevati i primi Typhoon attivi sull’aeroporto di Istrana e nemmeno se vedremo velivoli totalmente nuovi facenti parte dell’ultima tranche del programma F-2000, che è ancora attivo e lo sarà almeno sino al 2026, quando è previsto che termini lo stanziamento di fondi per lo sviluppo e l’acquisizione. Fondi che, come si legge nel Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) Difesa dello scorso anno, ammontano ad un fabbisogno complessivo di 21270 milioni di euro di cui 612 milioni per il 2019, 575 per l’anno corrente e 585 per il 2021 dei 3009 che restano ancora da stanziare sino a termine programma.

Attualmente l’Aeronautica Militare dispone di 96 Typhoon (82 monoposto e 14 biposto) di cui 28 della tranche 1, 47 della tranche 2 e 21 della tranche 3 con tre velivoli che erano in consegna al termine dello scorso anno. La trance 3b, secondo i programmi iniziali, prevedeva che le quattro nazioni del consorzio Eurofighter avrebbero acquisito 124 velivoli in totale, di cui 25 per l’Italia, ma per via sia della scelta, da parte del nostro Paese, di entrare a far parte del programma F-35, sia a causa del mutato assetto strategico della difesa in occidente conseguente alla riduzione della percezione della minaccia internazionale, non è mai stata confermata.

L’attuale emergenza data dall’epidemia di Covid-19 in corso, a causa delle ben note questioni di carattere economico, potrebbe portare a contraccolpi nel settore della Difesa e rallentare anche l’attivazione del 51esimo stormo: l’attivazione di una nuova rete di supporto logistica e manutentiva, sebbene tramite la riconfigurazione di personale e strutture già esistenti, prevede lo stanziamento di fondi che, anche se rientranti in quelli già stabiliti per lo stesso programma F-2000, ora potrebbero venire pericolosamente decurtati per essere dirottati a tamponare l’emergenza sociale data dall’epidemia.

Al di là di questa prospettiva, che al momento non trova né conferma né smentita a causa della situazione rapidamente in divenire, la considerazione che vorremmo fare è un’altra, e riguarda il “significato geopolitico” della decisione di riattivare sull’aeroporto di Treviso uno stormo da difesa aerea. Se sino a un decennio fa si poteva pensare, per razionalizzare le risorse della Difesa, di accentrare i velivoli della nostra Aeronautica Militare su una manciata di aeroporti – ancora più emblematico è il caso dei Tornado che, ormai diretti verso la fine del loro servizio attivo, sono stati tutti trasferiti al Sesto stormo di Ghedi – oggi a fronte dell’evidente cambiamento dello scenario politico internazionale non è più consigliabile che ci siano “tutte le uova in un solo paniere”.

Proprio la chiusura, uno dopo l’altro, di stormi e gruppi di volo, avvenuta in questi ultimi anni denota un colpevole atteggiamento miope della politica italiana. A titolo di esempio ricordiamo che solo quattro anni fa, quindi a due anni dalla crisi ucraina e nel pieno del nuovo corso dell’espansionismo cinese, veniva chiuso il 50esimo stormo di Piacenza-S.Damiano e proprio in quella occasione il generale Vecciarelli, oggi Csm Difesa allora massima carica dall’Aeronautica Militare, riferiva come quello fosse un “momento ingrato” dato dai tagli al bilancio che giungevano in un contesto internazionale non propriamente tranquillo con minacce di nuovo e vecchio tipo “sempre più agguerrite”.

La decisione di riattivare uno stormo da difesa aerea, ed in particolare su una base del nord Italia, con un processo nato proprio a pochi mesi da quella e da altre “chiusure”, significa che l’atteggiamento politico è forse mutato e si stanno ascoltando gli allarmi degli uomini con le stellette. Non è certo un caso che sia stato scelto proprio l’aeroporto di Treviso-Istrana: la minaccia, oggi, non proviene più solamente dal fronte sud, ma è tornata a palesarsi alla frontiera est, e se l’Am ha deciso di privare altri presidi di uomini e mezzi per difendere più adeguatamente la nostra soglia orientale significa che non è affatto da sottovalutare.

 

 

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