L’esercito israeliano sta effettuando nuovi raid sulla Striscia di Gaza, a proseguimento dell’operazione militare Breaking Dawn, avviata per colpire la Jihad islamica palestinese e altre formazioni estremiste presenti nell’area. L’aviazione di Tel Aviv ha effettuato un attacco su Beit Lahiya, nel Nord della Striscia, ma si sta concentrando anche a distruggere i siti per il lancio di razzi utilizzati dalle forze nemiche.

La tensione aumenta giorno dopo giorno. Anche perché Israele ha continuato a colpire Gaza nella notte, mentre la Jihad islamica ha rivendicato il lancio di razzi verso Gerusalemme. Per la prima volta da quando sono iniziate le manovre militari, nella città santa sono risuonate le sirene.

“Israele ha raggiunto obiettivi molto significativi” e “non sta cercando una guerra”, ha dichiarato il ministro dell’Intelligence israeliana, Elazar Stern, aggiungendo che lo Stato ebraico è pronto “ad un accordo” con la Jihad islamica “se lo chiede”. Stern ha tuttavia specificato che l’operazione andrà avanti finché “non sarà raggiunta la calma al sud”. “Se continueranno a lanciare razzi contro di noi, noi continueremo a rispondere”, ha chiarito il ministro.

Dallo scorso 5 agosto sono stati lanciati 580 razzi da Gaza verso i territori israeliani, hanno riferito le Forze di difesa di Israele (Idf), precisando che 120 razzi sono precipitati all’interno della Striscia di Gaza, 450 hanno colpito Israele, mentre 200 sono stati intercettati dal sistema di difesa aerea Iron Dome.



Una tregua complicata

Sembrava che la mediazione egiziana potesse aprire uno spiraglio verso la pace. In un primo momento questa ipotesi è naufragata in un nulla di fatto. Secondo la ricostruzione di Channel 13, che ha citato fonti palestinesi, Israele avrebbe accettato la tregua umanitaria proposta dai mediatori egiziani, ma la Jihad islamica l’avrebbe rifiutata. I mediatori egiziani avrebbero proposto due momenti per l’interruzione delle ostilità, alle 6 di lunedì mattina e alle 3 di martedì mattina. In seguito, Al Jazeera ha fatto sapere che l’Egitto annuncerà alle 17 un cessate il fuoco tra Israele e la Jihad islamica, che entrerà in vigore a partire dalle 20. Resta da capire se la tregua avverrà e, soprattutto, se reggerà di fronte all’aumento della tensione.

Un’altra fonte israeliana ha tuttavia chiarito che sono in corso “contatti” per un cessate il fuoco completo, mediato dall’Egitto. Come ha spiegato l’agenzia Walla, Tel Aviv teme che un peggioramento della situazione umanitaria nella Striscia possa portare Hamas a unirsi alla Jihad Islamica nei combattimenti. La Jihad islamica avrebbe rifiutato una proposta simile ieri, ha confermato una fonte del gruppo alla Tv Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah. “Ora è il momento di rispondere ai crimini dell’occupazione”, ha ribadito la fonte.

A proposito di Hezbollah, il leader del gruppo libanese, Hassan Narsallah, ha lanciato un chiaro avvertimento a Israele. In sostanza, a detta di Narsallah, Tel Aviv sta sbagliando i calcoli e quando si rivolge al Libano lo sottovaluta se pensa di poterlo spaventare.

L’operazione militare prosegue

Nel corso dell’operazione militare su Gaza, Israele ha annunciato, tra gli altri, l’uccisione di Khaled Mansour, uno dei leader della Jihad Islamica nella Striscia. Secondo quanto riferito dal Times of Israel Mansour è stato eliminato in un attacco aereo contro la città di Rafah. L’uomo era il comandante della Jihad Islamica Palestinese nella parte meridionale della Striscia di Gaza, mentre Tayseer Jabari, ucciso nelle scorse ore, era il capo nel nord. Il generale israeliano Oded Basiuk ha dichiarato che “tutto il vertice della Jihad Islamica Palestinese è stato colpito”.

Nel frattempo, l’ex primo ministro di Israele e leader dell’opposizione, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il Paese si trova nel bel mezzo di una lotta. Lo stesso Netanyahu ha incontrato il premier in carica Yair Lapid e il segretario militare Avi Gil per discutere proprio di sicurezza alla luce dell’escalation in corso a Gaza. Si tratta del primo incontro di questo tipo, che ha messo fine al “boicottaggio”, durato un anno, da parte di Netanyahu, il quale ha mostrato più volte la propria opposizione al governo israeliano di coalizione.

Sul fronte opposto le Brigate Al-Quds, braccio armato della Jihad islamica palestinese, hanno lanciato un chiaro avvertimento a Tel Aviv: “Finora abbiamo usato una piccola parte di quello che abbiamo preparato” per colpire Israele. “Promettiamo al nostro popolo di rendere gli insediamenti coloniali israeliani un luogo invivibile. Chiediamo al nostro popolo in Cisgiordania e nella Palestina occupata dal 1948 di unirsi a questa battaglia”, ha detto Abu Hamza, portavoce delle Brigate.

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