Questa notte i caccia e gli elicotteri governativi hanno pesantemente bombardato la zona di Yarmouk, a soli otto chilometri dalla capitale Damasco. Un martellamento incessante per fiaccare definitivamente la resistenza dei jihadisti. Il messaggio è chiaro: “Arrendetevi o morirete”.

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Come descrivere questa avanzata iniziata subito dopo la caduta della Ghouta orientale? “È l’Apocalisse. È come il giorno del giudizio”, dice Rami al-Sayed ad Al Jazeera. E, a guardare le immagini diffuse dalle agenzie, sembra proprio così.

Questa mattina, le forze della Brigata palestinese Al Quds sono riuscite a prendere diversi tunnel e fortificazione del sedicente Stato islamico a sud di Damasco. Le immagini diffuse su Twitter dal gruppo mostrano una città distrutta, piena di macerie. 

S. #Damascus: #ISIS fortifications & tunnels taken by Al-Quds Brigade. pic.twitter.com/dUvzmaC9ET

— Qalaat Al Mudiq (@QalaatAlMudiq) 25 aprile 2018

I jihadisti del sedicente Stato islamico hanno inoltre creato una serie di tunnel – non dissimili da quelli trovati nella Ghouta orientale – per potersi muovere nell’ombra e non essere visti dai governativi.

Ma l’avanzata di Assad non è rivolta solamente contro il sedicente Stato islamico. Le truppe di Damasco stanno attaccando anche i territori controllati dall’Esercito dell’islam e da Hayat Tahrir al Sham, la vecchia al Qaeda in Siria, che controllano le aree di Yalda, Babbila e al Qadam, a un chilometro da Yarmouk.

 

Il campo profughi di Yarmouk

Il campo profughi di Yarmouk è stato conquistato dall’Isis nell’aprile del 2015. A partire da questo momento, la situazione dei palestinesi e dei civili presenti all’interno del centro è peggiorata. Decapitazioni e violenza sono state il segno distintivo dei terroristi. Così come la fame. 

Yarmouk
Civili in coda per ricevere il cibo a Yarmouk (Foto diffusa dall’Unrwa)

Prima dell’arrivo dell’Isis, l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i palestinesi, distribuiva aiuti a  18mila persone all’interno del campo profughi. Le tensioni provocate dalla presenza delle bandiere nere e degli altri gruppi jihadisti ha però fatto sì che l’Unrwa gettasse la spugna, ritirando ogni tipo di aiuti. “Quello che era un rifugio sicuro per i palestinesi – scrive il Telegraph – si è trasformato in una prigione”.

Yarmouk, infatti, non era un campo provvisorio, ma una vera città con moschee, scuole ed edifici pubblici. Era, in pratica, la “capitale” dei profughi palestinesi. Profughi che riuscivano a convivere con la popolazione locale, nonostante le difficoltà economiche. Un equilibrio che la guerra ha spazzato via.

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