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Il conflitto ucraino ha ormai nell’est del Paese il suo fulcro. In particolare l’azione russa si è concentrata nella regione di Luhansk, dove l’avanzata punta ancora verso la cittadina di Kramatorsk per cercare di circondare il saliente di Severodonetsk ed intrappolare le forze ucraine, consistenti in 9 brigate.

Le direttrici degli attacchi russi si sviluppano, da sud a nord, da Popasna, recentemente conquistata, verso Bakhmut dove si è asserragliata la 24esima Brigata di fanteria meccanizzata di Kiev; verso le cittadine di Lysychansik, Severodonetsk e Rubizhne, con una manovra coordinata per cercare di eliminare la resistenza opposta da 111esima Brigata di fanteria leggera della difesa territoriale, dalla Quarta Brigata di fanteria leggera e dal battaglione Donbass; da Lyman verso Slovyansk/Kramatorsk e verso Barvinkove, schwerpunkt fondamentale per cercare una più grande manovra avvolgente probabilmente diretta verso la città di Dnipro, sul fiume Dnepr.

Il fronte meridionale, per il momento, vede in generale assalti molto più limitati che però sono supportati da un intenso fuoco di artiglieria/missilistico: lungo la linea di contatto passante per le regioni di Zaporizhzhia e Kherson, si assiste a bombardamenti russi sulle posizioni ucraine a ovest di Donestsk, a Velykanovosilka, Huliaipole, Orikhiv (considerato punto fondamentale per avanzare lungo la riva orientale dello Dnepr verso nord), nell’area di Apostolivskyi ma soprattutto su Mykolaiv, dove i russi faticano ad avanzare anche in considerazione dei contrattacchi e dei bombardamenti di artiglieria ucraini sulle posizioni intorno a Kherson.



L’esercito di Kiev ha approfittato del ritiro russo dalla regione di Kiev/Chernihiv e della “pausa” delle operazioni funzionale alla riorganizzazione delle unità e al loro spostamento verso altri fronti, per rafforzare le proprie posizioni e far affluire nuove forze fresche (e armamenti) che hanno permesso di imbastire controffensive organizzate non più solo di alleggerimento: nell’area di Karkhiv, infatti, le forze ucraine sono riuscite a raggiungere, in alcuni punti, il confine russo. Quest’azione riteniamo che non comporterà un ridimensionamento delle azioni russe nell’est ucraino: Mosca nelle settimane precedenti ha già “trincerato” la zona dell’oblast di Belgorod a ridosso del territorio ucraino. In ogni caso dovrà tenere a disposizione forze per bloccare eventuali attacchi ucraini, che, possibilmente, andrebbero a colpire snodi ferroviari, depositi di carburante e magazzini. Qualcosa che, in piccola scala, abbiamo già visto. Proprio l’aver riconquistato il territorio perso permetterebbe infatti all’esercito ucraino di effettuare azioni di commando più in profondità.

L’obiettivo generale di questa controffensiva di Kiev resta sempre la rete logistica russa per cercare di erodere il potenziale bellico delle unità nemiche al fronte. Nel mirino sono stati messi, ad esempio, i ponti gettati dall’esercito di Mosca: recenti immagini ci mostrano infatti il risultato di un’azione di attacco, probabilmente di artiglieria, sul fiume Siverskyi Donets, da parte della 17esima brigata corazzata ucraina che ha distrutto anche diversi carri e Bmp.

Da questo punto di vista gli ucraini sembrano aver imparato la lezione impartitagli dai russi, che sono riusciti, soprattutto sul fronte meridionale, ad avanzare rapidamente conquistando i vitali ponti sui corsi d’acqua. L’esempio lampante è stata proprio la battaglia per Kherson, rapidamente conquistata nei primi giorni di guerra perché i ponti sullo Dnepr non sono stati preventivamente fatti saltare. Anche in alcune parti del fronte settentrionale, in quello stesso periodo, i battaglioni corazzati e meccanizzati russi hanno avuto vita facile proprio perché nella loro avanzata hanno trovato queste infrastrutture ancora intatte: se l’esercito russo è stato in grado di giungere sino ai sobborghi di Kiev è anche dovuto a questo fattore, oltre che a una organizzazione migliore dell’attacco su due direttrici convergenti che ha permesso di dividere le forze dei difensori.

Ponti che quindi, come sempre accade in una campagna terrestre, sono fondamentali al pari della catena logistica di supporto all’avanzata, che in questo conflitto rappresenta forse il vero anello debole dell’esercito russo e su cui, difatti, si è da subito concentrata l’attività degli ucraini: le lunghe linee di rifornimento, costrette a usare la rete stradale, sono state il bersaglio preferenziale dei contrattacchi ucraini che hanno visto l’utilizzo di Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle), artiglieria e veri e propri rapidi attacchi di unità di fanteria.

È probabile che il tentativo russo di decapitare il saliente di Severodonetsk venga solo ritardato da queste azioni ucraine, per via della disparità di forze in campo e perché i russi stanno utilizzando l’artiglieria in modo più intensivo (ed estensivo) rispetto a quanto visto all’inizio della guerra: si rivede pertanto quella “profondità” della dottrina delle operazioni terrestri russe ereditata dal periodo sovietico, che utilizza l’artiglieria e l’aviazione per colpire in modo massiccio e a grande distanza le difese dell’avversario durante l’avanzata delle unità terrestri. Il conflitto si è definitivamente trasformato in una guerra di attrito che Kiev, stante le forze disponibili, non può vincere ma che dissanguerà l’esercito russo, indebolendolo nelle sue componenti di punta. Diversamente, Mosca può contare su una riserva strategica di mezzi, ormai obsoleti, immensa, che per ora non sta attivando – per quanto ne sappiamo – forse per usarla come deterrente.

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