Papa Francesco potrebbe giocare un ruolo significativo nella crisi in Corea del Nord. Il tempo del dialogo sembra ormai essere finito, ma c’è ancora speranza. Non dimentichiamo che nel 2013 gli Stati Uniti si preparavano a portare la guerra contro la Siria. Poi, complice anche una veglia di preghiera indetta dal pontefice, non se ne fece più nulla. 

Per il 10 e l’11 novembre prossimo, papa Francesco, come riporta La Repubblica, ha organizzato a Roma un Vertice mondiale per il Disarmo nucleare.

Ci si aspettano parole molto dure dal Pontefice. Già nei giorni scorsi, il Pontefice aveva detto, nel suo discorso alla Fao: “La buona volontà e il dialogo sono necessari per fermare i conflitti”. Serve – ha proseguito il Santo Padre – “un impegno totale a favore del disarmo graduale e sistematico, come previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, e per rimediare alla mortale piaga del traffico di armi”. Ma non solo: per il Papa non serve “denunciare che, a causa di conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non si agisce efficacemente per la pace e il disarmo”. E proprio queste sembrano le linee guida del prossimo incontro in Vaticano.

Il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke ha tenuto però a precisare che quella del Vaticano “non una mediazione” tra Usa e Corea del Nord ma “un convegno di alto livello”.

Secondo diversi analisti, e guardando le proiezioni di più “war games”, una possibile guerra in Corea del Nord sarebbe devastante per i civili. La reazione di Pyongyang sarebbe devastante, come quella degli Stati Uniti. Papa Francesco è attivissimo sul campo internazionale. Nel risolvere la crisi tra Stati Uniti e Cuba per esempio, oppure con i suoi legami con la Russia di Vladimir Putin. 

L’assist di Duterte

Ma non c’è solo papa Francesco a lavorare per la pace. Anche il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte in questi giorni ha sottolineato la necessità che qualcuno parli con  Kim Jong un al fine di alleviare le crescenti tensioni sul programma di armi nucleari di Pyongyang.

Duterte ha inoltre detto che spera che Giappone, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina abbiano pensato di mandare un rappresentante a sedersi con Kim per evitare una guerra nucleare che definisce “del tutto inaccettabile”.

“Tutti i leader del mondo sono d’accordo che è un uomo pericoloso”, ha detto Duterte riferendosi a Kim nel corso di una conferenza stampa prima di partire per una visita ufficiale di due giorni in Giappone. “Ma qualcuno deve parlare con lui. Qualcuno deve andare da lì e dire qualcosa di simile: ‘amico, perché non ti siedi e parliamo di queste cose'”.

Il presidente filippino si aspetta che il tema della Corea del Nord sia un argomento fondamentale durante il suo incontro con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, durante il quale si parlerà anche dell’assistenza di Tpkyo per la ricostruzione della città meridionale filippina di Marawi.

“La Corea lancerà altri satelliti”

Il lavoro di riconciliazione che sta portando avanti papa Francesco non è affatto facile. Proprio in queste ore, infatti, la  Corea del Nord ha affermato di esser pronta a lanciare altri satelliti, nonostante la pressione internazionale, per rafforzare il proprio sviluppo economico e in virtù del “diritto a esplorare lo spazio” che gli conferisce la sua condizione di nazione sovrana.

Pyongyang ritiene infatti che “si stia trasformando in una tendenza internazionale promuovere lo sviluppo economico attraverso lo sviluppo spaziale” e, in virtù del suo piano quinquennale in materia, lancerà altri satelliti, compreso uno geostazionario

Tra le altre accuse che la Corea del Nord rivolge a Washington c’è anche quella di ostacolare tanto il suo programma spaziale che quello degli altri Paesi in via di sviluppo, imponendo “condizioni irrazionali per impedire che realizzino le proprie ambizioni. Manipolare le risoluzioni con le sanzioni dell’Onu e impedire lo sviluppo spaziale di uno Stato sovrano legittimo è un atto inaccettabile e una violazione dei suoi diritti allo sviluppo”. 

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