Il califfato è oramai finito, l’ISIS tra Siria ed Iraq non ha più alcun territorio che controlla come forza parastatale, la galassia jihadista nel deserto tra Baghdad e Siria non esercita più il ruolo di forza in grado di contrapporsi, con i propri miliziani, agli eserciti iracheni e siriani; questi dati oramai sono assodati da quasi due mesi, da quando cioè in Siria è stato rotto l’assedio di Deir Ez Zour ed in Iraq invece è stata ripresa la città di frontiera di Al Qaim, a cui è seguita anche la caduta sul versante siriano di Abu Kamal. Ma adesso, non solo per gli equilibri inerenti il conflitto civile che dal 2011 scuote la Siria ma, in generale, anche per l’intero medio oriente si aprono nuovi scenari dopo le notizie diffuse nelle scorse ore circa il ricongiungimento tra i soldati provenienti da Deir Ez Zour e quelli invece stanziati ad Abu Kamal: in poche parole, per la prima volta in cinque anni Baghdad e Damasco sono tornate ad essere nuovamente collegate via terra.

La conquista della riva occidentale dell’Eufrate.

All’inizio di settembre l’esercito siriano è riuscito a rompere l’assedio di Deir Ez Zour, il capoluogo più orientale del paese il quale grazie agli uomini guidati dal generale Zharaddine ha resistito a quattro anni di giornalieri attacchi dell’ISIS; da allora in poi, gli assetti in questa provincia sono drasticamente e prevedibilmente cambiati: i terroristi, anche se hanno continuato ad attuare una ferrea e fanatica resistenza, non sono riusciti a respingere gli assalti dei soldati fedeli al Presidente Assad ed hanno continuato a perdere i territori posti ad ovest della riva del fiume Eufrate, diventato confine naturale tra le zone sotto controllo governativo e quelle catturate dai filo curdi. Dopo la cattura di Al Mayadin, altra ex roccaforte jihadista nel governatorato di Deir Ez Zour, è apparso palese come da parte lealista  l’obiettivo a quel punto è diventato ricongiungersi con Abu Kamal, in modo da collegare il capoluogo con il confine iracheno.

La conferma ufficiale del successo delle operazioni, è arrivata nella mattinata di mercoledì: da Damasco, il Ministero della Difesa ha annunciato il ricongiungimento delle forze provenienti da Deir Ez Zour con quelle già stanziate per l’appunto ad Abu Kamal e, in tal modo, l’intera sponda occidentale dell’Eufrate è tornata interamente sotto controllo governativo. Da un punto di vista militare, tra le altre cose, l’operazione conclusa nelle scorse ore ha rintanato i terroristi dell’ISIS in una sacca desertica priva di roccaforti urbane e, tale circostanza, ha dato ulteriore conferma della fine definitiva del califfato e di quel che nel luglio 2014, a Mosul, Al Baghdadi aveva iniziato a chiamare con il nome di ‘Stato Islamico’.  A completare le operazioni sarebbero state, a conferma delle indiscrezioni trapelate sui canali Twitter nella mattinata di questo mercoledì, le Tiger Force e quindi gli uomini di punta dell’esercito di Damasco; ad Abu Kamal, così come in altri fronti della provincia di Deir Ez Zour, sono però presenti anche milizie sciite e forze vicine agli Hezbollah ed a Teheran.

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Baghdad e Damasco tornano ad essere collegate

Come detto in precedenza però, la notizia proveniente dalla provincia di Deir Ez Zour non è destinata ad avere conseguenze soltanto all’interno del conflitto siriano; creare un corridoio tra il capoluogo più orientale della Siria ed il confine iracheno, ha voluto significare di fatto mettere nuovamente in comunicazione la capitale siriana con quella irachena. Damasco e Baghdad infatti, con l’inizio delle ostilità nel marzo 2011, sono state di fatto isolate ed i collegamenti in tutti questi anni sono stati svolti con ponti aerei; nel cuore del deserto posto ai margini della Mesopotamia, l’ISIS aveva creato un ‘buco nero’ jihadista in grado di allontanare territorialmente le zone controllate dai rispettivi governi: dopo che, con la presa di Falluja e Ramadi in Iraq, nel 2016 Baghdad è stata posta nuovamente in collegamento con Amman e quindi con la Giordania, il medio oriente ha in queste ore potuto assistere al ripristino della ‘via terrestre’ tra la capitale irachena e quella siriana.

Il ‘corridoio sciita’ adesso è quindi una realtà: Siria ed Iraq, guidati dalla componente sciita ed alleati contro l’ISIS, potranno sfruttare anche le autostrade poste tra le città appena liberate all’interno dei rispettivi territori per trasportare mezzi e materiali volti a proseguire la lotta al terrorismo; ma non solo: collegare Damasco con Baghdad, vuol dire mettere in comunicazione un asse che va da Beirut a Teheran. L’incubo dei sauditi, che da settimane oramai assistono ad un progressivo aumento dell’influenza iraniana nella regione, si è verificato: il diretto collegamento terrestre di Stati dove gli sciiti sono al governo, potrebbe essere un punto di non ritorno per gli equilibri regionali dei prossimi anni.

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