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Mentre vi stiamo scrivendo il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ed il suo omologo statunitense, Joe Biden, sono a colloquio videotelefonico per cercare di chiarire le reciproche posizioni sulla questione Ucraina e per discutere di altre situazioni di sicurezza internazionale. Il summit telematico, cominciato alle 16:30 ora italiana, sfrutta una “linea rossa” (questa volta telefonica) appositamente studiata per permettere al Cremlino e alla Casa Bianca di tenersi in contatto in momenti di crisi.

Il presidente Usa dovrebbe avvertire Vladimir Putin che la Russia dovrà affrontare sanzioni molto più incisive per la sua economia se Mosca dovesse decidere per l‘invasione dell’Ucraina, nel tentativo di convincere la sua controparte a trovare una soluzione diplomatica per risolvere l’ammassamento di decine di migliaia di uomini e migliaia di mezzi vicino al confine.

Biden mirerebbe quindi a chiarire esplicitamente che la sua amministrazione è pronta a intraprendere azioni sanzionatorie molto dure contro il Cremlino, mentre Putin, da parte sua, dovrebbe chiedere garanzie al presidente Usa che la Nato non si espanderà ulteriormente a est sino a includere l’Ucraina, che da tempo manovra per cercare l’adesione nell’Alleanza Atlantica. La Casa Bianca, però, è stata molto chiara in merito nei giorni scorsi: non sarà accettata nessuna “linea rossa” (intesa qui come limite invalicabile) russa.

Prima del colloquio personale, il presidente Biden si è consultato privatamente con le cancellerie dei più importanti alleati europei: Francia, Regno Unito, Germania e Italia. Sembra quindi che sia stato raggiunta un’intesa per ulteriori sanzioni che provocherebbero “danni significativi e gravi all’economia russa”, come ha detto lunedì il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki.

Nuove e più dure sanzioni?

In cosa consisterebbero queste nuove sanzioni? Secondo indiscrezioni, riportate dal Washington Post, tra le varie opzioni, oltre quelle già imposte che vedono il congelamento dei beni russi, il divieto di fare affari con le società statunitensi e il divieto di ingresso negli Stati Uniti, c’è quella di escludere la Russia dal sistema di pagamenti finanziari Swift, che sposta denaro tra migliaia di banche in tutto il mondo.

Questa possibilità, quando era stata messa in atto contro l’Iran per la questione nucleare, aveva fatto perdere a Teheran quasi la metà delle sue entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio e un terzo del suo commercio estero.

Per questo, essendo cioè l’economia russa profondamente legata al mercato degli idrocarburi, l’impatto di un simile provvedimento sull’economia di Mosca sarebbe devastante. Non è chiaro quali siano invece le posizioni degli alleati europei degli Stati Uniti, ma sappiamo che i leader di Regno Unito, Germania, Italia, Francia terranno conversazioni telefoniche con Washington anche dopo il colloquio tra Biden e Putin. L’Unione Europea, invece, risponderà in modo appropriato in caso di invasione da parte di Mosca con nuove “misure restrittive addizionali” come riferito dalla presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen.

Intanto, a gettare ulteriore benzina sul fuoco, arrivano le dichiarazioni di Kiev, che a poche ore dalla videotelefonata tra i due leader, accusa la Russia di inviare carri armati e cecchini nell’Ucraina orientale devastata dalla guerra di secessione per “provocare il fuoco di risposta”.

Gli Stati Uniti non hanno ancora determinato se Mosca abbia preso la decisione finale di invadere, tuttavia, come riportato da Associated Press che cita un’anonima fonte dell’amministrazione Usa, Biden intende chiarire al leader russo che ci sarà un “costo molto reale” se la Russia dovesse procedere con un’azione militare, in quanto Washington intende sostenere la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina in caso di aggressione russa, senza però specificarne le modalità.

Poca fiducia nella soluzione della questione ucraina

Sebbene il Cremlino abbia poca fiducia che il colloquio possa risolvere questa intricata situazione, Mosca e Washington hanno convenuto che la diplomazia “è l’unico modo per risolvere il conflitto”. Anche la Casa Bianca ha cercato di abbassare le aspettative sul colloquio, affermando che di non aspettarsi alcuna svolta sull’Ucraina o sulle altre questioni in discussione, ma entrambe le parti convengono che anche solo la conversazione stessa rappresenti un progresso nelle relazioni bilaterali.

Del resto la Russia, in questo periodo storico, cerca di ottenere la “stabilità del contrasto” con gli Stati Uniti, cosa che viene ricercata, se pur in modo diverso, anche oltre Atlantico per concentrarsi sul fronte Indo-Pacifico, dove c’è l’assertività cinese da contrastare.

La Russia quindi invaderà l’Ucraina? A questo punto è difficile dirlo con certezza. Ci sono molti elementi che fanno propendere per il no (non si prepara un’invasione mostrandola al mondo intero) e altrettanti per il sì, tra questi ultimi la considerazione che proprio la risposta occidentale esclusivamente sanzionatoria potrebbe spingere il Cremlino all’azione militare per risolvere la questione ucraina una volta per tutte.

Ci sarà guerra tra Nato e Russia? Come abbiamo già avuto modo di dire, l’Ucraina non fa parte della Nato pertanto non ricade nella condizione da “articolo 5” del trattato atlantico, quindi in caso di aggressione non ci sarà nessuna risposta militare, ma esiste sempre l’imponderabile. In Ucraina ci sono centinaia, forse migliaia, di consiglieri militari Nato che potrebbero essere “vittime collaterali” in caso di invasione russa, imponendo quindi una risposta.

Più ancora esiste un fattore destabilizzante dato dalla vicinanza delle forze armate contrapposte, nella fattispecie aeronautica e marina. Basterebbe un piccolo errore di valutazione dato dalla tensione, come ad esempio l’abbattimento di un aereo spia occidentale che ha sconfinato o che rischia di entrare in rotta di collisione con un velivolo civile (come avvenuto di recente), oppure l’abbattimento di un caccia russo, o ancora una salva di artiglieria sparata contro una unità navale sulla falsa riga di quanto avvenuto la scorsa estate nel Mar Nero al cacciatorpediniere britannico che aveva violato le acque territoriali della Crimea (che non viene riconosciuta come russa dall’occidente, è bene ricordarlo), per innescare una pericolosa escalation dagli esiti indefinibili.

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