L’idea che possano essere le élites russe o la cricca dei siloviki a sostituire Putin viene agitata dalle prime ore del conflitto: in un Paese abituato a lavare i panni sporchi in famiglia quest’opzione appare molto più realistica di qualsiasi eventuale sommossa di popolo.

Cosa afferma l’intelligence ucraina

L’ipotesi prenderebbe corpo nelle ore di stallo del conflitto ed è stata diffusa domenica 20 marzo dal Kyiv Indipendent, il cui staff continua a lavorare strenuamente sotto le bombe. Il quotidiano ucraino rimanda nella sua homepage alla pagina Facebook verificata della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina. Una sorta di informativa, a guisa di post, nella quale si annuncia come l’élite russa starebbe considerando di “eliminare” Putin. Avvelenamento, malattia improvvisa, incidente: sono le tre opzioni che vengono riportate sul social. Nell’ambiente dell’élite imprenditoriale e politica russa, si starebbe formando un gruppo di persone influenti che si opporrebbero alle scelte del presidente russo perché colpite nei propri interessi dalle sanzioni occidentali: il loro obiettivo sarebbe rimuovere Putin dal potere il prima possibile e ripristinare i legami economici con l’Occidente, distrutti a causa del conflitto.

Ed è in questi stessi ambienti che si considererebbe il direttore dell’FSB Aleksandr Bortnikov come l’uomo della sostituzione, segno che quest’ultimo potrebbe essere caduto in disgrazia ed entrato nella lista nera di Putin. La sua colpa? I madornali errori di calcolo nell’aggressione all’Ucraina. Bortnikov e il suo dipartimento erano infatti responsabili dell’analisi dell’umore della popolazione ucraina e della capacità dell’esercito ucraino a resistere all’offensiva russa nelle scorse settimane. Le informazioni, insistono dall’Ucraina, sono arrivate segretamente da parte russa. Probabilmente, in questo modo la direzione dell’FSB starebbe cercando di migliorare precocemente l’interazione con le autorità ucraine nel bypass dell’attuale leadership russa. È possibile, inoltre, che queste trame siano collegate alla recente “fuga di notizie” sull’ubicazione delle unità cecene nel nord di Kiev. Secondo l’intelligence, questa fuga di notizie potrebbe essere intesa sia come tentativo di indebolire l’influenza di Ramzan Kadyrov sia come tentativo di stabilire una cooperazione con le autorità ucraine in anticipo, aggirando l’attuale leadership della Federazione Russa.

Tutto questo avviene mentre trapelano ulteriori notizie che vorrebbero altri gruppi terroristici russi in viaggio verso l’Ucraina con la missione di eliminarne i vertici: il presidente Volodymyr Zelensky, il capo dell’Ufficio del presidente Andriy Yermak e il primo ministro Denys Shmygal.

Chi è Aleksandr Bortnikov

Fra i fedelissimi di Putin, Aleksandr Bortnikov è l’uomo dell’intelligence, protettore forse del più sacro dei “luoghi” del sistema russo. Quasi coetaneo di Putin, è Capo del Servizio federale per la sicurezza (FSB). Ciò che è interessante notare è che fra i sodali di Putin, pare essere l’uomo dotato di meno influenza su quest’ultimo rispetto a uomini come Nikolai Patrushev o Sergei Naryshkin, nonostante sia un siloviko a tutti gli effetti. A questa figura tecnica spetterebbe un ruolo chiave nel mantenere il controllo di Putin sul Paese.

In qualità di capo del forse più importante strumento del Paese, Bortnikov mantiene una presa ferrea sulla vita russa ed è stato responsabile delle decine di migliaia di detenzioni e del drammatico inasprimento delle restrizioni alla società civile che hanno preso piede negli ultimi mesi, in particolare dopo lo scoppio dell’affaire Navalny. Egli dirige anche il braccio economico dell’FSB, svolgendo un ruolo chiave nella costruzione della crescita della Russia post-sovietica. All’inizio del conflitto era stato additato da numerosi analisti come colui il quale avrebbe potuto gettare benzina sul fuoco dei sentimenti antioccidentali di Putin e del suo entourage, tenendo il polso sulle attività ostili alla Russia, in patria come all’estero. I rumors, ora, rispolverano la notizia secondo cui Bortnikov avrebbe una rete di addetti ai lavori che lavorano e vivono in Ucraina, dove ha gestito per molti anni una rete di agenti. Questo renderebbe “il piano” ancora più agevole.

Cosa c’è di vero

La probabilità che queste dichiarazioni rientrino nella infowar tra i due Paesi è altissima. Del resto, una domanda sorge spontanea: se l’intelligence di Kiev possiede questa informazione, preziosa per l’esito del conflitto, perché rivelarla, offrendo a Putin il modo per deviare da questo piano ai suoi danni? Più probabile sembra invece che l’informazione sia stata divulgata come atto di propaganda al fine di esacerbare la paranoia di Putin e mettere zizzania fra il leader e i suoi fedelissimi: questo significherebbe che Bortnikov potrebbe a breve finire per davvero in una lista di altamente sospetti o, addirittura, vittima egli stesso di “strani incidenti”. Ma fra le mille circonvoluzioni della verità, nulla vieta che questo potrebbe essere davvero un piano russo con il placet dello stesso Putin: a Bortnikov non sono state consegnate le chiavi del castello dell’FSB senza la benedizione del comandante in capo: se ciò accadesse, sarebbe l’ultima farsa progettata per eludere le sanzioni della Russia e per garantire al presidente una via d’uscita “onorevole”: molto improbabile, ma comunque possibile.

Ciò che sappiamo con certezza è che a Mosca, al di là delle parate da stadio, le cose non vanno bene. Generali e uomini di apparato sostituiti, sono segno di un nervosismo crescente del presidente Putin. I rapporti secondo cui il vicecapo della guardia nazionale russa Rosgvardia è stato licenziato e arrestato per presunta fuga di informazioni sull’operazione militare del Cremlino aggravano questi sospetti. L’apparente caduta del generale Roman Gavrilov ha seguito la denuncia in stile staliniano di Putin di “feccia” e “traditori” in mezzo a lui, con la promessa di “ripulire” gli elementi della quinta colonna dalla società russa. Gavrilov, secondo diversi rapporti, era accusato di sperperare carburante, di aver presieduto alla perdita di troppe truppe Rosgvardia e di aver fatto trapelare informazioni. Il meschino gioco delle colpe, per il trionfo militare che non giunge, potrebbe essere già iniziato.

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