Domenica Mosca ha comunicato di essere entrata in possesso di documenti che proverebbero la fabbricazione di armi biologiche in laboratori ucraini. Cerchiamo quindi di ripercorre quanto accaduto durante la giornata di domenica per dare un quadro il più possibile esaustivo in grado di farci comprendere lo scopo di questa mossa del Cremlino.

Il media di Stato russo Ria Novosti, intorno alle 16:30 di del 6 marzo, pubblica su Telegram il seguente “lancio” di agenzia: “Sono stati svelati i fatti della pulizia di emergenza da parte del regime di Kiev delle tracce del programma biologico-militare in corso in Ucraina, finanziato dal dipartimento della Difesa statunitense, ha affermato il ministero della Difesa russo. Il 24 febbraio i dipendenti dei laboratori biologici ucraini hanno fornito documenti sulla distruzione di agenti patogeni particolarmente pericolosi di peste e antrace”.

Qualche minuto dopo, sempre da Telegram, Ria Novosti pubblica parte di questi documenti con la nota a margine che afferma “il ministero della Difesa della Federazione Russa ha pubblicato un’istruzione del ministero della Salute dell’Ucraina sulla distruzione di agenti patogeni nei laboratori biologici di Poltava e Kharkiv”. Alle 18:40 sul sito del media russo, si legge che “il ministero della Difesa ha confermato che armi biologiche sono state sviluppate in Ucraina” affermando che Mosca ha ricevuto documenti dai dipendenti dei laboratori biologici ucraini che confermavano che i componenti delle armi biologiche venivano sviluppati in Ucraina, in prossimità del territorio russo, secondo quanto riportava ai giornalisti il rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov. L’ufficiale ha anche affermato che Kiev avrebbe fatto una “pulizia di emergenza” delle tracce di questo presunto programma biologico militare finanziato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Mosca, qui, accusa apertamente gli Stati Uniti dicendo anche che “il Pentagono aveva seri timori” che il mondo venisse a conoscenza dello svolgimento di esperimenti biologici segreti sul territorio dell’Ucraina e contestualmente afferma che “nel prossimo futuro, il ministero della Difesa russo intende presentare i risultati dell’analisi dei documenti ricevuti”.

Un’ora dopo, verso le 19:30, Ria Novosti ribadiva questo concetto, affermando che il ministero della Difesa della Federazione Russa fornirà un’analisi dei documenti sul programma per la creazione di componenti di armi biologiche in Ucraina che sono stati pubblicati su Telegram come anticipazione.

Questa notte sono arrivati le prime reazioni ufficiali da parte della politica russa: Leonid Slutsky, capo della commissione per gli affari internazionali della Duma e membro della delegazione russa ai colloqui con l’Ucraina ha affermato che i dati sullo sviluppo di componenti di armi biologiche in Ucraina confermano che la Federazione Russa aveva buone ragioni per condurre un’operazione militare speciale per smilitarizzare l’Ucraina.


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Quanto avvenuto domenica si inserisce in un contesto più ampio, rappresentato dalle notizie diffuse da Mosca che Kiev, da tempo, stesse preparando armamento atomico: una fonte non meglio precisata di Ria Novosti afferma che immediatamente dopo aver aderito al Trattato di Non Proliferazione Nucleare nel 1994, l’Ucraina ha iniziato “a trasportare fuori R&S (ricerca, sviluppo) al fine di formare una base tecnologica per la possibile creazione di proprie armi nucleari” e che “questi lavori hanno acquisito un orientamento pratico chiaramente espresso e un’attività crescente nel 2014 su tacito ordine di Petro Poroshenko, che poi è stato presidente”.

Nel corso della giornata le notizie sono diventate più precise: il media russo ha riferito che Kiev, mentre lavorava alla creazione di un ordigno nucleare esplosivo, era attivamente impegnata in potenziali mezzi di consegna di armi nucleari, secondo quanto riferito all’agenzia stampa russa da un rappresentante di uno dei dipartimenti competenti della Federazione. In particolare si è affermato che “allo stesso tempo, nel Paese erano in corso lavori per modernizzare le armi esistenti e creare nuove armi missilistiche che possono essere utilizzate come mezzo per utilizzare armi nucleari. Inoltre, Kiev porta avanti la maggior parte di questi sviluppi implementando progetti congiunti con altri paesi”. Tutte notizie, queste ultime, non provate nemmeno con documenti, ma semplicemente tramite “fonti” non meglio definite.

Queste notizie, diffuse dalla stampa russa e rilanciate sui social, ci permettono di comporre un quadro giustificazionista da parte di Mosca per l’invasione dell’Ucraina: Kiev non va solo “denazificata”, come riporta la propaganda russa, ma anche smilitarizzata – come sempre affermato dal presidente Putin nelle sue richieste – e pertanto sono state fornite, ex post, le presunte prove della pericolosità dell’Ucraina dal punto di vista delle armi biologiche e nucleari, perché è evidente che a causa della disparità delle sue forze convenzionali rispetto a quelle russe, non si sia potuto usarle come pretesto per l’invasione.

Quanto accaduto ci riporta, per forza di cose, indietro nel tempo, quando il 5 febbraio 2003, l’allora segretario di Stato degli Usa Colin Powell tenne un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla presenza di armi di distruzione di massa nell’Iraq di Saddam Hussein, sventolando una provetta di “farina” a simboleggiare l’antrace che il dittatore iracheno avrebbe prodotto in grandi quantità sin dal 1995, quando, secondo Powell, ammise di avere armi biologiche. Il 20 marzo successivo, proprio per via di questa “prova” fornita all’Onu, cominciava la Seconda Guerra del Golfo, coi risultati, rappresentati dalla destabilizzazione di una grossa fetta di Medio Oriente ed espansione della minaccia terroristica di stampo islamico che ben conosciamo. Di quelle armi di distruzione di massa, poi, non è stata trovata nessuna traccia.

Cerchiamo quindi di mantenere un atteggiamento super partes e critico su quanto ha fatto la Russia domenica: i documenti prodotti, visibili su Telegram come detto, non rappresentano una “prova provata”, perché facilmente riproducibili o falsificabili. Secondariamente questa giustificazione arriva a guerra già cominciata, perché nelle intenzioni del Cremlino si deve far pensare che sia stato proprio il conflitto a permettere di impossessarsi di queste “prove”, ma se i laboratori sono stati messi in sicurezza dalle forze russe (del resto alcuni sono nell’area di Kharkiv, città circondata dall’esercito di Mosca), perché non sono state prodotte prove fotografiche? Perché non è stata mobilitata la comunità internazionale come fatto per la gestione delle centrali nucleari ucraine che, per volontà di entrambe le parti belligeranti, dovrebbero passare sotto controllo dell’Osce? Non fraintendete: non vogliamo dire che i documenti mostrati siano falsi a prescindere perché prodotti dalla Russia, ma che durante una guerra qualsiasi notizia ufficiale, o semiufficiale, proveniente dalle nazioni in conflitto è quasi sicuramente alterata per fini di propaganda quando non completamente artefatta, ingigantita, o sminuita alla bisogna, basti pensare ai numeri sulle perdite, sempre discordanti, che Kiev e Mosca comunicano.

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