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Lo scorso 5 dicembre un ex responsabile della cybersecurity e un dirigente di Leonardo Spa sono stati arrestati con l’accusa di aver sottratto gigabyte di dati alla divisione aerostrutture e velivoli di Pomigliano d’Arco della nota azienda attiva nel settore della difesa e di aver poi nascosto la gravità dei fatti.

Dalle prime indagini della procura di Napoli, risulta che sono stati trafugati circa 100mila file per un totale di 10 gigabyte di dati. Ancora ignoto il destinatario finale di questo furto telematico che ha il sapore dello spionaggio internazionale. Ma cosa hanno trafugato a Leonardo i due “pirati informatici”? Come riferisce Reuters, nell’avviso di garanzia di 108 pagine il giudice che conduce l’indagine preliminare riporta le prove che uno dei computer che è stato violato apparteneva a un tecnico dell’azienda che lavorava sul sistema elettronico del Neuron, un velivolo militare sperimentale senza pilota (Ucav – Unmanned Combat Air Vehicle) progettato nel 2012 nell’ambito di un programma di difesa europeo guidato dalla Francia.

Altri computer appartenevano a dipendenti di Leonardo coinvolti nella produzione di velivoli da trasporto militare C-27J Spartan e di aerei turboelica commerciali e militari Atr-72 utilizzati dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera italiane.

Leonardo ha chiarito che nei computer violati non erano presenti informazioni classificate e strategiche, in quanto l’azienda non conserva dati militari segreti nello stabilimento del gruppo a Pomigliano d’Arco.

Sebbene il furto di dati riguardante il C-27 e l’Atr-72 sia importante per la portata commerciale che hanno i due velivoli, riteniamo che il bersaglio più interessante della violazione sia proprio il drone Neuron.

Il velivolo è il frutto di un progetto che coinvolge Francia, Italia, Svezia, Spagna, Svizzera e Grecia. Dopo il suo primo volo nel 2012, effettuato dalla base aerea di Istres in Francia, il dimostratore Ucav dalle caratteristiche stealth, che ha una vaga somiglianza con il Northrop Grumman X-47B, ha intrapreso una campagna di test volta a esplorare il suo intero inviluppo di volo, con prove effettuate anche in Italia, presso l’aeroporto militare di Decimomannu (Cagliari) nel 2015.

Leonardo, infatti, è partner del programma del dimostratore occupandosi, come si legge sul loro sito, di una serie di componenti elettronici come, ad esempio, della progettazione e produzione del sistema di generazione e distribuzione elettrica, del sistema dati-aria (con marcate caratteristiche stealth), delle componenti strutturali a bassa osservabilità e, soprattutto, della cosiddetta Smart Integrated Weapon Bay (Siwb). Questo sistema è progettato per consentire l’individuazione e identificazione automatica del bersaglio in modalità stealth e la trasmissione della richiesta di approvazione dell’attacco al comandante della stazione di terra prima dello sgancio dei sistemi d’arma sul bersaglio.

Il grave furto di dati riservati, però, non riguarda esclusivamente Neuron. Il drone, infatti, è strettamente legato al programma Scaf (système de combat aérien du futur), il progetto franco-tedesco-spagnolo per un velivolo di ultima generazione, possibilmente la sesta.

Sappiamo infatti, come riporta la francese Dassault che si occupa sia di Neuron sia dello Scaf, che l’Ucav è fondamentale per acquisire esperienze e testare nuove tecnologie per il nuovo caccia che molto probabilmente ne condividerà anche alcune soluzioni costruttive (l’assenza di impennaggi verticali di coda, ad esempio) e che , a quanto sembra, farà da contraltare (per il momento) all’altro progetto europeo per un sistema aeronautico di sesta generazione: il programma Tempest, a cui partecipa Regno Unito, Italia e Svezia.

Come riporta anche The Aviationist, il Neuron, inoltre, è destinato a servire come dimostratore tecnologico per una futura famiglia di Ucav di produzione in serie che faranno parte proprio del programma Scaf, che Airbus ha descritto come un sistema di sistemi che integra un aereo da caccia di nuova generazione, droni Male (Medium Altitude Long Endurance), l’attuale flotta di aerei, missili da crociera e sciami di droni. Sostanzialmente quindi, il drone francese andrà a fare da “base” per il futuro Ucav che avrà compiti che, nel mondo anglosassone, vengono riassunti nell’espressione loyal wingman: un velivolo non pilotato, cioè, che vola insieme a caccia con equipaggio e ne integra gli aspetti di missione. Una soluzione, in avanzata fase di sviluppo per i caccia di quinta generazione, già testata negli Stati Uniti o in Russia: ricordiamo, ad esempio, che il nuovo cacciabombardiere stealth Sukhoi Su-57 è in grado di volare controllando il neonato drone S-70 Okhotnik B.

Neuron incorpora sicuramente sistemi che hanno un qualche grado di intelligenza artificiale, non essendo un drone totalmente controllato da terra, ma non sappiamo se siano stati trafugati documenti riguardanti questa particolare tecnologia, sebbene Leonardo, come già detto, abbia chiarito che nessun dato classificato come top secret fosse presente nella divisione di Pomigliano d’Arco. Quello che però resta da chiarire è il destinatario finale di questo furto di dati, ed è sicuramente la parte più interessante di tutta la vicenda che assume i toni di una storia di spionaggio internazionale se inquadrata nello scenario complessivo che ha visto, proprio in Italia e in particolare nel napoletano, incrociarsi diverse vicende legate a spie internazionali.

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